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La città del futuro secondo l’archistar Boeri

La città del futuro? Un “bosco” centrale popolato di animali, piccoli borghi circostanti e droni che portano la spesa sui tetti. Ecco la visione dell’archistar Stefano Boeri.

Stefano Boeri – Foto: V.Albani

La trama verde della città del futuro

Un grande parco centrale quale fulcro della città, ma anche come suo polmone verde. Boeri infatti immagina questo spazio arricchito con almeno 400-500 alberi. Ma la sua funzione non deve essere quella di museo cittadino del verde. Il parco deve essere vitale e soprattutto svolgere una funzione attiva di interconnessione con le altri parti della città.

E le connessioni devono essere in tutto e per tutto dei prolungamenti del parco, ossia strade che fungano da arterie principali della città e che come esso siano affiancate da file di alberi. Infine, a conferire vitalità e continuità a questa trama verde della viabilità urbana, Boeri immagina gli spazi verdi del parco ampiamente abitati da fauna autoctona. Animali da tana per terra e uccelli tra le chiome degli alberi, inclusi quelli dei viali che si dipartono dal parco centrale.

I borghi sostenibili intorno all’area centrale

Ma dove portano queste vie? Come in tutte le città alle zone periferiche. L’idea innovativa di Boeri risiede proprio nella sua concezione di queste periferie del futuro. Alla visione tipicamente moderna dei sobborghi, l’archistar contrappone un mix di recupero del passato e di funzionalità futuristica. Che significa? L’architetto immagina una serie di piccole città distribuite concentricamente intorno al centro, che lui chiama “borghi”, alle quali si accede dalle vie principali solo in modo sostenibile: a piedi, in bici, con veicoli elettrici.

Questo conferisce alle cittadelle una sostenibilità ambientale e le protegge dalla pressione della calca e del clamore tipici dei centri urbani. A contribuire al progetto vi è l’idea che la connessione con l’esterno della città debba passare solo per il centro. Dalle grandi vie centrali dunque si entra e si esce dalla città senza che i borghi vengano intersecati. Ma la visione di Boeri non si limita solo il recupero della dimensione “lenta” della vita di quartiere. Le cittadelle non devono essere intese come compartimenti separati fra di loro o dal centro della città. L’architetto immagina che ciascuna di essa debba ospitare un sito specifico di interesse generale per la città. In una lo stadio, in un’altra il teatro, in un’altra ancora la scuola. In questo modo in ognuna alla dimensione sostenibile della vita si associa la continuità con il resto del tessuto urbano.

Aree agricole, pannelli fotovoltaici e droni per la spesa

Infine, il perimetro che circoscrive la città non è visto solo come confine, ma come area avente una specifica funzione operativa: approvvigionamento energetico e alimentare. Boeri infatti immagina di distribuire lungo il perimetro aree agricole alternate a siti d installazione di pannelli fotovoltaici.

Ma per l’approvvigionamento di risorse alimentari, l’architetto si spinge a immaginare l’intervento di droni che consegnino la spesa dall’alto, sui tetti dei palazzi. Quest’ultimi nella visione dell’archistar, infatti, devono diventare i nuovi cortili del futuro.

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