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Coltan e lavoro minorile. Quando lo sviluppo è insostenibile

Coltan e minori sfruttati. Vi raccontiamo cos’è il coltan, quale ruolo centrale svolge nell’era digitale e soprattutto in che modo è associato allo sfruttamento del lavoro minorile.

Cos’è il Coltan

Conosciuto anche come columbite-tantalite, il coltan è un minerale metallico che viene estratto nella parte orientale della Repubblica del Congo (Rdc). Si tratta di uno dei minerali più importanti per la tecnologia di oggi. Ad esempio, il tantalio, che svolge un ruolo chiave nell’industria elettronica, è un estratto del coltan. Viene utilizzato per realizzare condensatori, filtri a onde acustiche di superficie per sensori e tecnologie touch screen, driver per hard disk e luci a led. La maggior parte della popolazione mondiale usa gli smartphone. Solo i tre giganti Cina, India e gli Stati Uniti superano i 100 milioni di utenti. I numeri sono sufficienti a spiegare l’impatto di questo minerale sulla nostra società.

Foto: Rob Lavinsky

Coltan, l’oro dell’era digitale

È risaputo che le risorse non rinnovabili, come i minerali, rendono i paesi vulnerabili ai conflitti. L’estrazione mineraria di coltan è cresciuta nel 2000, i prezzi sono aumentati rapidamente, attirando molti lavoratori. Ciò che ha attratto queste persone nelle miniere, nota ABC News, è che l’estrazione di coltan paga molto bene. Il lavoratore medio nella RDC guadagna 10 dollari al mese, mentre un minatore può guadagnare tra 10 e i 50 dollari a settimana.

Lo sfruttamento del lavoro minorile

“Porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma”. Questo è uno dei punti del goal 7 dell’Agenda 2030 dell’ONU. Purtroppo l’offerta lavorativa delle miniere di Coltan non ha attratto solo gli adulti. Molti bambini sono stati risucchiati dalla “corsa all’oro” dell’estrazione di coltan. Il 30% dei bambini nel 2000 ha abbandonato la scuola per lavorare nelle miniere. dove guadagnano solo $ 21 a settimana e senza giorno libero. Il tutto, lavorando all’interno di stretti tunnel artificiali in condizioni che li espongono a gravi patologie polmonari. Infine, dramma nel dramma, questi piccoli lavoratori sfruttati sono anche costantemente esposti al rischio di assalti sessuali da parte dei loro datori di lavoro.

Amnesty International ha sollevato preoccupazioni per queste condizioni già dal 2016, accusando Apple, Samsung e Sony di non aver effettuato controlli di base sulla provenienza dei metalli dei loro smartphone. Mentre Unicef già nel 2014 affermava che “questi bambini lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame. Si ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera”.

Una causa è stata presentata a nome di quattordici genitori e figli della Repubblica Democratica del Congo da International Rights Advocates. Sono stati chiamati in causa Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla. Le compagnie sono state accusate di aver contribuito alla morte e alle gravi lesioni provocate ai bambini che lavoravano nelle miniere della loro catena di approvvigionamento.

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