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Brexit: la situazione ad oggi

Brexit, una spia nel fianco della Gran Bretagna – fino a quando potrà ancora chiamarsi così – e dell’Europa. Tre anni fa chiamati a votare se rimenare nell’Unione Europea o meno, i sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta II^ votarono per il 52% per uscire dalla Comunità e per il 48% per rimanervi.

Tra i singoli paesi del Regno Unito il risultato fu molto diverso: l’Inghilterra (53%) e il Galles (52,5%) hanno votato a favore del congedo, mentre la Scozia e l’Irlanda del Nord hanno votato rispettivamente per il 62% e il 56% per rimanere nell’UE.

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Il paese avrebbe dovuto lasciare l’UE il 29 marzo 2019 in base a quel referendum, ma dopo mille peripezie – delle quali abbiamo scritto più volte –  la data è stata fissata al 31 ottobre prossimo. Ma c’è uno stallo e l’estate inglese è stata a dir poco turbolenta, compreso il fatto che Boris Johnson ha sostituito Theresa May come primo ministro conservatore.

L’UE e il Regno Unito hanno annunciato il 17 ottobre di aver raggiunto un accordo su un accordo su una Brexit rivista. E ‘stato rapidamente approvato dai leader nazionali dell’UE – ma ha bisogno dell’approvazione del Parlamento britannico ed europeo. Il risultato è ancora incerto, a causa della rinnovata resistenza della Camera dei Comuni inglese.

I deputati britannici hanno respinto il calendario legislativo Brexit di Boris Johnson con 322 voti contro i 308 di martedì sera.  Un duro colpo al desiderio del primo ministro britannico di consegnare la Brexit entro il 31 ottobre. Johnson ha detto che dopo che la mozione per accelerare l’accordo non è riuscita che avrebbe “messo in pausa” la legislazione Brexit.

Lunedì i parlamentari avevano dato alla legislazione Brexit un primo cenno di approvazione in parlamento, votando con 329 voti a favore e 299 contrari, per approvare la seconda lettura del disegno di legge di 110 pagine per il recesso.

Ma dopo la bocciatura di martedì 23 ottobre il Primo Ministro inglese ha nuovamente cambiato idea:” Downing Street potrebbe anche ritirare il disegno di legge Brexit e spingere per una elezione anticipata nel caso in cui i deputati respingano il calendario legislativo e l’UE accetti un ritardo. Se il Parlamento rifiuta di permettere la Brexit e decide di ritardare tutto fino a gennaio o forse più a lungo, allora il governo non può accettare questa situazione e con grande rammarico…… E devo dire che il disegno di legge dovrà essere ritirato e dovremo andare avanti….. alle elezioni generali“. Grazie alle quali Johnson spera di ottenere una maggioranza parlamentare più importante per poter chiudere la questione Brexit senza più rinvii.

Il governo inglese va di corsa : da martedì 23 a giovedì 25 ottobre si passa dalla fase di relazione dell’accordo alla terza lettura e votazione.

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Che c’è scritto nell’accordo

Il documento è di 110 pagine e con circa 64 pagine di emendamenti, fatto che lascia poco tempo ai critici per leggere e capire un disegno di legge che – una volta approvato – diventerà legge e legherà le mani del governo nei futuri negoziati con l’UE su un accordo commerciale.

In sintesi  – per esempio – c’è scritto che le parti si impegnano a effettuare controlli alle frontiere tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord per evitare il ripristino materiale di una frontiera sull’isola, ma non come funzioneranno questi controlli.

Il progetto di legge stabilisce il periodo di transizione per il Regno Unito per lasciare l’UE fino alla fine del 2020, anche se può essere prorogato una volta per un massimo di due anni, a condizione che sia Londra che Bruxelles si accordino entro il 1° luglio 2020.

Ciò significa che la legislazione UE continuerà ad essere mantenuta nel Regno Unito fino alla fine del 2020.

Istituisce un’autorità di controllo indipendente per monitorare i diritti dei cittadini dell’Unione europea che vogliono rimanere nel Regno Unito dopo Brexit.

L’accordo abroga specifiche regole di approvazione – il cosiddetto “voto significativo” – per consentire al governo di ratificare l’accordo di recesso non appena approvato dal parlamento.

Assicura inoltre che il parlamento otterrà un voto sui negoziati per le future relazioni UE e sull’accordo commerciale finale.

E poi cosa succede?

Se il WAB (Withdrawal Agreement Bill – Disegno di legge per l’accordo sul ritiro) non riesce a superare il parlamento in tempo per il 31 ottobre, la scadenza fissata dall’UE, allora il Regno Unito lascerebbe l’UE in quella data senza un accordo, il cosiddetto “no deal”.

Ma il Benn Act (una legge che imponeva al premier di domandare una proroga se non si fosse raggiunta una intesa entro il 19 ottobre) ha chiesto che il Primo Ministro Boris Johnson invii una lettera all’UE per chiedere una proroga, cosa che Johnson ha fatto lo scorso fine settimana. L’UE potrebbe concedere al Regno Unito una proroga fino al 31 gennaio 2020, come richiesto, o ad un’altra data.

Il Parlamento europeo sarà l’ultimo attore a pronunciarsi sull’accordo di recesso, ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, dopo la pubblicazione del disegno di legge lunedì scorso.

 

 

 

 

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