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Sole caldo clima siccità

Che caldo che fa, per l’Ispra l’Italia è sempre più bollente

Anno dopo anno, l’Italia è sempre più avvolta in un caldo da fornace. Con le temperature che aumentano senza freni e il clima che conferma di essere imprevedibile. Il cambiamento climatico, dunque, non è un qualcosa di futuribile: è già tra di noi, come denunciano da tempo i Fridays for Future (qui l’intervista di Impakter Italia a un’attivista).

“Il 2019, con +1.56°C, è stato il 23° anno consecutivo con anomalia positiva (nel senso di più alta, non come valutazione ndr) di temperatura rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990”, spiega il rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il caldo è aumentato, i dati sono incontrovertibili: “Otto dei dieci anni più caldi della serie storica sono stati registrati dal 2011 in poi, con anomalie comprese tra +1.26 e +1.71°C”, sottolinea l’Ispra. Le uniche eccezioni dello scorso anno riguardo gennaio e maggio, che hanno registrato temperature leggermente più fredde: gennaio con -0.58°C e maggio con -1.49°C. Per il resto, negli alti mesi la temperatura media nazionale è stata molto più alta rispetto al livello medio: l’apice è stato  toccato a giugno, +3.82°C. Uno sbalzo impressionante. Ma in altri casi non è andata altrettanto male, con un clima bollente: ad agosto +2.60°C, dicembre +2.24°C e luglio +2.22°C.

Caldo e stagioni: i dati della ricerca

“Su base stagionale, l’estate (+2.88°C) e l’autunno (+1.77°C) risultano al terzo posto tra le più calde delle rispettive serie storiche; l’inverno e la primavera, invece, hanno registrato anomalie positive di temperatura più contenute”, osservano gli esperti dell’Ispra. Che aggiungono: “Tale andamento è analogo a quello della temperatura superficiale dei mari italiani. Il 2019, che si colloca al settimo posto dell’intera serie storica (+0.83°C), ha registrato anomalie positive in tutti i mesi ad eccezione di gennaio e maggio; quelle più marcate si sono verificate in estate e in autunno con un picco nel mese di luglio (+1.9°C)”.

Sia per il numero medio di notti tropicali (con temperatura minima maggiore di 20°C) che per quello di giorni estivi (con temperatura massima maggiore di 25°C), il 2019 è si colloca ai primi posti della serie dal 1961. “In particolare, il numero di notti tropicali è stato il secondo più elevato della serie dopo quello del 2003”, ribadiscono gli esperti.

Più pioggia e più caldo: clima impazzito in Italia

C’è poi un ulteriore elemento anomalo: una grande quantità di pioggia. “Le precipitazioni sono state superiori alla media soprattutto al Nord, dove l’anomalia annuale del 2019 (+21%) risulta essere la quinta più elevata di tutta la serie”, si legge nel rapporto. Ma non è un dato che fa sorridere: si tratta anzi della conferma di un clima impazzito, perché si è passati da mesi molto piovosi ad altri più secchi. “Maggio, luglio e soprattutto novembre sono stati caratterizzati da piogge abbondanti, estese a tutto il territorio nazionale, mentre a marzo e giugno sono state scarse in tutte le regioni”, evidenzia l’Ispra.

Inevitabilmente, il problema si pone sui periodi di siccità. Anche in questo caso lo studio dell’Istituto non fornisce spunti di rallegramento: “Riguardo agli indici climatici rappresentativi delle condizioni di siccità, i valori più elevati del numero di giorni asciutti nel 2019 si registrano a Catania (318 giorni); valori elevati si osservano anche in Pianura Padana, su Liguria di Levante, sulla costa toscana e del Lazio settentrionale, sulle coste adriatica, ionica e su gran parte di Sicilia e Sardegna”. Insomma, una situazione rovente. Nel vero senso della parola.

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