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Italia del riciclo

Buone notizie dall’Italia del riciclo

L’Italia del riciclo esiste e funziona benissimo. Di più. A livello europeo si conferma all’avanguardia per quanto riguarda i flussi delle raccolte differenziate che hanno sostanzialmente tenuto, con alcune filiere del riciclo che hanno già raggiunto in anticipo gli obiettivi fissati,  mentre su altre, soprattutto nel primo semestre, hanno maggiormente pesato le restrizioni per il contenimento del COVID-19 e il calo della domanda, con un recupero solo parziale nella seconda parte dell’anno. Nonostante la crisi delle strutture destinate al recupero ed al riciclo come abbiamo denunciato qui.

Questo panorama idilliaco emerge da un rapporto che si chiama proprio “L’Italia del riciclo”promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE UNICIRCULAR (l’Unione Imprese Economia Circolare) con i dati dell’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale.

Il Rapporto da anni registra una crescita costante delle quantità di rifiuti riciclati che, stando ai dati, è stata solo rallentata dall’arrivo della pandemia. Nonostante la crisi, infatti, il riciclo degli imballaggi nel 2020 si è mantenuto su un buon livello, con circa 9,6 milioni di tonnellate avviate a recupero di materia (dato stabile rispetto al 2019). Il tasso di riciclo è salito al 73% dell’immesso al consumo, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

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La crescita settore per settore

Ecco cosa si legge nel riassunto del Rapporto, dei vari settori presi in esame.

Il tessile è uno dei settori più importanti della manifattura italiana, insieme alla meccanica e all’alimentare: la fabbricazione e il confezionamento di prodotti tessili e articoli di abbigliamento rappresentano infatti, rispetto all’intera branca industriale, il 13% delle imprese e il 9% degli addetti.

Il Piano d’azione europeo 2020 sull’economia circolare ha individuato, non a caso, il tessile tra i settori prioritari annunciando, tra le altre cose, la pubblicazione di una Strategia sui tessili entro il 2021. Nell’ambito del Piano italiano di ripresa e resilienza, una specifica linea di investimento si propone inoltre di potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di gestione contribuendo al raggiungimento del 100% di recupero nel settore tessile. In fase di recepimento delle direttive rientranti nel pacchetto europeo sull’economia circolare, l’Italia ha infine fissato al 2022 l’avvio della raccolta differenziata per i tessili (D.Lgs. 116/2020), anticipando la soglia stabilita a livello comunitario per il 2025.

Il settore tessile produce in totale circa 480.000 t di rifiuti nel 2019, per il 96% di tipo non pericoloso; circa la metà proviene dall’industria tessile, seguita dalla raccolta urbana che incide per il 30%. A confronto con il 2010, i rifiuti del settore complessivamente sono in deciso aumento (+39%), con gli urbani che addirittura triplicano nel periodo considerato; i pericolosi, quota comunque minoritaria del totale, si sono invece quasi dimezzati tra il 2010 e il 2019.

L’industria cartaria italiana con il 10% della produzione realizzata in Europa, si colloca nel 2020 al terzo posto dopo Germania e Svezia, confermando posizioni di particolare rilievo nelle produzioni di carte per usi igienico-sanitari (20,4% dei volumi realizzati nell’area), carte e cartoni per packaging, (10% circa dei volumi). L’Italia è il secondo principale utilizzatore europeo di carta da riciclare (10,9% dei volumi europei) dopo la Germania e prima della Francia.

Nel 2020 il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, ha avviato a riciclo 2,4 Mt di carta e cartone, il 69,6% della raccolta comunale nazionale. Rispetto al 2019 le quantità gestite sono aumentate di quasi 400 kt (+19%). Questo dato è dovuto alla somma di tre fattori: nuove convenzioni, crescita della raccolta innanzitutto al Sud, ma soprattutto la decisione di molti convenzionati di riportare nell’ambito del contratto con COMIECO quote di materiale prima gestito fuori dalla convenzione. Nel 2020 il Consorzio ha gestito 1,45 Mt di imballaggi (178 kt in più rispetto al 2019) e oltre 980 kt (+28%) di frazioni merceologiche similari (carta grafica) nel mix di raccolta presa in carico.

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Il processo di recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro ha il fine prioritario di produrre un rottame “pronto al forno” che, persa la qualifica di rifiuto (ai sensi del Regolamento End of Waste n. 1179/2012) e potendo garantire standard qualitativi adeguati allo scopo, è impiegato in vetreria come MPS (Materia Prima Secondaria) in grado di sostituire le materie prime vergini in vetro. Affinché il trattamento dei rifiuti di imballaggio in vetro consenta il successivo riciclo è però necessario garantire, all’origine, una buona raccolta differenziata. Solo così è possibile massimizzare le quantità avviate a riciclo minimizzando gli scarti di materiale da smaltire in discarica. La maggior parte del vetro riciclato nel nostro Paese proviene dalla raccolta differenziata degli imballaggi svolta su superficie pubblica. Il riciclo (chiuso) dei rifiuti di imballaggio in vetro nella produzione di nuovi imballaggi è l’unico canale in grado di assorbire tutti i quantitativi oggi provenienti dalla raccolta differenziata nazionale.

Nel 2020 la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio in vetro è risultata in crescita del 3%, passando a 2.396 kt dalle circa 2.336 kt del 2019. Di queste, 2.104 kt sono imputabili alla gestione consortile e le restanti 292 kt alla gestione indipendente, di cui 2 kt attribuibili alla raccolta da superficie privata e 290 kt da superficie pubblica. La filiera del vetro nel 2020 ha avviato a riciclo il 79% degli imballaggi immessi al consumo registrando, in valore assoluto, un aumento dell’1,3% rispetto al precedente anno. La quota di riciclo imputabile alla gestione consortile è pari all’84% del totale.

L’imballaggio, che rappresenta lo sbocco di gran lunga più importante delle plastiche vergini, ha fatto registrare nel 2020 un andamento in contrazione. Il quantitativo complessivo di imballaggi in plastica immessi al consumo sul territorio nazionale è pari a 2.209 kt (-5% rispetto al 2019), rappresentato per il 43% da imballaggi flessibili e per il 57% da imballaggi rigidi. A livello di polimeri il grosso del consumo è coperto dal polietilene, indirizzato prevalentemente all’imballaggio flessibile, dove la sua quota arriva al 74%. Considerevoli quantitativi di consumo si hanno anche per PET e PP, che si rivolgono soprattutto all’imballaggio rigido. Tra gli altri materiali sono in buona crescita i volumi la cui quota è intorno al 3%. Per quanto riguarda la funzione degli imballaggi, vi è la netta prevalenza dell’imballaggio primario, che copre il 69% del consumo complessivo, mentre l’imballaggio secondario arriva quasi al 7% del totale. Il canale domestico è nettamente prevalente tra i canali di formazione dei rifiuti (64%), mentre i quantitativi di industria e commercio arrivano nel complesso al 36% del totale.

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L’immesso al consumo degli imballaggi di legno per l’anno 2020, con 3.000 kt immesse, registra un decremento del 7% rispetto al 2019, pari a 231 kt. Le tipologie principali di imballaggi in legno sono rappresentate da: pallet, imballaggi industriali (casse, gabbie, bobine) e imballaggi ortofrutticoli. La crisi sanitaria da Covid-19 ha stravolto i comportamenti di spesa delle famiglie italiane, determinando forti differenziazioni tra i comparti di spesa e i canali di acquisto. Nel 2020 si è osservata una marcata riduzione dei servizi legati alla mobilità e socialità, mentre sono risultati in crescita i beni essenziali (alimentari, igiene personale e casa) e i beni/servizi tecnologici legati alle nuove esigenze di vissuto in casa.

Gli imballaggi in legno presenti nella raccolta differenziata e riconducibili al circuito domestico rappresentano quantitativamente una quota marginale, anche se variegata per tipologia (prevalentemente cassette per prodotti ortofrutticoli, cassette di pregio per vini, liquori e distillati, piccole cassette per alimenti e tappi in sughero)sul totale degli imballaggi utilizzati.

L’impiego degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato è per oltre il 90% destinato al settore alimentare. Sono imballaggi in alluminio, per esempio: lattine per bevande (soft-drink, energy drink e alcolici); bottiglie per bevande e per alimenti (soft-drink e alcolici, olio); scatole per alimenti (tonno, carne, pesce); bombole aerosol (profumi, lacche, panna); chiusure per bottiglie e vasi (acque, oli, vini, superalcolici); tubetti (concentrato pomodoro, maionese, pasta acciughe); vaschette (cibi pronti, surgelati); foglio sottile (cioccolato, coperchi yogurt, imballaggio).

Circa il 70% dell’immesso al consumo di imballaggi in alluminio è destinato al consumo domestico e il restante30% confluisce nel canale Hotellerie, Restaurant, Catering (Ho.Re.Ca.). Le quantità conferite nel corso del 2020 hanno registrato un calo del 15% rispetto all’anno precedente.

l risultato di riciclo pari a 47 kt di imballaggi di alluminio riciclate nel corso del 2020 (-8% rispetto al 2019), se rapportate al totale degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato nazionale nello stesso periodo, portano la percentuale di riciclo al 69%, valore in calo di 1 punto percentuale rispetto al risultato raggiunto nell’esercizio 2019 ma comunque superiore agli obiettivi fissati per il 2025 (50%) e per il 2030 (60%).

Qui il rapporto completo

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