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Clima: la Terra si deforma. Conseguenze drammatiche

Il clima cambia e la Terra si deforma? Addirittura? Sì, pare proprio di sì. Come se non bastasse tutto quello che il clima o meglio il suo cambiamento verso temperature estreme sempre più calde generate in larghissima parte dalle attività dell’uomo – antropiche direbbero quelli bravi –  tipo la scomparsa dell’habitat naturale di foche, orsi polari e animali che vivono ad alta quota, il  pericolosissimo innalzamento del livello del mare e per entrare nel dettaglio di questo post che poi è l’origine delle due situazioni appena rappresentate, lo scioglimento dei ghiacci, che si verifica sia ai poli che sulle catene montuose.

Sappiamo bene come tra qualche tempo, decenni non ere geologiche, certe zone del mondo saranno sott’acqua e le popolazioni di quelle zone saranno costrette a migrare verso l’interno, probabilmente verso le grandi città. Ora però c’è un altro problema identificato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard: la crosta terrestre si sta deformando. Perchè venendo meno progressivamente il peso del ghiaccio a causa dell’aumento del clima, la crosta stessa si solleva e compie piccoli ma importanti movimenti tridimensionali.

Lo studio si chiama ” The Global Fingerprint of Modern Ice-Mass Loss on 3-D Crustal Motion” :L’impronta globale della moderna perdita di massa glaciale sul movimento crostale 3-D.

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La sintesi dello studio

Quando gli strati di ghiaccio e i ghiacciai si sciolgono e l’acqua viene ridistribuita negli oceani globali, la crosta terrestre si deforma, generando un complesso modello di movimenti 3-D sulla superficie terrestre. In questo studio, usiamo i vincoli derivati dal satellite sul bilancio di massa dei ghiacci del 21° secolo delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide e un database globale di ghiacciai e calotte glaciali di montagna, per prevedere come la crosta si è deformata negli ultimi due decenni. Mostriamo che, piuttosto che essere localizzato solo nelle regioni di perdita di ghiaccio, lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e dei ghiacciai artici ha causato una significativa deformazione orizzontale e verticale della crosta che si estende su gran parte dell’emisfero settentrionale. Questo movimento superficiale tridimensionale è in media di alcuni decimi di millimetro all’anno, e varia significativamente di anno in anno. Concludiamo che il lavoro futuro che analizzerà le misure del movimento della crosta (in vari campi delle scienze della Terra) dovrebbe correggere la deformazione associata alla moderna perdita di massa glaciale in siti lontani dai ghiacci in fusione”.

Mostriamo che, anziché essere localizzato solo nelle regioni in cui c’è stata perdita di ghiaccio, lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e dei ghiacciai artici ha causato una significativa deformazione orizzontale e verticale della crosta che si estende su gran parte dell’emisfero settentrionale”, ha detto la professoressa Sophie Coulson leader del progetto, commentando il fatto che lo studio abbia rilevato movimenti della crosta anche a mille chilometri di distanza dai luoghi dove si registra la perdita di ghiacci.

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Conseguenze?

Questo studio americano sembra convalidare – ma non siamo noi di Impakter Italia a certificarlo quanto gli esperti di tutto il mondo – quello condotto da un team dell’Accademia Cinese delle Scienze insieme al Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università Tecnica della Danimarca. Uno studio che ha preso come punto di riferimento la missione della NASA e del German Aerospace Center avviata nel 2002, sulla distribuzione della massa terrestre attraverso la misurazione delle variazioni nella gravità. Il punto di partenza è questo:  l’asse terrestre non è in una posizione fissa, ma si sposta continuamente per diversi fattori. Ebbene, dal 1995 al 2020 la velocità di questa deriva media è aumentata di 17 volte tra il 1995 e il 2020, rispetto a quanto accaduto tra il 1981 ed il 1995. Motivo?

Il clima. Meglio: i cambiamenti climatici. Lo scioglimento di enormi quantità di ghiaccio in tempi eccezionalmente rapidi ha modificato l’assetto della massa terrestre, facendo così slittare l’asse di rotazione.In un comunicato, il Vincent Humphrey, climatologo dell’Università di Zurigo – che però non ha preso parte allo studio – ha così spiegato quanto emerso dalla ricerca:  “La Terra ruota attorno al proprio asse come una trottola. Se modifichiamo il peso nella parte superiore della trottola, questa comincerà a oscillare perché cambia il suo asse di rotazione. Lo stesso fenomeno accade al nostro pianeta quando si spostano i pesi da una parte all’altra della sua superficie”.

Lo spostamento in verticale dell’asse terrestre avrebbe conseguenze disastrose per ognuno di noi: per iniziare avremmo giorni e notti di 12 ore, perché il sole illuminerebbe sempre esattamente metà del globo terrestre All’equatore le giornate sarebbero molto torride, perché il Sole si troverebbe sempre sulla verticale, così come nelle zone più vicine ai poli avremmo temperature ancora più rigide. La vita sarebbe limitata alle fasce temperate – sempre più ridotte –  dove però si avrebbero escursioni termiche meno accentuate di quelle che viviamo oggi.   .

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