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sostenibilità

Cambiamento climatico: l’approccio Science based al problema

Il 2020 è stato l’anno più caldo di sempre, e il cambiamento climatico non sta per nulla arretrando, nonostante gli accordi di Parigi (formalmente ratificati dall’UE nel 2016) imporrebbero azioni per contenere l’aumento della temperatura mondiale ben al di sotto dei 2°C. Sebbene sia sempre più probabile che venga approvata una legge europea sul clima (con l’European Green Deal) per arrivare entro il 2050 a emissioni zero nel nostro continente, al momento i dati non sono per nulla rassicuranti, secondo quanto registrato dal programma Copernicus relativamente all’anno appena trascorso.

I dati del programma Copernicus

 Copernicus è un vasto programma dell’Unione Europea di osservazione del nostro pianeta che raccoglie informazioni su diversi parametri: atmosfera, ambiente marino, territorio, sicurezza, emergenze e cambiamenti climatici. Il servizio C3S è proprio quello che si occupa di analizzare i cambiamenti climatici e di fornire in merito informazioni coerenti e autorevoli, basandosi sul Programma mondiale di ricerca sul clima (WCRP) e grazie alle informazioni rilevate dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. C3S ha rilevato un quadro piuttosto drammatico della situazione del pianeta nell’anno appena passato. Il 2020 è stato insieme al 2016 l’anno più caldo di sempre, registrando temperature medie di 0,4°C superiori rispetto al 2019 e concentrazioni di CO2 in atmosfera in aumento di circa 2,3 ppm/anno. La decade 2011-2020 è stata quella che ha fatto registrare il maggior aumento di temperature globali: superiore di 0,6°C rispetto agli anni 1981-2010 e di ben 1,25°C rispetto al periodo 1850-1900. Carlo Buontempo, Direttore del C3S, commenta sul sito ufficiale: “Il 2020 si distingue per il suo eccezionale calore nell’Artico e un numero record di tempeste tropicali nel Nord Atlantico. Non sorprende che l’ultimo decennio sia stato il più caldo registrato, ed è ancora un altro promemoria dell’urgenza di riduzioni ambiziose delle emissioni per prevenire impatti climatici negativi in ​​futuro“. Gli eventi climatici estremi avvenuti nel 2020 ci fanno capire che il tempo sta scadendo. Ma come agire praticamente? Oltre alle iniziative istituzionali, statali e sovrastatali, sono state implementate anche nuove metodologie rivolte alle aziende, che possono così intraprendere azioni concrete per avvicinarsi all’obiettivo delle emissioni zero.

L’iniziativa Science Based Targets

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Science Based Targets è un’iniziativa basata sulla scienza che guida la transizione a emissioni zero per oltre 1000 aziende mondiali (tra cui 17 italiane) nata da una partnership tra CDP, United Nations Global Compact, World Resources Institute e WWF. Grazie a provvedimenti che possono anche far risparmiare denaro alle aziende e grazie a un impegno concreto per la sostenibilità, l’iniziativa punta a dare a queste aziende non solo i metodi per inquinare di meno, ma anche un riconoscimento in termini formali che potrebbe portare i consumatori più consapevoli a tenerne conto per gli acquisti futuri, fornendo così una carta importante da giocare alle aziende in termini di competitività sul mercato. Secondo Science Based Targets infatti, ci sono almeno sei conseguenze positive per ridurre le emissioni: oltre alla brand reputation e alla competitività di cui si è già parlato, vengono citati anche la maggiore fiducia degli investitori in aziende che si preoccupano per il clima, l’essere già pronti rispetto alle future regolamentazioni obbligatorie, l’attenzione all’innovazione e il risparmio. Le aziende per partecipare al programma devono concepire in massimo 24 mesi un programma sui cambiamenti da apportare in un minimo di 5 a un massimo di 15 anni. Con la guida di SBT, una volta approvato il programma l’azienda verrà guidata nel processo di attuazione e di dissemination dei risultati.

 

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