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Cinema e negazionisti del clima: la feroce metafora di Don’t look up

Don’t look up è una divertente e amara metafora dei peggiori difetti della nostra società: dall’effetto diseducativo dei media al negazionismo climatico.

Il film sta creando un’ondata di entusiasmo nel pubblico. Da subito, da quando  è apparso brevemente nelle sale cinematografiche, all’inizio di questo mese, e ora su Netflix. Il cast è superlativo: Leonardo Di Caprio, Jennifer Lawrence, Meryl Streep, Jonah Hill, Chris Evans, Cate Blanchett, Ariana Grance, Mark Rylance, Timothée Chalamet e altri. Inoltre, il regista e produttore, Adam McKay, è famoso in tutto il mondo per il sarcastico Vice del 2018, basato sull’ex vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney). Fu un grande successo al botteghino. Inoltre si aggiudicò numerosi premi. Quindi, le aspettative su Dont’ Look Up erano molto alte.

La trama

Due scienziati, il professor Mindy (Leonardo DiCaprio) e la dottoranda (Jennifer Lawrence) hanno scoperto un’enorme cometa, delle dimensioni del Monte Everest. Questa è diretta verso la Terra. L’impatto è previsto entro sei mesi e avrà effetti devastanti. Soprannominato un “assassino di pianeti”, provocherà un’estinzione di massa, segnando la fine dell’umanità. Ma la notizia lascia tutti indifferenti, compreso il Presidente degli Stati Uniti, una sorta di Trump dai capelli lunghi, egocentrica, con un pizzico di Hilary Clinton, interpretata magistralmente da Meryl Streep). I due scienziati si impegnano in un frenetico tour sui social media per cercare di sensibilizzare il pubblico. Inutilmente. I social media si mostrano infatti al loro “meglio”. I due scienziati vengono infatti ricoperti di insulti, bullizzati e ridicolizzati.

Antiscienza e negazionismo nel mirino degli autori

Ma il sarcasmo del regista McKay non prende di mira solo i social media. Prende anche di mira il classico ragazzo prodigio della Silicon Valley, alla Steve Jobs, con accenni a Bezos, Elon Musk e Peter Thiele. Con una voce stridula, occhi guizzanti e un sorriso veloce e vuoto, diventa amichevole con il presidente americano e cerca di trasformare la cometa in arrivo in una succosa impresa per fare soldi. Il film richiama alla mente il dottor Stranamore: stesso brutale sarcasmo, stessa crudele disperazione, stessa risata amara. Presto la questione si politicizza e “non guardare in alto” diventa il mantra del presidente americano, del suo amico della Silicon Valley e del suo partito: non guardare in alto, cioè alla cometa in arrivo, che sta per distruggere la Terra.

Don’t look up come triste metafora politica del negazionismo climatico

La metafora qui riguarda una cometa, un evento “uccisore di pianeti”, chiaramente un evento estremamente raro. L’ultima volta che accadde fu circa 65 milioni di anni fa, con un asteroide che si schiantò nello Yucatan provocando, tra l’altro, l’estinzione dei dinosauri (ma non degli uccelli). Ed ecco che la metafora sposa il nostro presente: la lotta ai cambiamenti climatici. E nella realtà come nel film, abbiamo leader politici negazionisti, foraggiati da uomini d’affari interessati a sfruttare l’ambiente. Tutti uniti nell’ invitare la popolazione mondiale a “non guardare in alto”. Ossia ad ignorare il pericolo che la scienza in primis indica come potenzialmente distruttivo. In parole povere, il nostro modello non sostenibile di società.

Forse gli esseri umani non si estingueranno, ma è probabile che con l’aumento delle temperature globali, la popolazione mondiale si riduca considerevolmente. Insomma, non un’estinzione ma comunque un massacro di massa. Ovviamente, è utile ripeterlo, tutto accade proprio come in Don’t Look Up: nessuno ci crede e il governo non è in grado di intraprendere una linea d’azione costruttiva. Sì, questo è un film che vale la pena vedere. Preparati a ridere e piangere.

Tradotto dall’originale presente su Impakter.com, scritto da Claude Fothomme.

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