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Cellino Attanasio, meraviglia “nascosta” dell’Abruzzo

Cellino Attanasio è un piccolo borgo abruzzese di 2395 abitanti, situato a meno di venti chilometri dalla costa adriatica e a circa 15 a sud ovest di Teramo. Situato a 430 metri sul livello del mare, si trova in una posizione elevata, con una magnifica vista sulla campagna circostante, che si apre anche verso l’Adriatico.

Adagiato sulle colline a nord della regione, presenta un abitato costruito in gran parte in pietra. Conserva così il suo carattere medievale, coi suoi vicoli stretti, le strade a gradini e piccole piazze quasi nascoste nel parte più centrale. Una vera e propria fotografia dei secoli passati, dalla quale emerge la lentezza della vita rustica tipica di tanti centri rurali dell’Italia centrale.

Il borgo

I primi insediamenti risalgono all’età del bronzo. Ma come molti altri piccoli borghi della nostra penisola, in particolare dell’Appennino centrale, lo sviluppo urbano è avvenuto durante l’epoca romana. Mentre è nella successiva età medievale che Cellino Attanasio ha assunto la struttura attuale.

Molte antiche strutture mostrano un livello di conservazione che consente al visitatore di immaginare come si presentasse il borgo agli occhi degli abitanti e dei viandanti in epoca medievale. Tra queste, le mura di protezione e due torri di avvistamento, al tempo utilizzate per difendere il paese dagli attacchi di eventuali invasori. Tra gli edifici antichi è di grande interesse architettonico e artistico l’antico convento, con il suo bellissimo chiostro.

Cellino Attanasio, prelibatezze enogastronomiche e fervore imprenditoriale

La straordinarietà del paesaggio, la ricchezza enogastronomica, assieme alla vicinanza al Parco Nazionale d’Abruzzo e a una moltitudine di sentieri di montagna, ne fanno una meta perfetta per gli amanti del turismo lento e sostenibile. L’intera zona pullula di aziende vinicole e olearie, fattorie e tante altre realtà che stanno investendo con coraggio e dedizione per offrire un’alternativa ampia ed esaustiva al turismo di massa dei grandi centri urbani. “Abbiamo un approccio che guarda alla tradizione, relativamente alle colture impiantate e la tipologia di prodotto da creare.

Però cerchiamo di applicare il metodo innovativo grazie alla tecnologia, sia per facilitare i processi di lavorazione, sia per ridurre al minimo l’impatto di agenti esterni sui prodotti. Ad esempio in natura abbiamo delle cabine meteo che ci permettono di controllare le variazioni climatiche e quindi diminuire i trattamenti sulla materia prima, prevenendo malattie della pianta”. Così Federica D’Antonio, imprenditrice locale, che aggiunge: “ci serviamo sì della tecnologia, per fare in modo che la pianta e il frutto stiano al meglio e ridurre al minimo l’intervento umano, e anche di interventi manuali come la defogliazione mirata. Utilizziamo nuovi macchinari, una cisterna a basso volume che nebulizza i trattamenti, la tecnica di fertirrigazione, delle cisterne in acciaio per lo stoccaggio del vino, la cantina è termoregolata e l’uva viene raccolta in cassetta per mantenerla integra”.

Foto in copertina di Carlito Micolucci

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