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Piccoli Comuni e Comunità Montane

Borghi, non solo per vacanza ma anche per vivere e lavorare

I borghi italiani: Impakter Italia ne ha fatto dall’alba delle sue pubblicazioni uno dei suoi cavalli di battaglia per usare un luogo comune abusato ma di facile comprensione. Addirittura ne facciamo, soprattutto grazie al collega Mauro Pasquini, un impegno fisso per scovare quelli più abbandonati, nascosti o al contrario quelli più affascinanti da segnalare.

Il caso di Elisa, una ragazza siciliana che ha scelto di lasciare New York e tutto quello che vuol dire vivere e lavorare nella Grande Mela, per tornare a Salina una delle meravigliose isole Eolie in Sicilia, ci offre l’opportunità di tornare sull’argomento – Salina è tutt’altro che un borgo ma in questo caso è come se ne interpretasse il ruolo alla perfezione – questa volta con una prospettiva a più lungo termine: nei borghi si può vivere e lavorare. Per sempre. A maggior ragione adesso che la pandemia ha acuito il senso di insofferenza di moltissima gente per la vita nelle grandi città.

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@piqsels.com

Una prova per l’adattamento

Partiamo dai numeri: in Italia ci sono 5000 piccoli Comuni (quelli con una popolazione residente fino a 5.000 abitanti) che rappresentano il 56 per cento del territorio amministrato. Ce ne sono 300, nelle aree interne, che dal 1971 hanno perso più della metà degli abitanti, e altri 2000 hanno perso più del 20 per cento. Perchè queste comunità possano rinascere in qualche modo serve che vengano create condizioni logistiche, economiche, infrastrutturali e digitali adeguate. Intanto molto si muove.

La Regione Emilia Romagna per esempio con un fondo di 10 milioni di euro «come contributi a fondo perduto a giovani coppie per l’acquisto di una casa nelle aree appenniniche» . Le domande arrivate sono state 2310 per 50 milioni…  Idem o quasi in Toscana e in Molise, dove se ti trasferisci in un Comune con meno di 2000 abitanti hai diritto a un bonus di 700 euro al mese. L’Abruzzo invece offre su un assegno di natalità di 2500 euro l’anno per i residenti in montagna. E poi ci sono moltissimi paesi che in forme diverse si fanno pubblicità e promozione in modo autonomo.

E c’è di Borgo Office: una piattaforma online dove le piccole aziende adatte a ricevere ospiti possono promuoversi, mostrando le proprie bellezze ma anche le comodità per i lavoratori. In cambio dell’accoglienza, ma non è obbligatorio, si possono acquistare dei pacchetti di prodotti di diversi prezzi e dimensioni. «Se già prima della pandemia l’idea della fuga dalla città per trasferirsi in un contesto più tranquillo stuzzicava molti “scontenti metropolitani” –  si legge nel sito –  oggi questa tendenza si è molto accentuata. E, in questo nuovo scenario, il richiamo dei borghi è diventato forte come non mai. La combinazione “smart working & fine living” li ha fatti tornare prepotentemente di moda, soprattutto quelli italiani, famosi nel mondo per la loro bellezza». Può essere un passaggio prima del trasferimento definitivo.

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Cosa serve ai piccoli borghi

Tutto quanto descritto finora è molto bello ma frutto ancora di iniziative non coordinate da una legge nazionale – riscritta rispetto a quella del 2017 –  che sarebbe assolutamente necessaria anche per dare una spinta a quei Comuni che non ce la fanno o non ce la vogliono fare. Una legge che si occupi delle proprietà immobiliari per esempio. Perchè delle quasi due milioni di case abbandonate nel nostro Paese, molte sono proprio in questi paesini, i loro proprietari sono scomparsi o sono all’estero, gli eredi a volte sono tanti ed è difficile metterli insieme.

L’economia. Nella maggior parte dei luoghi di cui parliamo, la base è composta  dall’agricoltura e dal turismo. Bene bed&breakfast, alberghi diffusi, agriturismo così come le Banche della Terra (un inventario pubblico di terreni incolti o abbandonati sui quali investire), le Scuole del Ritorno o la Rete del Ritorno. Iniziative che tengono conto della particolarità di un territorio ma che vanno inquadrate sotto un cappello nazionale. E poi tutto ciò che si fa per il Terzo settore così come l’idea delle Spa immerse in luoghi di particolare bellezza che mettono insieme turismo, benessere, salute.

Infine il problema principale, messo per ultimo per dargli il risalto più giusto: i servizi. Quando i borghi hanno perso la stragrande maggioranza dei loro abitanti,  valli e centri abitati hanno perso i servizi storici come le scuole, i trasporti, la sanità, gli uffici postali ma non hanno avuto i nuovi servizi come per esempio la banda larga, la connessione facile e veloce.

Il Piano Aree Bianche (quelle aree in cui nessun operatore telefonico investe o investirà in connettività a banda ultralarga, e in cui sarà richiesto l’intervento economico dello Stato) che risale al marzo 2015, per portare Internet veloce a 14,7 milioni di italiani tramite incentivi pubblici, è in ritardo di un anno rispetto ai tempi previsti. Anche perchè il lockdown ha ulteriormente allungato i tempi. Per chiudere due numeri : 1200 comuni hanno difficoltà di ricezione telefonica e cinque milioni di italiani hanno difficoltà a ricevere  (o non li ricevono proprio) i canali Rai.

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