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Cibo sostenibile

Cibo sostenibile: 5 start-up ci stanno provando

Cibo sostenibile: quello che mangeremo da qui ai prossimi anni potrebbe avere un grande problema, ovvero la sicurezza. I cambiamenti climatici stanno già mettendo a rischio la qualità e la crescita dei prodotti di base che usiamo tutti i giorni. Come sappiamo dalle relazioni della FAO, l’allevamento degli animali da carne causa il 18 per cento delle emissioni di gas serra.

La sezione Food dell’EIT, Istituto europeo di innovazione e tecnologia,  ha destinato oltre 5 milioni di euro per alcune start-up alimentari sostenibili ad alto impatto. L’investimento ha lo scopo di aiutare le imprese che stanno trasformando il modo in cui funzionano i nostri sistemi alimentari, per sopravvivere all’impatto della pandemia COVID-19 ed offrici cibo sostenibile.

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Il logo della Napiferin dalla home page del sito

Il cibo sostenibile e le aziende

Cinque di queste start up, tutte europee, sono di particolare rilievo. Eccole.

NAPIFERYN
Si tratta di una start-up biotecnologica, in Polonia, Il suo lavoro consiste nell’estrarre proteine dai rifiuti creati dalla produzione di olio di colza. Una volta che il materiale vegetale è stato pressato e l’olio estratto, la Napiferyn estrae le proteine dal materiale di scarto.

L’alternativa sostenibile alle proteine di origine animale ha lo stesso valore nutrizionale delle popolari proteine vegetali, la soia.

La nostra tecnologia per estrarre le proteine dai semi di colza ha il potenziale di trasformare il mercato delle proteine riducendo l’insicurezza alimentare e aumentando le abitudini alimentari basate sulle piante dei consumatori di tutto il mondo“, dice la co-fondatrice Magdalena Kozłowska.

La tecnologia, sviluppata per estrarre le proteine dai rifiuti, potrebbe essere raccolta anche da altre piante utilizzate per produrre olio come il girasole o la soia.

NOQUO
La Noquo, che ha la sua sede in Svezia, sta cercando di sviluppare un formaggio con un impatto ambientale minimo che abbia anche un buon sapore. Le alternative già in circolazione sono fatte con olio di cocco e amido di piante o noci, ma i fondatori di Noquo Anja Leissner e Sorosh Tavakoli stanno lavorando con i legumi (derivanti dal frutto o dal seme della pianta). Sperano che si affettino, si sciolgano e magari lo stesso sapore di quelli veri.

Credevamo che la tecnologia di produzione del formaggio della vecchia scuola basata sul latte animale non fosse più uno status quo che potevamo sostenere“, scrive Tavakoli, “sapendo quello che sappiamo oggi sul suo impatto ambientale, sui problemi di salute e sulle sfide per il benessere degli animali“.

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Karma dalla home page del sito

Le altre realtà per il cibo sostenibile

KARMA
Karma è un’applicazione: i rivenditori di generi alimentari hanno la possibilità di vendere gli avanzi di cibo ai consumatori a metà prezzo. Iniziata in Svezia, all’inizio lavorava con i ristoranti e i supermercati di quel paese, ma adesso le sue attività sono arrivate anche nel Regno Unito ed in Francia.

Se lo spreco di cibo fosse un paese, sarebbe il terzo paese al mondo per emissioni di CO2“, dice il sito web di Karma. Il team che sta dietro a questa startup vuole impedire che il cibo in eccesso, altrimenti destinato al cestino, venga sprecato. Dalla sua fondazione, Karma ha risparmiato più di 800 tonnellate di potenziali rifiuti alimentari.

ANTOFÉNOL
Startup francese, Antofénol sta cercando di creare un’alternativa sostenibile per i conservanti spruzzati su frutta e verdura per mantenerla fresca.

La nostra tecnologia innovativa ci permette di estrarre i rifiuti agricoli dai vigneti e di trasformarli in un prodotto privo di sostanze chimiche in grado di sostituire le sostanze tossiche che si trovano sulla nostra frutta e verdura” spiega la fondatrice, Fanny Rolet. “Il vantaggio è duplice: sostituiamo le molecole che potrebbero essere dannose per l’ambiente e la salute, ma ricicliamo anche i rifiuti trasformandoli in un prodotto utilizzabile dal settore agricolo“.

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Una ricetta dal sito di Heura

HEURA
Questa start-up catalana, di Barcellona, sta cercando il modo di farci mangiare le proteine: l’idea è un’opzione a base di soia che le persone sottoposte a test senza poter vedere cosa stavano assaggiando, non hanno saputo distinguere dalla carne reale tanto nel sapore quanto poi nell’aspetto. Non è solo l’esperienza che imita la carne vera, ma anche il valore nutrizionale. L’Heura è povera di grassi saturi, non ha colesterolo e ha il doppio di proteine rispetto a un uovo.

Marc Coloma dice che l’azienda è stata fondata con l’idea di nutrire in modo sostenibile la crescente popolazione mondiale, di fornire cibo sostenibile. Con l’allevamento del bestiame, che è un grande motore del cambiamento climatico e delle malattie, l’azienda vuole incoraggiare un maggior numero di persone a provare a mangiare alternative replicando l’esperienza del consumo di carne.

Da Euronews/ Living

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