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Borghi: un albergo lirico nell’Umbria medievale

Quest’anno è di moda trascorrere un fine settimana o una intera vacanza estiva in un dei borghi più belli d’Italia, in mezzo al verde. La scoperta o riscoperta dei borghi è un argomento sempre di grande rilievo su Impakter Italia. E certe regioni puntano le loro carte su questi piccoli paesi, molti dei quali turisticamente sono ben attrezzati. L’Umbria per esempio, una delle regioni che io amo di più, ha impostato la sua pubblicità proprio sul green, ovvero “il mare dell’Umbria” come dice lo slogan.E qui ho trovato una simpatica novità: nel centro di Paciano, classico borgo medievale che frequento da anni, è nato un albergo lirico.

Sì,le sue otto-camere-otto “con parquet in legno di rovere e travi a vista”, sono dedicate ciascuna a un melodramma, dal Rigoletto di Verdi alla Cavalleria rusticana di Mascagni, dal Guglielmo Tell di Rossini alla Manon di Puccini, giusto per citarne alcune. Nella hall, poi, c’è un grande tavolo rotondo su cui sono esposti i libretti di decine e decine di opere, semmai gli ospiti, sollecitati dai manifesti sulle pareti, volessero cercare e rileggere questa o quell’aria famosa dell’opera che conoscono o di cui hanno solo sentito parlare.

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@anticosipario.com

E che l’edificio medievale abbia una sua vocazione allo spettacolo è dimostrato dall’origine:nacque infatti a Paciano come teatro molti decenni fa, e il nome dell’hotel vuole confermarlo,”Antico sipario”. Doveva essere una sala dalle dimensioni ridotte, capace per esempio di ospitare quaranta-cinquanta persone: un pubblico proporzionato del resto agli abitanti di Paciano che all’origine dovevano essere poche centinaia. Non ho trovato traccia delle prime rappresentazioni che ospitò, né le ho cercate, ma voglio immaginare che nel tardo Ottocento qualche concerto lirico vi sia stato realizzato.

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@anticosipario.com

Il simpatico titolare del piccolo hotel, Claudio Bittoni,non mi è parso un fanatico del melodramma e nemmeno un appassionato spettatore dell’opera come il sottoscritto ma ho ammirato il coraggio che ha avuto nel rispettare la vocazione teatrale dell’edificio in un borgo  che pur essendo circondato da ulivi e da vigne non ha una vera o consolidata fama turistica; ed è un peccato perché la sua posizione, a due ore da Roma e da Firenze, lo meriterebbe.

 

 

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