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Clima Scioglimento ghiacciai

Clima verso il disastro: come siamo arrivati a questo punto

La colonnina delle temperature che sale sempre di più. Tocca livelli impensabili, in pieno inverno, con un clima che viene definito come “impazzito”. Ma che è solo conseguenza di quanto sta avvenendo negli ultimi decenni. Le notizie dall’Antartide, in questi giorni, corrono spedite in una direzione preoccupante: il disastro. Con oltre 18 gradi i ghiacciai vengono meno. Così il livello dei mari cresce e può distruggere un’intere città.

Sono immagini e fatti che hanno avuto un impatto sull’opinione pubblica e che finiscono quotidianamente sulle pagine dei giornali. Ma al di là dello shock poco sembra muoversi in maniera concreta, parlando di scelte politiche ed economiche che possano seguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il World resources institute (Wri), in un articolo ripreso anche da impakter.com, ha spiegato come si è arrivati a questo punto, analizzando vari punti: dall’incremento delle emissioni all’aumento di eventi climatici estremi. In tutto questo c’è una certezza: negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione verso il disastro ambientale.

L’aumento delle emissioni

Aumento emissioni (fonte: Wri)

Il Global Carbon Project ha riportato un dato fondamentale: all’inizio di questo mese le emissioni globali di anidride carbonica da combustibili fossili vanno verso un (ulteriore) livello record rispetto al 2019. Certo, la crescita globale delle emissioni ha avuto un picco tra il 2014 e il 2016, ma il trend non si è ancora arrestato: ha appena fatto registrare un rallentamento. I dati sono incontrovertibili: sono cresciute dell’1,5% nel 2017, del 2,1% nel 2018 e di un altro 0,6% nel 2019. Secondo gli ultimi studi, l’apice deve essere toccato quest’anno per invertire la tendenza fino all’annullamento di emissioni inquinanti entro il 2050. Con questi risultati è possibile contenere l’aumento delle temperature entro un grado e mezzo, la soglia prevista per evitare catastrofi.

Emergenza clima con temperature in aumento

In questo contesto, dunque, è necessario comprendere il quadro sul surriscaldamento del pianeta. Nel 2010, la temperatura media globale era di 0,88 gradi al di sopra dei livelli preindustriali. L’aumento della temperatura nel 2019 si sta attestando a circa 1,1 gradi sopra i livelli preindustriali. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) ha messo in evidenza che occorre tenere il livello di aumento sotto 1,5 gradi: se raggiungessero i 2 gradi gli effetti sarebbero imprevedibili nelle loro dimensioni tragiche.

Aumento temperature globali (fonte: Wri)

La terra, intanto, sta vivendo una condizione sconosciuta negli ultimi milioni di anni: le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera hanno superato le 400 parti per milione (Ppm). Il dato dell’era preindustriale era di 280 ppm. Nel 2010, invece, le concentrazioni di biossido di carbonio, presso l’Osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii, erano in media di 390 ppm. Nel 2018 erano ben oltre la soglia dei 400 ppm, con misurazioni che raggiungevano i 408 ppm.

Mari più alti e scioglimento dei ghiacci

L’innalzamento del livello delle acque è un altro fenomeno in poderosa crescita. I mari sono “cresciuti” di circa 3,3 millimetri all’anno tra il 1993 e oggi. L’accelerazione c’è stata nell’ultima decade: dal 2010 in poi il livello è aumentato in media di 4,4 millimetri all’anno. Le conseguenze sono chiare: molte città costiere rischiano di sparire, nemmeno troppo lentamente.

Aumento livelli del mare (fonte: Wri)

Le immagini provenienti dall’Antartide non sono altro che la conferma delle ricerche effettuate. L’estensione del ghiaccio marino è minima, anno dopo anno. La diminuzione, nello scorso settembre, è stata del 13% per decennio rispetto alla media 1981-2010. Durante l’ultimo decennio, il minimo del ghiaccio marino artico ha raggiunto il livello più basso da almeno 1979, anno in cui è iniziata la conservazione dei dati.

Incendi, uragani e siccità

Clima: Perdita massa ghiacci Antartico

Perdita massa ghiacci Antartico (fonte: Wri)

Gli eventi climatici estremi sono diventati più frequenti e gravi. L’ultimo decennio è stato caratterizzato dall’alternanza di fortissime ondate calore sulla terra e record di precipitazioni e inondazioni. Senza dimenticare gli incendi devastanti e gli uragani provocati proprio dall’accumulo di calore. La siccità è aumentata nella regione del Mediterraneo a causa delle emissioni causate dall’uomo. Le ondate di calore sono più intense e costanti con il surriscaldamento del pianeta. E ci sono prove significative che il riscaldamento indotto dall’uomo abbia portato all’aumento della frequenza, intensità e quantità di precipitazione fuori dalla norma.

Il World resources institute conclude quindi con un appello: “È tempo che la politica cambi a una velocità commisurata al tasso di cambiamento dei segni vitali planetari. Speriamo che nel 2030, guardando indietro, chiameremo gli ultimi 10 anni il decennio di azione per il clima.

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