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Brutalismo: l’architettura d’avanguardia in rovina

Brutalismo. La corrente architettonica d’avanguardia che ha partorito edifici surreali, talvolta assurdi, spesso dimenticati e abbandonati all’incuria. Ecco un esempio di brutalismo italiano.

Brutalismo, innanzitutto cos’è

Brutalismo è la denominazione della corrente architettonica nata in Inghilterra a metà degli anni Cinquanta, la cui missione era superare lo stile architettonico allora d’avanguardia, creato a sua volta a cavallo tra le due guerre mondiali: il Movimento Moderno. Questa forma di avanguardia dell’avanguardia si prefiggeva di realizzare edifici dalle forme nette e al contempo di valorizzare esteticamente “i materiali grezzi della costruzione, come il cemento e l’acciaio, lasciati volutamente esposti”. Si tratta di un’architettura elementare e ripetitiva.

La “casa albero” di Fregene, un esempio di brutalismo in Italia

Progettata da Giuseppe Perugini e Uga de Plaisant, l’opera fu costruita verso la fine degli anni Sessanta. Praticamente sul viale del tramonto dell’apogeo brutalista. Si tratta di un nido futuristico in calcestruzzo, incastonato nel verde della pineta di Fregene, adiacente al litorale del Lazio. Oggi versa in stato di assoluto abbandono.

Tuttavia, il sito desta l’interesse o anche solo la curiosità di molti. Fotografi, studiosi e visitatori di passaggio sono soliti scavalcare la recinzione per andare a visitarla. Purtroppo anche i vandali hanno fatto più volte tappa alla Casa Albero di Fregene. Ma oggi, Raynaldo Perugini, figlio del progettista, architetto e docente come il padre, si è attivato con l’intenzione di promuovere il recupero del sito. Queste le sue parole: “mi è sembrato necessario procedere alla stesura di un programma corredato da una stima dei lavori per il suo ripristino.

Penso anche alla formazione di una sorta di comitato scientifico di esperti, soprattutto nel campo delle tecnologie dei materiali più attuali. Questo potrebbe essere un modo di trasformare il recupero di un bene architettonico come la “Casa Albero” in un evento culturale concreto.

Qualche cenno di storia

Il momento di gloria del brutalismo è durato un quindicennio, praticamente dalla nascita fino alla fine degli anni Sessanta. America e Europa sono le aree del mondo dove il brutalismo ha avuto maggiore successo. Entra poi in crisi negli anni Settanta, surclassato dal nuovo arrivato: il post-modernismo. Tuttavia, tra alti e bassi, il brutalismo non è mai del tutto scomparso dalla scena. E proprio ai giorni nostri sembra oggetto di un rinnovato interesse. Non è così però per l’eredità che ci hanno lasciato i primi brutalisti. Spesso i loro edifici sono finiti nel dimenticatoio, consumati dal tempo e dall’incuria, quando non distrutti dal vandalismo. 

L’idea alla base: “più forma che sostanza”

Antesignano del brutalismo è stato nientemeno che Le Corbusier. Proprio lui. Celeberrimo maestro del Movimento Moderno e considerato tra i padri dell’urbanistica moderna, Le Corbusier anticipò alcuni canoni della corrente che avrebbe dovuto superarlo. Nella sua Unité d’Habitation di Marsiglia “aveva sottolineato le possibilità espressive del cemento armato grezzo, sia nelle poderose strutture portanti, sia nei particolari costruttivi”. Altri importanti esponenti furono gli inglesi Alison e Peter Smithson, James Frazer Stirling e l’americano Paul Rudolph, 

Le Corbusier

L’idea era di andare oltre la cultura formalista del tempo. Rifondare il concetto di bellezza in architettura. Era la forza delle forme e non solo l’estetica dei materiali a dover fungere da criterio di bellezza, ma anche alla forza delle forme.

 

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