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Città fantasma: storie di generazioni sepolte

Città fantasma, come le suggestioni dell’abbandono si trasformano in turismo. Secondi, a volte minuti, ma per chi li vive, la percezione avvertita è interminabile. Spesso, così, sono raccontati i terremoti. La terra balla, il paesaggio sta per trasformarsi ancora, ma dal silenzio sale il rumore della tragedia. Eppure, da qualche tempo e nel disegno di alcune proposte progettuali, non tutto sembra essere perduto. Tutt’altro. Le Ghost – Town, in italiano meglio conosciute come ‘città fantasma’, oggi sono vere e proprie scrigni di storie di intere generazioni seppellite sotto cumuli di case rotte dal tempo, città ferite da un motivo che non sempre è stesso. Dal fallimento economico locale, allo spopolamento per motivi bellici o, come di frequente, da calamità naturali, da qui prendono l’appellativo di città fantasma, e da qui si avvia la rinascita come una proposta di turismo lento.

Città fantasma, se ne scrive dalle Alpi alla Sicilia: ‘Le belle addormentate’, non sono più una fiaba

Sono seimila circa, o poco più, i centri storici e i borghi lasciati all’incuria. A ripopolarli, così sembrava, solo un’insidiosa natura massificata. Ma di quel bicchiere mezzo vuoto, c’è chi riesce a vederlo mezzo pieno. Difatti, ne sono venute un po’ di buone intenzioni, dalla narrativa italiana alle proposte di turismo intelligente. Tra i primi a crederci, proprio Antonio Mocciola, nel 2015, che di quei luoghi interrotti come da un brutto incantesimo, ne intravede ‘Le belle addormentate’. Una guida che racconta di quei paesi abbandonati, sparsi in tutta l’Italia, dalle Alpi fino fino alla più profonda Sicilia, oramai trasformati in musei a cielo aperto. In piedi, ne resta solo la mesta commemorazione di violente catastrofi naturali, punto di partenza di un’emigrazione forzata.

Dalla narrativa del territorio alle guide digitali: il turismo ha il passo del ‘Il Cammino delle Terre Mutate’

Duemilasedici, l’Italia centrale si muove in una sequenza ad effetto domino: prima Amatrice, poi Norcia, e a chiudere c’è Visso. Un’estate difficile da dimenticare. L’epicentro della tragedia si sviluppò nel circuito geografico della valle del Tronto dei Monti Sibillini, i Monti della Laga e i Monti dell’Alto Aterno. E da qui, da questo punto in poi, nasce il progetto di turismo lento ‘Il Cammino della Terre Mutate’, una guida digitale sui luoghi trafitti dal terremoto, con attività di mobilità dolce, informazioni sulle strutture di accoglienza e con contatti di associazioni locali. Una marcia silenziosa e  lieve dal passo scandito all’interno dell’Appennino. Numerosi sono i centri toccati, dai quali nascono percorsi e iniziative di trekking, e non solo, sono Fabriano, Amatrice, L’Aquila, Esanatoglia, Matelica, Norcia, Castelluccio di Norcia, Pioraco e provincia, Camerino, Polverina, Astra, Ussita, Visso, Campi di Norcia e limitrofi, Arquata del Tronto, Accumoli, Campotosto, Mascioni, Collebrincioni. Una staffetta alla riscoperta di quei luoghi cambiata in modo permanente, dove poter riscoprire la storia di una comunità. A piedi, in mountain bike, e persino in auto, camper o in moto, si possono raggiungere i luoghi del terremoto, riuniti in una mappa digitale, accomunati dalla stessa tragedia. Un tracciato lungo 250 chilometri, segnato da un sistema di localizzazione Gps, che unisce quattro regioni: Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, oltre quattordici tappe studiate nei comuni succitati. Itinerari solidale e di conoscenza, pensate come un unico, percorribile step by step, in un itinerario di viaggio fatto di sentieri escursionistici e piste ciclabili sviluppate nelle aree protette del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

.Un progetto virtuoso  di associazioni sostenibili

E quindi, Terre Mutate può ritenersi la perfetta sintesi di una collaborazione virtuosa tra enti ed organismi. Un triangolo associativo tra Movimento Tellurico – trekking, ecologia e solidarietà, FederTrek e APE Roma – Associazione Proletari Escursionisti. Il primo, Movimento Tellurico – trekking, ecologia e solidarietà, viene fuori come la conseguenza della “Lunga Marcia per L’Aquila”, una camminata di solidarietà, con un tragitto ben definito, da Roma a L’Aquila, per promuovere la ricostruzione del capoluogo abruzzese. Ma da soli, nulla si può. Ed è per questo che, per le Terre Mutate, si affilia anche FederTrek e APE Roma – Associazione Proletari Escursionisti, che dal 1919, vede nella montagna la prerogativa significare sport, come l’alpinismo, e politica, come terza colonna dell’impegno socialista. Un organismo che fonda, però, la sua essenza nel modello etico dell’antifascismo e antirazzismo ma verso l’inclusività di genere e sui valori che insegna la montagna quali spirito di socializzazione e dimensione popolare. Il territorio, al centro di ogni attività, utile alla la conoscenza della montagna e delle sue culture e alla condivisione di spazi, saperi e materiali. Relazioni dirette, contatto con le comunità locali, sostegno al sistema economico montano (filiera corta, promozione di usi civici e pratiche sostenibili), e tutela della biodiversità, sono le linee guida de’Associazione Proletari Escursionisti)

Invece, FederTrek, imposta il suo centro di gravità nel camminare. La mobilità dolce sostenibile per il ripristino della struttura economica territoriale e del miglioramento qualitativo della vita. Da questi dettami, quindi, viene fondato il manifesto del camminare. Poche regole da seguire ma forti nel loro significato: promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte alle istituzioni, riattivazione dieconomie rivitalizzanti di intere comunità e territori destinate all’ abbandono. Come? Avviando una comunicazione verso centri cittadini, di media e grande dimensione, nell’ intento di progettare percorsi pedonali, integrati ai trasporti pubblici, purché sorretti dall’iniziativa di promuovere la sostenibilità ambientale, la valorizzazione del territorio e la qualità della vita del cittadino.

Tutti questi elementi, non potevano che dare una scossa ma di rivoluzione, consapevole e sostenibile, per rimettere in marcia, per l’appunto, territori che ormai sarebbero stati seduti per sempre.

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