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Borgo medievale abbandonato nel Parco del Cilento

Borghi antichi. Nel Parco nazionale del Cilento una meraviglia millenaria dove sono passati antichi mercenari bulgari, Longobardi, Normanni, Svevi e Aragonesi. Poi il declino, fino all’abbandono definitivo nel recente 1977. Nel Borgo Medievale di San Severino di Centola (foto), dal VII secolo d.C. fino a l’altro ieri è passato un millennio di storia. Poi il silenzio, il verde che si mangia i ruderi e nient’altro. Solo la desolazione della bellezza che si sgretola. Unico raggio di sole, l’attività dell’associazione il Borgo, che si occupa della salvaguardia e promozione del sito. Ogni 28 dicembre l’associazione allestisce il presepe vivente. Ma si tratta di una goccia di buona volontà nel mare dell’indifferenza delle istituzioni.

Dove si trova il Borgo Medievale di San Severino di Centola

Il borgo si trova nella zona sud del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a circa 6,5 km in linea d’aria dalla costa tirrenica. È aggrappato alla sommità di una cresta rocciosa. Caratteristica che consente a chi faticosamente arriva in cima, di godere di una vista al contempo cupa e affascinante. Raggiungibile solo a piedi e visitabile gratuitamente, il borgo costituisce infatti un suggestivo affaccio sulla Gola del Diavolo, forgiata dal fiume Mingardo. In questo tratto del fiume lo strapiombo è particolarmente aspro. E al fascino quasi inquietante di questo gioiello naturale si unisce quello drammatico del suo “passato bellico”.

La storia “militare” del borgo 

Sembra che nell’VII secolo dei mercenari bulgari, al soldo del principe Aztek, avrebbero costruito una torre di avvistamento per controllare la gola del fiume Mingardo, che rappresentava una cruciale via di comunicazione con Palinuro e il Golfo di Policastro. Più accreditata è l’origine datata al X secolo. Tanto per i Longobardi quanto per i Normanni il borgo medievale rappresentava certamente un punto di osservazione strategico. Ma la prova regina della sua grande importanza consiste negli imponenti lavori di ampliamento dell’abitato, realizzati dagli Svevi.

Il declino, fino all’abbandono

Poi, con gli Aragonesi, nel XVI secolo iniziò il declino del borgo. Prima venne meno la sua centralità topografico-militare. In seguito, l’antica famiglia dei Sanseverino, che deteneva il potere, subì un brusco rovescio politico. Addirittura, nel 1552, Carlo V esiliò i Sanseverino dal Regno di Napoli. Il colpo di grazia alla prosperità del borgo arrivò tre quarti di secolo dopo, quando nel 1624 un’epidemia di peste decimò la popolazione. I discendenti dei superstiti resistettero per più di 250 anni. Lo spopolamento iniziò solo nel 1888, quando la costruzione della ferrovia spinse gli abitanti a scendere a valle in cerca di una vita migliore. Nel 1977 si arresero anche gli “ultimi giapponesi”.

Mauro Pasquini

Grazie ad Amodio Agresta per la segnalazione.

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