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Piccoli borghi civita Bagnoregio

Borghi, i gioielli senza connessione: i problemi tra Dad e smartworking

Tra smartworking e didattica a distanza, la pandemia di Covid-19 sta mostrando l’Italia a due velocità. Di Rete. O per dirla in altro modo: fa emergere chi può correre, sul web, e chi è fermo, costretto a subire gli eventi. Addirittura cinque milioni di italiani non ricevono un adeguato segnale per vedere tv. Un gap pesante, soprattutto con un’emergenza sanitaria a tempo indeterminato. Perché, certo, ci sono borghi da conservare, intatti, nel loro fascino. Ma anche da digitalizzare per evitare che restino isolati. La valorizzazione passa anche per l’innovazione, che stenta a vedersi. Il piano Banda ultra larga (Bul), infatti, procede in forte ritardo, 3 anni circa, sulla tabella di marcia. I dati parlano chiaro: i lavori sono ben al di sotto del 20 per cento del totale.

I numeri sui ritardi del Piano Bul

Il problema riguarda le cosiddette aree bianche, quelle “a fallimento di mercato”, ossia su cui gli operatori non sono intenzionati a investire. Per questo è previsto l’intervento di Open Fiber, la società incaricata dei lavori. “A ottobre, secondo i dati di copertura delle aree bianche aggiornati da Open Fiber, su un totale di 1.284.727 unità immobiliari in 1.197 comuni, la copertura di rete raggiunta è pari soltanto al 15 per cento del totale dei comuni previsti nelle tre gare del piano Bul”, riferisce un’interrogazione presentata dalla Camera dalla deputata di Fratelli d’Italia, Monica Ciaburro. E dire che il governo ha garantito un grande impegno sul tema: dagli investimenti promessi dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, all’istituzione di un apposto Ministero, quello dell’Innovazione, affidato a Paola Pisano.

Connessione lavoro web

Foto: Free-Photos from Pixabay

La questione, tuttavia, non è legata nemmeno alle risorse economiche destinate alla digitalizzazione e più nel dettaglio al piano Bul: “Spero che nel Recovery plan non ci siano altri fondi per le aree bianche, perché già sono a disposizione”, dice a Impakter Italia Enza Bruno Bossio, deputata del Partito democratico, che segue il dossier da anni. “Attendiamo di conoscere la dotazione di ogni singolo progetto, nel dettaglio, perché così avremo un quadro più chiaro”, aggiunge la deputata del Pd.

Borghi decantati, ma isolati

La questione è molto avvertita, ovviamente, in quei borghi che nella narrazione mediatica vengono decantati come il futuro del turismo. E non solo. “La connettività viene garantita da imprese che portano il segnale wireless, senza fili, in migliaia di case delle aree interne dell’Italia. Ma non basta. La fibra deve arrivare ovunque, in tutti i borghi e le case”, spiega a Impakter Italia Marco Bussone, Presidente nazionale Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani (Uncem). L’obiettivo, rileva il numero uno dell’Uncem, è quello di “consentire adeguati servizi da parte dei Comuni, dello Stato per i territori, a partire da telemedicina e teleassistenza. Deve permettere telelavoro e teledidattica che sono ancor più necessari nelle valli delle Alpi e degli Appennini”.

The Guardian borghi italiani

L’interrogazione di Ciaburro, rivolta proprio ai ministri Patuanelli e Pisano, annota un altro elemento: “Nonostante la copertura dovesse essere garantita entro 36 mesi dall’approvazione del piano nel 2016, a quattro anni di distanza, si scopre che le unità immobiliari raggiunte dalla fibra fino a casa sono solo 745.486, mentre quelle coperte da tecnologia Fwa (Fixed wireless Access, tecnologia più economica e di semplice impiego), sono 539.241”. E “al netto di questi profondi ritardi ed inadempienze del piano Bul, a fine 2020, sono ancora numerosi i comuni, in particolare montani, che si trovano isolati dai lavori del piano Bul”, incalza Ciaburro. Un vuoto pesante.

Italiani senza segnale tv

La necessità è quindi quella di intervenire con decisione. Bussone, perciò, rilancia: “Le infrastrutture di rete continuano a generare sperequazioni territoriali e disuguaglianze, tra aree urbane e zone montane del Paese. Mentre nelle prime gli operatori investono e portano servizi, i troppi pezzi di Alpi e Appennino i segnali mobili per la telefonia sono in miraggio, cinque milioni di italiani non vedono i canali tv, il piano banda ultralarga è in ritardo di tre anni”. Da qui l’appello dell’Uncem per “svegliare il Piano nazionale banda ultralarga per il quale l’italia sta spendendo oltre due miliardi di euro”. Con una certezza: non servono nuovi capitoli di spesa dal Recovery Plan. Meglio portare a compimento i lavori in corso per dare a tutte le case velocità di connessione decenti.

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