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Caccia ai bracconieri

L’obiettivo 15 dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibileVita sulla Terra –  contiene al suo interno 15 target. Al numero .7 c’è scritto :”Adottare misure urgenti per porre fine al bracconaggio ed al traffico di specie di flora e fauna protette e affrontare sia la domanda che l’offerta di prodotti della fauna selvatica illegali“. Bracconaggio : cacciare in aree protette, sparare ad animali tutelati dalla legge, come i rapaci, i lupi e gli orsi; superare il limite di prede consentite per quel giorno o per quella stagione; cacciare senza licenza, o con la licenza scaduta; usare armi non registrate, o illegali, o modificate in maniera illecita; cacciare da un’automobile; o con trappole, richiami elettronici.

Il reato è quello di furto comune, in questi casi chiamato anche furto venatorio, ed è punito con la pena della reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 103 a 1.032 euro. Perchè ne parliamo qui? Perchè la caccia in Italia, quella legale, ha un valore storico ed economico di grande rilevanza. E di conseguenza il bracconaggio ha raggiunto cifre non più sostenibili da un paese civile che vuole rispettare la sua fauna.

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Le cifre

Quelle legali dicono che oggi i cacciatori, quelli che si sono messi in moto lo scorso 30 settembre e dovranno fermarsi il prossimo 31 gennaio (salvo deroghe o diverse decisioni delle Regioni) sono circa 700mila, in fortissimo calo rispetto al milione e mezzo di qualche anno fa: meno prede e tasse sempre più alte per l’esercizio dell’attività venatoria sono alla base di questa scomparsa di cacciatori.

La legge di riferimento è la 152 del 1992 che fissa la quantità di animali che si possono prelevare dal loro ambiente durante la stagione (i calendari sono fissati da ogni Regione all’interno delle due date di partenza e termine). Però qui ci sarebbe già un primo intoppo perchè la legge indica un numero di prede superiore a quello che effettivamente c’è sul territorio nazionale: si parla di un miliardo e mezzo di animali. Dove sono?

Il settore della caccia ogni anno muove da solo circa 2 miliardi e mezzo di euro e come indotto si arriva ad altri due miliardi. Cifre importanti dietro le quali c’è il lavoro di migliaia di persone e famiglie, spesso si tratta di artigiani che qualcuno vorrebbe cancellare con un colpo di spugna senza pensare a cosa fare di queste persone e come “sostituire” questo movimento di denaro che è una risorsa per il Paese. Quello che invece va combattuto senza quartiere, come dice il target 15.7 dell’Agenda Onu è il bracconaggio.

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Il pettirosso

Un uccellino delizioso che è il simbolo dell’attività illegale e vigliacca dei bracconieri. Il pettirosso è la specie protetta più cacciata in Italia, protetta tanto dalla legge 157/92 quanto dalla Direttiva Uccelli eppure ogni anno se ne fa una strage perchè la sua carne è particolarmente adatta a certi piatti tipici della tradizione gastronomica di alcune aree del nostro paese.

Il rapporto annuale del CABS, il Comitato internazionale che registra i casi di bracconaggio, , dice che nei 134 giorni della scorsa stagione venatoria, in Italia sono stati denunciati 515 casi di bracconaggio e 921 persone. Ci sono stati 460 abbattimenti di specie particolarmente protette come i pettirossi, le aquile, i cardellini, ed anche 16 lupi e una rara cicogna nera. Nel rapporto si evidenziano anche 209 casi di trappolaggi che vengono effettuati con meccanismi particolarmente crudeli. Intorno al bracconaggio ci sono forti interessi economici: le pregiate carni selvatiche di cinghiali, cervi e altri ungulati (mammiferi erbivori in cui le falangi, o l’unica falange, sono rivestite da zoccoli anziché da unghie) finiscono nei ristoranti anche per vie illegali; così come succede per migliaia di uccelli di piccola taglia che finiscono allo spiedo o in piatti tradizionali che possono arrivare a costare al cliente molte decine di euro. C’è poi il commercio di uccelli “ornamentali”, quelli canori, che vengono catturati illegalmente in natura per poi essere rivenduti ed esposti in gabbia.

Nel 2020 il calcolo – che è difficile vista la natura nascosta di questo fenomeno – racconta di circa 8 milioni di animali abbattuti illegalmente: aquile, cicogne, falchi, fringuelli, cardellini,  ma anche specie rarissime, come l’ibis eremita, lupi, orsi.

 

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