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Claudio De Vincenti: questa la ricetta per il Sud

Claudio De Vincenti ha le idee chiare su cosa bisogna fare, e subito, per rilanciare il Sud: investimenti, tutela del paesaggio e risanamento ambientale. Ma anche servizi efficienti, con un ruolo centrale di scuola e università. La strategia per evitare l’esodo dal Sud è tutta nello sviluppo sostenibile e di politiche che riescano a perseguire questo obiettivo. Claudio De Vincenti, ex ministro della Coesione e del Mezzogiorno, ha lanciato da poco l’associazione Merita – Meridionte Italia. In questa intervista a Impakter Italia spiega cosa bisogna fare, fin da subito, per rilanciare il Mezzogiorno. 

La Svimez ha lanciato, pochi giorni fa, messaggi allarmanti sulla situazione del Mezzogiorno. I dati sono disastrosi, la “desertificazione” sembra quasi inarrestabile. Quali misure si possono mettere in campo nell’immediato?

Due i campi di intervento immediato: sostegno agli investimenti privati e sblocco di quelli pubblici attraverso i Patti per il Sud. Sul primo terreno è importante che in Legge di Bilancio sia stato previsto il rifinanziamento del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese al Sud: una misura che incrementa significativamente per il Mezzogiorno i benefici di Industria 4.0 e che ha effetti immediati, come abbiamo visto nel biennio 2017-2018 quando ha messo in moto 8 miliardi di nuovi investimenti privati nel Mezzogiorno. Più in prospettiva, è importante anche che sia stato ricostituito il Fondo per la crescita dimensionale delle Pmi meridionali: va ora reso operativo al più presto per poi incrementare via via la sua dotazione patrimoniale. Per gli investimenti pubblici, ricordo che l’interazione forte tra Stato centrale e Regioni attuata con i Patti per il Sud aveva portato a fine 2017 a sbloccare lavori – cantieri e servizi – per 9 miliardi di euro. Ma per andare avanti questa strategia ha bisogno di un’azione amministrativa metodica e perseverante che invece, nell’ultimo anno e mezzo, è mancata: bisogna perciò riattivare subito i Patti per completare i lavori avviati e sbloccarne di nuovi (ricordo che a disposizione di questo specifico strumento erano stati stanziati ben 40 miliardi di euro).

Il logo dell’associazione

Come si può declinare la sfida dello sviluppo sostenibile sulla condizione del Sud?

I temi dello sviluppo sostenibile incrociano problematiche che al Sud sono presenti in misura, se possibile, anche maggiore che al Centro-Nord. Basti pensare alle situazioni di povertà e deprivazione, alla insufficienza dei servizi pubblici e al degrado di quartieri urbani, ai problemi ambientali legati all’arretratezza dei sistemi idrici e del ciclo dei rifiuti nonché all’inquinamento di alcune aree industriali, al paesaggio ferito da scempi edilizi in alcune delle zone più belle del nostro Paese. La ripresa del Mezzogiorno passa per una strategia di sviluppo sostenibile che promuova il rilancio e il risanamento ambientale dell’industria, punti sulla rigenerazione urbana e sulla tutela del paesaggio, renda efficienti i servizi pubblici, investa su acquedotti, depurazione e impiantistica per i rifiuti, rafforzi i servizi di cura alle persone per fronteggiare in modo attivo i fenomeni di povertà e deprivazione.

Nello specifico quali risorse possono essere usate per rilanciare davvero il Mezzogiorno?

Sommando Fondo sviluppo e coesione e Fondi strutturali europei stiamo parlando di circa 70 miliardi di euro già stanziati, cui vanno aggiunti i maggiori investimenti che si otterrebbero applicando agli stanziamenti ordinari la regola del 34% che abbiamo introdotto col Governo Gentiloni. Per non parlare delle ulteriori risorse che verranno dal nuovo ciclo di programmazione europea 2021-27. Le risorse ci sono, il problema è “scaricare a terra” questo potenziale semplificando e sbloccando le procedure.

 Ogni governo cerca, almeno nelle dichiarazioni, di rendere centrale “la questione meridionale”. Da ex ministro quali sono le responsabilità politiche, dei decenni scorsi ma inevitabilmente anche presenti?

Per oltre 30 anni, fino al 2013, ha prevalso una impostazione che vedeva lo Stato centrale non esercitare la funzione che gli spetta di guida e di monitoraggio, per limitarsi semplicemente a distribuire risorse alle Regioni. Il risultato è stato un regionalismo anarchico che ha prodotto uso troppo spesso distorto dei finanziamenti, dal quale non è venuta alcuna spinta allo sviluppo del Meridione. Tra il 2014 e il 2017 il Governo si è fatto finalmente carico della responsabilità programmatoria e amministrativa che gli spetta, interagendo in modo forte con le Regioni: i risultati hanno cominciato a venire, come ricordavo sopra. Ma nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito di nuovo a una inazione del Governo centrale che ancora una volta ha lasciato andare le cose. I primi segnali venuti dall’attuale Governo sono di una ripresa di ruolo dello Stato centrale: speriamo che questi segnali trovino piena conferma, perché quella ripresa di ruolo è essenziale per far sì che anche le Regioni facciano bene la loro parte.

I giovani continuano a emigrare: è una dinamica che va avanti da decenni. Non mancano progetti per “convincere” i giovani a non abbandonare il Mezzogiorno. Ma i risultati, stando a quanto dice anche la Svimez, sono deludenti. Cosa non funziona?

Per restare, i giovani hanno bisogno si creino posti di lavoro produttivo e si risanino i servizi pubblici. Solo un’azione decisa nella direzione, come dicevo sopra, dello sviluppo sostenibile può invertire la tendenza all’emigrazione giovanile. In questo quadro la scuola e l’Università sono chiamate a svolgere un ruolo essenziale: devono essere il primo tassello di un miglioramento della qualità della vita immediatamente percepibile dalle ragazze e dai ragazzi del Sud.

Il presidente di Confindustria Boccia durante l’intervento all’incontro organizzato a Napoli

Lei ha fondato l’associazione Merita – Meridione Italia. Dopo la presentazione del suo Manifesto per un nuovo Sud a Napoli, quella a Milano. Ci può sintetizzare i contenuti?

Credo che sia emblematico il titolo del Manifesto che Merita sta promuovendo e che abbiamo presentato a Napoli il 10 ottobre scorso e presentiamo a Milano l’8 novembre: “Cambia, Cresce, Merita. Un nuovo Sud in una nuova Europa”. Il messaggio che vogliamo dare è quello di un Sud che rifiuta di rassegnarsi alla decrescita infelice, all’assistenzialismo in sostituzione del lavoro. Un Sud che, consapevole delle proprie difficoltà, mette però in campo le energie vive della sua società civile – dal mondo delle imprese a quello del lavoro, dal mondo della cultura e della ricerca a quello dell’associazionismo – per essere attore della ripresa economica di cui l’Italia e l’Europa hanno bisogno. Non è un caso che per le prime presentazioni pubbliche abbiamo scelto Napoli, città emblematica di tanti problemi e di tante energie del Sud, e Milano, perché la ripresa del Mezzogiorno è condizione per la ripresa di tutto il Paese, anche del Nord. E continueremo con le altre principali città del Mezzogiorno come del Centro-Nord, compresa naturalmente Roma perché la questione meridionale è questione nazionale.

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