Back

Castelvetere sul calore: tra carnevale, innovazione e Borgo diffuso

Il carnevale è un linguaggio universale, un momento di variopinto e multiforme dialogo delle comunità, un messaggio di rovesciamento dell’ordinario e del precostituito. È un indissolubile connettore mondiale, un minimo comun denominatore di paesi di origine cristiana che ripetono ogni anno il ribaltamento del quotidiano, attraverso lo strumento dell’inventiva concretizzato con il mascheramento. Castelvetere sul Calore è un esempio di carnevale celebrato in Irpinia: è giunto infatti alla sua 50esima edizione, proprio quest’anno.

Uno scorcio del centro storico di Castelvetere

Piccolo borgo rivitalizzato, Castelvetere rappresenta un modello di autentico rinnovamento, coerente alla sua natura territoriale, che rilancia con la parte storica del paese, un modello di accoglienza e ospitalità alternativa, noto a tutti come Borgo Diffuso di Castelvetere, crogiuolo di storia, scrigno di un affascinante passato mai andato in disuso. Si tratta di esempio di albergo orizzontale, di un valore esperienziale unico nel suo genere, espresso nei valori della sostenibilità ambientale, dell’autenticità e di integrazione alla cultura e alla comunità locale. Questo sistema turistico, esito degli studi di un docente riminese di marketing turistico, Giancarlo Dall’Ara, è la risposta al rilancio di un comune che venne messo in ginocchio da un devastante sisma avvenuto negli anni Ottanta, ad oggi proposta perfettamente riuscita.

Castelvetere ha già fatto un passo in avanti, di modernità e innovazione, lasciando inalterato il suo patrimonio interno, e puntando sugli elementi tradizionali come valore di slancio e rilancio. Il carnevale, a Castelvetere come in altre parti del mondo, è un perno essenziale di vitalità, proprio come è accaduto in un villaggio della profonda Spagna, Santiago De Arriba (Chantada (Lugo, Galicia, España), abitato da un paio di decine di persone, dove l’Entroido Riberao, carnevale in spagnolo, è il testimone di generazioni che rende attraente un luogo incorniciato dal silenzio devastante della natura. I mascheramenti tradizionali, dei Magaratos, vestiti con pelli animali, e dei Volantes, con maschera bianca, cinturone di campanacci in vita e abiti colorati, sono un’attrattiva locale di indiscutibile valore.

Le tradizioni, quindi, rappresentano il testimone di identità territoriale, che passa nelle mani di generazioni in generazione, afflato vitale delle comunità del sentimento della restanza.

Castelvetere: cenni di storia

Ma facciamo un passo indietro, per conoscere la storia del borgo in provincia di Avellino. Castelvetere sul Calore si trova nell’entroterra avellinese, ed è situato sulle pendici di un verde colle della media Irpinia, davanti al quale si apre un orizzonte vasto e meraviglioso che comprende 28 paesi e che fa di Castelvetere una “terrazza sull’Irpinia”. Il nome del paese deriva da Castellum, diminutivo di Castrum, e dall’aggettivo vetus. Il vecchio castello nei secoli ha subito numerose trasformazioni fino a giungere a quello attuale. Nonostante siano stati rinvenuti resti di insediamento di epoca romana, si ritiene che il paese sia di origine longobarda. I primi documenti certi risalgono alla metà del sec. XII: il toponimo di Castelvetere compare nel 1146 nel Codice Diplomatico Verginiano e nel Catalogus Baronum.

Attraverso i vari secoli si sono succeduti a Castelvetere varie famiglie, tra cui i Gesualdo, i Del Balzo, i Filangieri, i Caracciolo, i Ludovisi e, infine, i de Beaumont, che hanno governato dal 1676 fino all’eversione della feudalità, nel 1806. L’antico borgo è stato abbandonato a seguito del disastroso sisma che ha colpito l’Irpinia nel 1980, ma è stato oggi recuperato e trasformato in Albergo Diffuso, grazie ad un progetto pilota indetto dalla “Comunità Terminio-Cervialto”.

Una veduta panoramica di Castelvetere

Come può sopravvivere un piccolo borgo

Dal 2011 è sede dell’Associazione Culturale “La Ripa”, così denominata dal termine con cui viene chiamato il centro storico dagli abitanti del posto. L’obiettivo dell’organizzazione è “di riportare e/o rinnovare l’amore per le origini, le tradizioni e la cultura di tutti coloro che, vicini o lontani, tengono a cuore le loro origini castelveteresi e del loro paese sentono ancora il vincolo, gli affetti, le memorie”, con lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale di Castelvetere.

Carnevale, a in questo borgo irpino, è una delle tradizioni più note: si tratta di una manifestazione che risale al 1683, e che trovava espressione nella rivalità artigianale tra i due agglomerati di Castello e Pianura che, dopo la seconda guerra mondiale, presero il nome di Chiazza e Via Roma. Il carnevale castelveterese ha raggiunto il culmine negli anni ‘70 del 1900, quando le due “fazioni” si unirono con la nascita della Pro Loco: “la Viareggio del Sud” era una meta ambita nei giorni di carnevale per la meraviglia che suscitava grazie ai balletti, alle maschere e ai carri allegorici.

Una foto al tramonto a Castelvetere

Se l’essenza del Carnevale a Castelvetere sta nella volontà di voler creare qualcosa per la comunità, l’anima della Festa del 28 aprile è l’amore verso l’altro. Ogni anno, si commemora questo giorno il “Miracolo della Neve”, un fatto straordinario che si era rivelato nel momento in cui il popolo castelveterese aveva trovato un manto di neve che delineava un rettangolo su un prato. Si era avverato pertanto il sogno di una vecchietta del posto, alla quale era apparsa la Madonna delle Grazie, esprimendole il desiderio che venisse costruito un tempietto in suo onore.

La vecchietta, non era stata creduta dal curato a cui si era rivolta, e la Madonna le riapparve in sogno dicendole che avrebbe indicato con la neve il luogo in cui doveva essere costruita la chiesetta. Nel ‘500 una signora del posto, alla sua morte, regalò i suoi possedimenti affinché il raccolto venisse distribuito ai poveri: da qui nasce la tradizione di “dispensare” il pane benedetto, che oggi viene distribuito dalle “spunziatrici”, bambine vestite d’oro nel giorno del 28 aprile. Questa tradizione religiosa appartiene vivamente all’animo dei castelveteresi, al punto che la migrazione non riesce a sradicarla: puntualmente chi è lontano torna a casa in questi giorni, richiamato dall’amore per le sue origini. A Chatam, in Canada, la comunità emigrata da Castelvetere ha portato con sé questa usanza religiosa, che è divenuta veicolo di unione incorporea che supera le barriere geografiche.

Nella tradizione di Castelvetere si può poi fare esperienza, anche culinaria, imparare a preparare la “maccaronara”, tipica pasta fatta a mano, e “l’ucciolo” dalle signore del posto, oppure le maschere di cartapesta. Insomma si portano avanti le proprie tradizioni con gli strumenti a disposizione. Ma il suo presupposto è il diritto di “restanza”: restare sul proprio territorio.

Articolo di Valentina Taccone, Associazione Mater.ia, Roberto Sullo e Samantha Mongiello, Associazione di promozione culturale ‘La Ripa’

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup