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antonio lubrano

Cambia il clima ma non l’amore per i fiori

Una domanda all’apparenza stravagante: in un paese come il nostro, dove si va formando gradatamente una coscienza ecologica, qual è attualmente il rapporto fra gl’italiani e i fiori? La risposta ce la fornisce una recentissima ricerca di mercato. E le sorprese non sono poche. Ecco la prima: il 40% dei nostri connazionali si dedica al giardinaggio. Così come il 38% – una percentuale vicinissima alla prima -compra volentieri piante e fiori. In molte famiglie poi, sia al nord che al sud, c’è una vasca di erbe aromatiche: il 51%. E qual è il fiore che preferiamo su tutti? E’ persino troppo facile rispondere: la rosa. Seguono,nella classifica delle simpatie: le viole, i gladioli, le calendule, i gigli.

La ricerca soddisfa anche certe piccole curiosità. Esempio: quali fiori offriamo per una laurea? Rose e alloro.E per una prima comunione? Gigli, lilium e rose bianche. A Pasqua il fascio di giacinti, narcisi e tulipani sembra quasi d’obbligo. Va da se che la mimosa compare puntuale solo per la festa della donna. Una curiosità: i  crisantemi, come sappiamo, sono riservati ai defunti ma pare che sia una scelta esclusivamente italiana. Altrove nel mondo rappresentano la gioia: lo avreste mai immaginato?

    Il nostro Paese è anche tra i maggiori esportatori di fiori: siamo al quinto posto dietro Olanda, Colombia, Ecuador e Kenya. Lungo la penisola esistono 27mila aziende che producono fiori, con centomila addetti. Per dirla in soldoni questo settore vale 2,5 miliardi di euro.

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Per fortuna i vertiginosi mutamenti climatici non hanno inciso – almeno finora così pare – sulle fioriture stagionali. Le rose come i gigli, giusto per citare due sole specie, continuano a fiorire nei giorni giusti, in un tempo – va detto – nel quale certe stagioni hanno perso i segni che le annunziano. Pensiamo per  esempio, alla primavera (ora che siamo in autunno)e alle rondini: che fine hanno fatto?  Un’amara verità emerge dagli studi che gli esperti di clima conducono da tempo. Pare dunque che nell’arco di dieci anni il numero delle rondini che vengono a trascorrere in Europa la stagione dei fiori sia diminuito del 40% . Loro che ai primi freddi invernali migrano in Sud Africa volando per undicimila km, adesso scelgono altre rotte.

Qual è la causa di questo – come chiamarlo – “tradimento”? Le risposte degli studiosi del fenomeno non sono tutte concordi. Per esempio c’è chi attribuisce la rarefazione degli stormi ad alcuni volatili che attaccano le rondini: la cornacchia grigia e la gazza. Ma pochi credono a questi uccelli assassini. Così come sono assai rari i casi in cui il colpevole è l’uomo.  La tesi più accreditata, comunque, indica come veri colpevoli i pesticidi e – c’era di indovinarlo? – i frequenti mutamenti climatici. ”Partirono le rondini/dal mio paese freddo e senza sole..” : così diceva tanto tempo fa una vecchia canzone anticipando il futuro.

 

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