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Catastrofi naturali

Catastrofi naturali: il prezzo di milioni di vittime e migliaia di miliardi

Le catastrofi naturali sono aumentate negli ultimi anni e rischia di aumentare ulteriormente. Costando milioni di morti e migliaia di miliardi all”economia. Inondazioni, terremoti, uragani spazzano via vite umane e cancellano cittadine e villaggi. Il rapporto The human cost of disasters: an overview of the last 20 years (2000-2019), dell’United nations office for disaster risk reduction (Unddr), indica come negli ultimi venti anni il problema si sia aggravato, flagellando alcune aree del pianeta più di altre. I dati sono chiari: nel ventennio 2000-2019 ci sono stati 7.348 disastri contro i 4.212 del ventennio 1980-1999. Un balzo preoccupante.

Le vittime sono aumentate a un milione e 230mila rispetto al milione e 190mila dei precedenti venti anni, con danni economici raddoppiati: sfiorano 3mila miliardi di dollari. Di questa cifra, il 45% è relativo alle Americhe (dagli Stati Uniti al Brasile), seguito dal 43% dell’Asia. L’Europa ha pagato “solo” il 9%; percentuale che ammonta comunque a 271 miliardi di euro. Il rapporto evidenzia, poi, che il maggior impatto economico è comportato dalle tempeste (47%), seguito dalle alluvioni (22%), spesso conseguenza delle tempeste stesse. Certo, su questi dati influiscono anche i devastanti terremoti (21%), che non sono prevedibili. Ma che comunque provocano maggior numero di morti nei Paesi più poveri, come sottolineato gli esperti.

Il costo di vite umane ed economico delle catastrofi naturali

Il costo di vite umane ed economico delle catastrofi naturali (Fonte: Unddr)

Catastrofi naturali: i Paesi più colpiti

“L’Asia ha subito il maggior numero di eventi disastrosi. In totale, tra il 2000 e il 2019, ci sono stati 3.068 catastrofi naturali in Asia, seguiti da 1.756 eventi nelle Americhe e 1.192 in Africa. Nel complesso, otto dei primi dieci Paesi per eventi catastrofici si trovano in Asia”, riferisce il dossier. In termini di Paesi colpiti a livello globale, la Cina (577 eventi) e gli Stati Uniti (467) sono in testa alla tragica graduatoria: a seguire India (321), Filippine (304) e Indonesia (278). “Questi Oaesi hanno tutti masse continentali vaste ed eterogenee e densità di popolazione relativamente elevate nelle aree a rischio”, sottolineano dall’Unddr. 

I Paesi più colpiti da Catastrofi naturali (Fonte: Unddr)

Il Rapporto 2020 prosegue: “Gli anni 2004, 2008 e 2010 si distinguono di più, avendo avuto oltre 200mila morti ciascuno. Il più grande evento singolo per numero di vittime è stato lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004, con 226.400 morti; il secondo evento più grande si è verificato nel 2010, quando un terremoto di 7.0 Richter ha colpito Haiti nel cuore della notte, uccidendo circa 222mila persone e creando milioni di sfollati. Nel 2008, il ciclone Nargis ha ucciso oltre 138.000 persone in Myanmar”.

E ancora: “Il numero medio di morti in tutto il mondo dal 2000 al 2019 è stato di circa 60mila all’anno. Dal 2010 non ci sono stati mega disastri (100mila morti) e nessun anno con oltre 35mila morti”. La governance del rischio di catastrofi naturali è così fondamentale. Questo, sottolineano dall’Unddr, si riferisce al modo in cui le autorità pubbliche, i dipendenti pubblici, i media, il settore privato e la società civile si coordinano a livello comunitario, nazionale e regionale per gestire e ridurre i rischi legati alle catastrofi e al clima.

Mega disastri dal 2000 al 2019 (Fonte: Unddr)

La sfida globale contro le catastrofi naturali

Dalle Nazioni Unite è arrivato un messaggio chiaro: “Le brutte situazioni possono solo peggiorare”. Per questo, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ribadito la necessità di seguire le indicazioni dei diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile. “Una buona governance del rischio di catastrofi significa agire sulla base della scienza e delle prove”, ha spiegato il numero uno dell’Onu. La questione è centrale: il rischio di catastrofi non è la “responsabilità esclusiva” delle autorità locali e nazionali. Lo sforzo deve essere globale, a cominciare dalla lotta all’emergenza climatica e il contrasto alla povertà. Due punti ineludibili nell’agenda politica internazionale.

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Tipologie di catastrofi naturali (Fonte: Unddr)

“Abbiamo bisogno di pianificare strategie che affrontino non solo i singoli rischi, come inondazioni e tempeste, ma anche quelli che rispondono al rischio sistemico generato da malattie zoonotiche, shock climatici e degrado ambientale”, ha spiegato Mami Mizutori, rappresentante speciale del Segretario generale per la riduzione del rischio di catastrofi (Unddr). Occorre un intervento complessivo, quindi. “Le buone strategie nazionali e locali – ha aggiunto Mizutori – per la riduzione del rischio di catastrofi devono essere politiche di collegamento multisettoriale, quali l’uso del suolo, i codici di costruzione, la sanità pubblica, l’istruzione, l’agricoltura, la protezione ambientale, l’energia, le risorse idriche, la riduzione della povertà e l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

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