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Fiume Po

Siccità: il fiume è dimezzato, la secca del Po preoccupa

Per la secca del Po sembra fine estate, ma è solo inizio primavera. Una siccità che preoccupa, perché il calo è quantificato intorno al 45% rispetto alla media della stagione (su Impakter Italia abbiamo già parlato qui dell’impatto dell’emergenza climatica sui fiumi). Quasi la metà. Quindi se non arrivano le piogge, si prospetta un’estate molto difficile. Il mix di temperature molto elevate all’inizio di primavera e le poche precipitazioni hanno fatto scattare l’immediato allarme. Gli agricoltori di Piemonte ed Emilia-Romagna, ma anche di Veneto e Lombardia, sono stati costretti alle irrigazioni di soccorso. L’impatto sul settore rischia di essere notevole.

I numeri della secca del Po

La Coldiretti ha fornito alcuni numeri significativi:

“Al Ponte della Becca nel Pavese il livello idrometrico del fiume Po è di -2,66 metri, praticamente lo stesso registrato all’inizio di agosto nel 2020con la portata del Grande Fiume, scesa per la prima volta quest’anno sotto la soglia dei mille metri cubi al secondo, con un -24% rispetto alla media del periodo. Situazione idrica di profondo rosso anche per i fiumi dell’Emilia Romagna, tutti abbondantemente sotto la media mensile, dall’Enza, al Secchia, dal Reno alla Trebbia”.

E il problema riguarda anche altre città:

“La carenza idrica riguarda anche il lago di Como al quale mancano solo 20 centimetri prima di raggiungere il minimo storico di sempre con un riempimento di appena l’8,8% contro una media del 63,8%”.

L’allarme degli esperti

L’Autorità di bacino ha messo nero su bianco le proprie preoccupazioni sulla secca del Po:

“Un quadro preoccupante, soprattutto se si considera che anche il grosso del prelievo dell’irrigazione è soltanto all’inizio della stagione. L’andamento non stupisce se raffrontato a quanto accaduto negli anni più recenti, ma si scosta drasticamente col passato a dimostrazione del mutamento dei fenomeni, della loro tempistica e delle loro ripercussioni”.

Il problema diventa centrale: per quanto il Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche noto come Recovery Plan, possa investire sulla questione, è necessario individuare delle soluzioni di emergenza. Nell’attesa che la pioggia possa fari tirare un sospiro di sollievo.

La Coldiretti entra nel dettaglio su quali colture sono in pericolo:

“In Emilia Romagna sono scattate le irrigazioni di soccorso da Parma sui campi seminati a Ferrara negli impianti di fragole e nei vivai, da Modena sulle piantine di pomodoro e di meloni a Ravenna su ortaggi e verdura, kiwi e vigneti fino a Piacenza su cipolle, mais e frumento. In Veneto il ricorso all’acqua d’emergenza è scattato per i campi già seminati di orzo e frumento e persino per i prati in particolare sulla la fascia Pedemontana e l’Alta Trevigiana ma anche l’area della Bassa Padovana lungo l’Adige, nella zona di Barbona, Vescovana, Granze e Stanghella”.

Emergenza e interventi strutturali

Dunque, prima l’emergenza e poi un intervento deciso, nella direzione dello sviluppo sostenibile per ambiente e agricoltura. “Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie abbiamo elaborato e proposto per tempo un progetto concreto immediatamente cantierabile”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. “Si tratta – aggiunge il numero uno dell’associazione degli agricoltori – di un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale”.

Nel dettaglio bisogna prevedere una rete di piccoli invasi, caon basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio. In questo modo sarebbe privilegiato il completamento e il recupero di strutture già presenti, oltre a garantire la progettualità da avviare “con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo e ottimizzare i risultati finali”, conclude la Coldiretti.

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