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Campi fascisti: deportazione, tortura e sterminio

Campi fascisti. Luoghi di deportazione, confino, lavoro forzato, tortura e sterminio.
Gli internati erano oppositori politici, minoranze etniche e più in generale chiunque risultasse sgradito alla dittatura di Benito Mussolini. Ecco dove si trovavano i campi fascisti. Quanti erano e quali funzioni avevano.

Dove si trovavano i campi fascisti

I campi fascisti erano dislocati in tutto il territorio italiano, nei Balcani, lungo le coste e nel primo entroterra del Nord Africa tra Tunisi e Alessandria d’Egitto. Ma non solo. Ve ne erano anche in Francia (vicino al confine con l’Italia), in Corsica e in Grecia.

Quanti erano, quali funzioni avevano e da chi erano diretti

I campi fascisti ad oggi accertati erano 1102. Queste strutture erano diverse per funzione. Tra l’Italia e l’estero vi erano 48 campi di deportazione, 28 di detenzione, 13 di esecuzione per rappresaglia, 247 di internamento, 13 di interrogatorio e tortura, 21 di lavoro coatto, 62 di lavoro obbligatorio per prigionieri di guerra, 3 di punizione, 4 di rieducazione e 1 adibito a Tribunale di Guerra. Molte strutture hanno svolto più funzioni e pertanto non sono ascrivibili a una sola tipologia. Altre invece hanno avuto una o più funzioni ancora oggi in via di definizione. I centri di potere responsabili della gestione dei campi erano i vertici del Regio Esercito, il Ministero degli Interni, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Colonie, il Ministero di Grazia e Giustizia e l’OVRA (la Polizia segreta fascista)

I campi fascisti da prima della guerra all’Armistizio

Dalla fine degli anni Venti al 1940 le varie “soluzioni” di privazione della libertà personale erano destinate ai prigionieri delle guerre coloniali in Africa e in Jugoslavia e per i più attivi oppositori interni. Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia fascista a fianco del Nazismo, giunge a compimento la mostruosità iniziata due anni prima con le leggi razziali. Sono creati i primi campi di concentramento, destinati oltre che ai “civili pericolosi” anche agli ebrei stranieri. Vengono istituiti da un decreto legge firmato da Benito Mussolini il 4 settembre 1940. Ben presto la caccia all’uomo si allarga alle minoranze etniche in generale e a tutti gli antifascisti.

Campi di smistamento e di sterminio: l’orrore dell’Italia fascista

Le cose peggiorano di nuovo nel tragico biennio 1943-1945. Dopo l’Armistizio (8 settembre 1943), l’occupazione nazista dell’Italia centro-settentrionale “favorisce” l’intensificazione dell’utilizzo della deportazione e della detenzione. La brutalità del trattamento degli internati aumenta ulteriormente. La Repubblica di Salò, staterello fantoccio a guinzaglio del Nazismo, gioca un ruolo di primo piano nella creazione dei cosiddetti campi di smistamento, situati a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Fossoli (Modena), Grosseto e Bolzano-Gries. Attraverso queste strutture i prigionieri vengono trasferiti nei campi di sterminio in Germania. L’orrore raggiunge l’apice quando in Friuli Venezia Giulia, territorio annesso dal Reich, viene creato nel comune di Trieste l’unico campo di sterminio italiano: la Risiera di San Sabba.

Redazione

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