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Castello di Valcasotto: restaurato ma chiuso al pubblico

Castello di Valcasotto, Piemonte, tra Garessio e Pamparato in provincia di Cuneo. Uno degli esempi di paradossi italiani nella conservazione ed utilizzo del patrimonio storico ed architettonico.

Partiamo dall’inizio. La valle, Valcasotto, era disseminata di piccole case – da qui il nome – dove i monaci certosini si ritiravano per la preghiera. Nel 1172 i monaci vi fondarono una certosa che nel 1754 prese le forme che oggi si possono ammirare grazie al lavoro dell’architetto Bernardo Vittone.

Carlo Alberto di Savoia attratto dalla bellezza dell’edificio lo acquistò – dopo che all’inizio dell’800 le truppe di Napoleone lo avevano rovinato e quasi distrutto –  per farne una residenza di caccia molto sfruttata da Vittorio Emanuele II, notissimo per essere un cacciatore, e da sua figlia, la principessa Maria Clotilde, che vi passava le estati. Progressivamente la famiglia abbandonò il castello fino a che Umberto I non lo cedette ai privati nel 1881.

Castello di Valcasotto: la facciata

Una decina di anni fa la Regione Piemonte ha acquistato il complesso ed ha avviato i lavori di restauro che oggi sono completati. Dunque potrebbe essere finalmente riaperto al pubblico uno dei complessi architettonici, storici e naturalistici (ci sono un parco ed un bosco che circondano il castello) più belli della Regione e d’Italia. Già oggi nonostante i cartelli segnalino i pericoli di avventurarsi in una zona chiusa, sono tantissimi i turisti ed i curiosi che si avventurano fino alle mura del castello per ammirarlo dall’esterno. Una data presunta di apertura è quella del 2021 e sembra essere suffragata dal sopralluogo che lo scorso 25 ottobre alcuni dirigenti ed assessori della Regione Piemonte hanno effettuato al Castello.

Castello di Valcasotto: un particolare della struttura

Abbiamo preso contatto con la struttura che è in ottimo stato di conservazione e che per il completo recupero necessita di tre assi d’intervento: il restauro della cabina elettrica, il sistema antincendio e il restauro della cappella reale. Terminati questi appalti che richiederanno almeno dodici mesi, non si potrà più perdere un giorno per l’apertura e recuperare i sette anni persi. Questo è un bene di proprietà regionale che se adeguatamente valorizzato può portare ricadute economiche positive sul territorio”.

Lo ha detto il presidente della Commissione Cultura della Regione, Paolo Bongioanni, Ci sarebbero fondi disponibili da parte del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), in parte già utilizzati per i primi lavori svolti al Castello.

Oltre al vicepresidente della Commissione, Daniele Valle, al sopralluogo erano presenti i sindaci di Garessio e Pamparato, Ferruccio Fazio e Franco Borgna, il prefetto di Cuneo Giovanni Russo e i rappresentanti delle banche e di altre realtà del territorio ed anche del Centro del restauro di Venaria (che ha restaurato numerosi beni e arredi della Reggia). Sono stati illustrati i vari interventi già eseguiti nella struttura esterni ed interni.

Tenuto conto che tutti gli interni sono stati restaurati e sono conservati alla Fondazione Venaria, insieme al presidente Bongioanni, abbiamo definito un Odg affinché il Consorzio delle residenze reali di Venaria sia lo strumento per organizzare la gestione e la promozione del Castello di Valcasotto”, ha detto Valle.

Non resta che sperare.

 

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