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Città sostenibili entro il 2030?

Città sostenibili entro il 2030? Una sfida (quasi) impossibile

Possiamo pensare di avere città sostenibili entro il 2030? Difficile ma non impossibile? Difficile ed in qualche caso impossibile. Su Impakter Italia abbiamo scritto diverse volte dell’argomento esponendo i molti progressi fatti in alcuni paesi e città d’Europa e d’Italia. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di aree urbane di medie e grandi dimensioni.

La vera sfida, compresa nell’obiettivo 11 dell’Agenda Onu 2030 è quella di “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili”. Ovviamente non si fa distinzione tra grandi e piccole città ma tutti sappiamo che il problema sono le città grandissime, le cosiddette megalopoli: oggi secondo l’ONU sono 31 e tra dieci anni saranno dieci di più. E tutte hanno più di 10 milioni di abitanti.

Città sostenibili entro il 2030?

Città sostenibili entro il 2030? Una sfida difficile-Tokyo la megalopoli più grande del mondo (License: Free for personal & commercial use)

Qualche numero sulle città sostenibili

Il 55% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane, ma entro il 2050 sarà il 68%. Nelle megalopoli oggi vive poco più del 7% della popolazione del mondo. Dal 1985 al 2015 le aree urbane sono aumentate dell’80% e sono cresciute più rapidamente dell’aumento della popolazione. Dal 1992 il 70% di queste aree si è sviluppata su terreni che in precedenza erano agricoli, il 12% su terreni che erano pascoli ed il 9% dove c’erano foreste.

Tutto questo ha determinato un aumento esponenziale della domanda di cibo, energia ed acqua con relativi problemi di approvvigionamento anche per l’occupazione dei terreni agricoli e da pascolo. Non solo: la grande concentrazione ed eterogeneità delle sostanze chimiche presenti nelle città a causa del traffico e delle emissioni dei veicoli vari, ha portato con sé la nascita di nuove particelle potenzialmente inquinanti e dannose per la salute.

Infine, c’è un rapporto, McKinsey,  che sostiene come entro il 2025, 1,6 miliardi di persone potrebbero avere difficoltà a trovare un alloggio decente che non porti via più del 30% del loro reddito (una percentuale che funge da indicatore standard dell’accessibilità economica degli alloggi). Entro cinque anni insomma potrebbero esserci 106 milioni di famiglie a basso reddito in più.

Città sostenibili entro il 2030?

Città sostenibili entro il 2030? Una sfida difficile – Berlino -License: Free for personal & commercial use

Come risolvere queste sfide

Michelangelo Savino, è docente di Tecnica e pianificazione urbanistica all’università di Padova. E sull’argomento ecco la sua opinione: “Si tratta di una sfida complessa, in cui entra in gioco una molteplicità di fattori. L’Agenda 2030 è importante in quanto fornisce un indirizzo unitario da seguire, ma al livello globale vi sono tendenze a volte opposte fra loro, alle quali è difficile applicare una strategia unitaria. Tuttavia, una cosa è certa: l’attuale modello di sviluppo della città deve essere ripensato, ponendo l’accento soprattutto sulla qualità della vita – e penso soprattutto alla crescita disordinata di ambienti urbani verificatasi negli ultimi decenni nei paesi meno sviluppati, dove, prima ancora di pensare ad interventi urbanistici, bisogna ricostituire il tessuto sociale, intervenendo in primo luogo sui meccanismi di sperequazione sociale”.

“Fondamentale – dice ancora Savino su IlBolive.unipd.it – è anche avere ben presente il contesto in cui s’intende intervenire, per poterne intercettare i punti deboli e i bisogni, e chiarire i margini di manovra e le reali risorse a disposizione per effettuare degli interventi adeguati. Ad esempio, per poter immaginare come cambieranno le nostre città alla luce della recente esperienza pandemica bisognerà tener presente che intervenire sulle città richiede tempi lunghi e ingenti risorse, e che ogni modificazione del tessuto urbano determina dei cambiamenti sociali di cui, in fase di pianificazione, è necessario tenere conto.

“Rispetto al rinnovamento degli ambienti urbani, il sopraggiungere della pandemia immette un ulteriore elemento di complessità, in quanto spesso le misure necessarie per garantire la salute collidono con alcune delle soluzioni individuate per concretizzare la transizione sostenibile delle città. Si pensi alla mobilità: finora ci si era orientati al potenziamento del trasporto pubblico come principale soluzione al trasporto privato; se, però, l’attuale distanziamento fisico diverrà la norma dovremo pensare a nuovi metodi che siano in grado di garantire sia la sicurezza degli utenti, sia un basso impatto ambientale, limitando il trasporto veicolare privato, altamente inquinante”.

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