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Colombia, la pace è a rischio

A poco più di un anno dall’insediamento del nuovo presidente, Ivan Duque, il processo di pace tra governo colombiano e le Farc sta subendo una battuta d’arresto. Il Capo dello Stato, che ha fatto una campagna elettorale parlando della sua contrarietà all’intesa con le (ex) Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, sarebbe obbligato a seguire i punti del trattato siglati dal suo predecessore, Juan Manuel Santos, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2016. Ma Duque ha individuato un’altra strategia, come ha scritto Steven Hyland, professore associato presso il Dipartimento di Storia e Scienze Politiche della Wingate University, in un articolo scritto per impakter.com: dilatare i tempi di applicazione dell’accordo e fare in modo da rallentarne la completa realizzazione. Mettendolo a repentaglio. Tanto che numerosi centinaia di ex combattenti sono stati uccisi in attacchi.

“A marzo il presidente ha effettivamente posto il veto a sei articoli di un disegno di legge che avrebbe dovuto far supervisione i tribunali speciali in cui i combattenti di tutte le parti hanno accettato di essere processati”, ha scritto Hyland. Così nei giorni scorsi gli attivisti per la pace si sono mobilitati per chiedere un’accelerazione sul rispetto del trattato e non un rallentamento. La questione della pace in Colombia, hanno fatto notare, non è solo nazionale: il contrasto ai traffici internazionali di droga è infatti possibile solo con un Paese pacificato e sradicando alla base il narcotraffico, in cui le Farc hanno comunque rivestito storicamente un ruolo rilevante.

Il presidente colombiano Duque con il presidente statunitense Trump

Ma cosa sono le Farc

Le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, note con l’acronimo Farc, sono un gruppo rivoluzionario di ispirazione marxista. La nascita risale al 1964 in risposta a un’azione del governo colombiano contro delle esperienze di auto-organizzazione agraria contadina: i militari di Bogotà furono chiamati a intervenire, giustificando l’offensiva come necessaria alla tutela dell’integrità nazionale. Da allora è iniziato un lungo e sanguinoso conflitto tra combattenti marxisti e lo Stato. Le Farc si sono sostanzialmente insediate nel cuore della giungla, e in zone impervie quasi inaccessibili, sfruttando la conoscenza del territorio contro i soldati colombiani. I rivoluzionari hanno poi trovato nel narcotraffico uno strumento di finanziamento che ha consentito di rafforzarsi soprattutto all’inizio degli Anni Ottanta.

Una manifestazione popolare contro le Farc

Il leader storico è stato Manuel Marulanda, che ha coordinato decine di attacchi contro i militari colombiani: la sua morte, nel 2008, è arrivata per cause naturali, assestando comunque un duro colpo all’organizzazione che ha perso il suo punto di riferimento. Il conflitto è andato quindi avanti per decenni, nonostante i tentativi di concordare una tregua, provocando migliaia di vittime e perdite pesanti anche nell’esercito nazionale grazie alle violente offensive lanciate dai nascondigli sulle Ande. Il processo di pace ha preso quota dal 2012 con i colloqui svolti a L’Avana, che tuttavia hanno subito vari rallentamenti fino all’accordo del 2016 che ha posto fine, almeno sulla carta, alla guerra durata più di mezzo secolo. Con l’allora presidente Santos che si è speso molto per raggiungere questo obiettivo.

Controversie sulla pace in Colombia

Certo, la pace firmata dalla Colombia con le Farc presenta ancora dei nodi da sciogliere. In primo luogo c’è la transizione dell’organizzazione da rivoluzionari a partito politico, accettato alle elezioni. Ma un altro capitolo altrettanto importante è relativo ai risarcimenti alle famiglie delle circa 220.000 persone uccise durante il conflitto. Ciononostante il testo ha rappresentato un importante passo in avanti, perché le questioni toccate sono numerose. E andrebbe quindi portato avanti. Ma la mancanza di volontà politica, l’impunità di chi attacca gli ex combattenti che hanno rinunciato alle armi e la difficoltà a inserire gli ex ribelli nel sistema economico colombiano sono tutte fattori rischiano di far saltare la smobilitazione dei militanti delle Farc e il conseguente smantellamento del loro arsenale di armi.

“Dei 132 omicidi di ex combattenti delle Farc, attualmente indagati dall’Unità di smantellamento delle bande criminali della Colombia, meno della metà ha un sospetto. Molti ex militanti sono morti per aver rifiutato di impegnarsi in attività illecite con organizzazioni criminali e di aver respinto l’offerta di tornare alla lotta armata”, ha evidenziato Hyland. In questo contesto di impunità, in molti – stando a una stima lo hanno fatto già duemila guerriglieri – preferiscono tornare alla base delle Farc. E riprendere le armi. Per questo motivo gli attivisti per la pace nel congresso colombiano e nella società civile stanno facendo pressioni sull’amministrazione Duque per non bloccare l’accordo di pace e ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica. Ma c’è un altro elemento essenziale: serve un sostegno internazionale forte e deciso per evitare che gli attivisti per la pace e i combattenti Farc che hanno accettato di deporre le armi continuano ad essere assassinati. Oppure si trovano costretti a tornare nell’alveo dell’illegalità.

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