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Clima: le balene muoiono di fame per colpa del caldo

Anche le balene soffrono il caldo: battuta semiseria per dire che ai disastri che i cambiamenti climatici stanno facendo negli oceani, adesso si aggiunge anche questo. Finora si sapeva di come i cambiamenti del clima avessero impatti devastanti sulle barriere coralline tropicali, lo scioglimento del ghiaccio marino polare e tante altre cose.

Gli ultimi studi e ricerche dimostrano come la popolazione delle balene nel Nord dell’Atlantico sia in clamorosa diminuzione negli ultimi 15 anni. E non solo a causa dell’uomo. O meglio non solo a causa dell’attività dell’uomo che si chiama caccia alle balene che fino a qualche anno fa è stata praticata in modo selvaggio e brutale.

Di quale animale stiamo parlando

Le megattere si trovano in tutti gli oceani del mondo. Il loro nome latino, Megaptera novaeangliae, significa “grande ala del New England”. Si riferisce alle loro pinne pettorali giganti, che possono crescere fino a 16 piedi di lunghezza, e alla loro presenza massiccia al largo della costa del New England (quella parte nord-orientale degli Stati Uniti che comprende gli stati del Maine, Vermont, New Hampshire, Massachusetts, Connecticut e Rhode Island), dove i balenieri europei le hanno incontrate per la prima volta. Hanno il dorso scuro, il ventre chiaro, pieghe sulla gola e una piccola gobba davanti alla pinna dorsale, da cui il nome comune di “megattera”. Sono conosciute per i loro magici canti, che viaggiano per grandi distanze attraverso gli oceani del mondo. Queste sequenze di gemiti, ululati, grida e altri rumori sono piuttosto complesse e spesso continuano per ore e ore. Gli scienziati stanno studiando questi suoni per decifrare il loro significato. È molto probabile che le megattere cantino per comunicare con gli altri e per attirare potenziali compagni. I cuccioli di megattera sono noti per “sussurrare” alle loro madri.

Queste balene si trovano vicino alle coste e si nutrono di piccoli gamberi come il krill, plancton e piccoli pesci. Le megattere migrano annualmente dalle zone di alimentazione estive vicino ai poli alle acque più calde di riproduzione invernali più vicine all’equatore. Le madri e i loro piccoli nuotano vicini, spesso si toccano con le pinne con quelli che sembrano gesti d’affetto. Le femmine allattano i loro piccoli per quasi un anno, anche se ci vuole molto più tempo perché una megattera raggiunga la piena età adulta. I cuccioli non smettono di crescere fino all’età di dieci anni.

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Clima: le balene muoiono di fame per colpa del caldo  -CC0, public domain, royalty free

L’ultimo studio, il più drammatico

Lo hanno realizzato insieme gli scienziati della Sea Mammal Research Unit con i colleghi del Mingan Island Cetacean Study (MICS), una ONG con sede in Quebec, e il Department of Fisheries and Oceans (DFO) in Canada. La zona di operazioni: il Golfo di San Lorenzo, Canada.

Hanno raccolto piccoli campioni bioptici di grasso da femmine adulte di megattere tra il 2004 e il 2018 per misurare gli ormoni riproduttivi ed effettuare effettivamente un test di gravidanza. Quelli MICS sono stati in grado di identificare queste femmine dalle loro marcature e seguire gli stessi individui per diversi decenni. Così ogni anno sapevano se tornavano nel Golfo di San Lorenzo con un cucciolo.

I tassi di gravidanza delle megattere erano molto variabili durante il periodo di studio, ma il 39% delle gravidanze non sono andate a buon fine. I tassi di parto annuali sono diminuiti significativamente da circa il 40% al 20% nel corso dei 15 anni. Sono state raccolte informazioni sull’abbondanza annuale delle loro prede e dati sulla produttività ambientale complessiva.

“Il nostro studio ha confermato che i cambiamenti in questi dati ambientali – scrivono gli autori –  erano collegati al declino dei tassi di nascita. La probabilità di osservare coppie madre-vitello era legata alle condizioni ambientali favorevoli dell’anno precedente, specialmente all’abbondanza di aringhe, una delle loro principali prede. Questi risultati suggeriscono che i cambiamenti ambientali nel Golfo di San Lorenzo hanno provocato un declino nell’abbondanza di aringhe, e questo sta influenzando negativamente il successo riproduttivo delle megattere.

Riteniamo che questo declino potrebbe – almeno in parte – essere il risultato del fatto che le femmine non sono in grado di costruire le riserve energetiche necessarie per sostenere la gravidanza e soddisfare le richieste energetiche per nutrire i loro piccoli in anni di scarsa disponibilità di cibo”.

La lotta per il cibo

Fino ad oggi si riteneva che le balene con i fanoni (lamine presenti nella bocca di alcune specie di balena al posto dei denti, sono usati come filtro per espellere l’acqua dalla bocca trattenendo i piccoli animali di cui si nutrono) potessero mostrare una certa resilienza ai cambiamenti climatici grazie alla loro capacità di cambiare i loro modelli migratori o di cambiare specie di prede, per esempio, se la posizione, i tempi o l’abbondanza della loro preda principale cambiavano.

La ricerca di cui abbiamo fatto un riassunto estremo dimostra in realtà che la loro capacità, delle magattere, di rispondere in questi modi potrebbe non essere sufficiente per evitare che il loro successo riproduttivo sia influenzato dal cambiamento ambientale. Il monitoraggio continuo di questa popolazione di megattere nel Golfo di San Lorenzo è necessario per valutare come il declino osservato nei tassi di parto influenzerà la crescita e la vitalità della popolazione.

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Queensland, in Australia, ha previsto il declino delle popolazioni di balene nell’Oceano meridionale come conseguenza della ridotta disponibilità di prede come copedipodi e krill, e dell’aumento della competizione tra le specie di balene in risposta alla diminuzione degli stock di cibo causata dal cambiamento climatico.

Gli studi sulle balene del Nord Atlantico e sulle orche residenti del Sud, illustrano che gli effetti del cambiamento climatico e della variabilità ambientale potrebbero già essere avvertiti nelle popolazioni di balene dell’emisfero settentrionale.

È possibile che anche altre popolazioni di balene, meno studiate, stiano vivendo un declino della loro capacità riproduttiva. Potrebbe non essere possibile ristabilire l’equilibrio a breve termine, mentre quel che si può tentare di fare adesso e ridurre al minimo altri potenziali fattori di stress per queste specie, in particolare il disturbo umano.

 

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