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Chi è fuggito dal Venezuela ? Ecco i nomi

Ci siamo occupati diverse volte delle questioni riguardanti il Venezuela: l’anno scorso per la montante ondata migratoria che a detta degli esperti stava prendendo i connotati di un esodo di proporzioni mai viste a causa della crisi economica nella quale versava e versa il paese del Centro America. Poi negli scorsi giorni per la vicenda Guaidò-Maduro che ha provocato reazioni internazionali piuttosto unanime a favore dell’autoproclamato presidente Guaidò in attesa di elezioni libere che liberino il paese da Maduro, erede di Chavez prima eroe poi vero e proprio “traditore” del Venezuela.

Tra le reazioni stonate quelle del governo italiano che ha detto di non riconoscere Guaidò ma di voler far di tutto per aiutare la comunità internazionale a favorire il ritorno della democrazia attraverso le nuove elezioni. Cosa c’è dietro questa presa di posizione oltre alla ormai assodata ignoranza dei membri di questo governo di ogni questione internazionale per cui nessuno tra Conte, Di Maio, Salvini & company sa anche lontanamente di cosa si sta parlando?

Un primo elemento.

 Che non riguarda nello specifico quelli che ci governano adesso ma che si spera sia di loro conoscenza: l’Italia è uno dei paese preferiti dove gli ex gerarchi del regime di Emilio Chavez sono venuti a nascondersi all’indomani della caduta del dittatore per sfuggire alla giustizia del loro paese ed a quella internazionale. Nel post di agosto abbiamo raccontato la storia di uno di loro: Maikel Josè Moreno Perez. “In passato giudice di tribunale, poi Presidente della Corte Suprema, fedelissimo del presidente Maduro. Nel 2015 ha sposato una cittadina italiana ed ha chiesto la cittadinanza nel Bel Paese. Perez è stato arrestato per omicidio alla fine degli anni ’80 e per due volte è stato condannato. La legislazione italiana non prevede la cittadinanza a criminali passati in giudicato. Nel 2017 la cittadinanza ancora non era stata rilasciata ed al momento non si sa nulla. Chi ha provato a chiedere informazioni su Perez ed altri come lui non ha avuto alcuna risposta dalle autorità italiane”.

Come Moreno pare che ce ne siano tantissimi altri. E’ la stessa storia di tanti paesi sudamericani che dopo la seconda Guerra Mondiale hanno ospitato e protetto i nazisti in fuga. Che sia successo in passato non vuol certo dire che debba ripetersi, anzi peggio se il nostro Paese ospitasse persone di questo genere, nel silenzio più totale oltretutto. E poi un governo che fa della “legalità” e “ della trasparenza” la sua bandiera come può tollerare una situazione come questa?

Un secondo elemento.

Tra i venezuelani scappati dal paese negli ultimi anni a causa dei problemi interni, due sono arrivati in Florida e da lì hanno raccontato cose orribili.

Mario Ivan Carratù Molina, vice Ammiraglio, già comandante della Casa Militar durante la presidenza di Carlos Andrés Pérez, – quella prima di Chávez –  e Alberto Franceschi tra i fondatori del partito socialista venezuelano dei lavoratori e già deputato eletto alla Costituente del 1999. Entrambi raccontano di un Venezuela che sarebbe sul punto di diventare una bomba pericolosissima per tutta l’America Latina e, soprattutto, per i vicini Stati Uniti. “Una miscela incandescente a base di cocaina e radicalismo islamico complice un governo non spettatore passivo ma esso stesso protagonista del business criminale del narcotraffico” sostengono.

Gli Stati Uniti, tramite la Dea e il Dipartimento del Tesoro Usa hanno accusato di essere narcotrafficanti personalità importanti del governo venezuelano: il vice presidente Tareck El Aissami. Gli sono stati congelati oltre tre miliardi di dollari e due aerei utilizzati per trasportare la cocaina dal Venezuela agli Stati Uniti, quantitativi enormi, secondo le stime 5mila kg al giorno. 42 anni Tarek el Aissami. Secondo gli USA è un “grande narcotrafficante”, e sarebbe  collegato agli Hezbollah che hanno sempre aiutato nel riciclaggio e nei documenti falsi.

“E poi c’è Diosdato Cabello, ex presidente dell’Assemblea Nazionale” che come ha detto Franceschi: “È il numero due di Chávez e vicepresidente del PSUV. È il vero stratega della fitta rete di riciclaggio attraverso banche e società controllate dal regime. Ci sono ampie prove per giustificare che sia una delle teste se non la testa del cartello de Los Soles. Il cartello prenderebbe il nome proprio dalle mostrine delle alte gerarchie militari venezuelane coinvolte”

“E poi– rincara la dose Carratù Molina – ci sono i nipoti del presidente Maduro arrestati nel 2015 ad Haiti con 800 kg di cocaina che volevano far entrare negli Stati Uniti”.

Ancora Franceschi spiega da dove arriva la droga in Venezuela che non è un paese riconosciuto tra i produttori: “Le Farc  – ‘Le forze armate rivoluzionarie della Colombia’- grazie a Chávez controllano ormai qualcosa come mezzo milione di kmq di territorio venezuelano. Qui hanno installato le loro rotte protette anche dai nostri militari che poi si spartiscono i profitti. Dal Venezuela la droga poi raggiunge gli Stati Uniti via America Centrale e Europa attraverso l’Africa occidentale e il Maghreb”.

“In realtà è dall’era Chávez che l’Iran ha letteralmente invaso il Venezuela per aggirare le sanzioni internazionali sul nucleare – spiega Mario Ivan Carratù Molina – perché siamo ricchi di uranio. Così negli anni Hezbollah si è fatto sempre più presente sul nostro territorio arrivando a dedicarsi anche al narcotraffico per finanziare la sua attività terroristica”.

Accuse pesantissime quasi tutte da verificare e confermare. Motivo per cui Donald Trump, che almeno come facciata fa tanto per combattere la droga ed il terrorismo internazionale, è stato il primo a gettarsi nella mischia venezuelana per far fuori Maduro, evidentemente a lui non più comodo. Ma ancora il nostro governo della “legalità” non potrebbe prendere l’occasione per far vedere che vuole combattere anche al di fuori dei nostri confini la droga, il terrorismo? O quanto meno far vedere che vuole vederci chiaro?

Eduardo Lubrano

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