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Black friday “insostenibile”: proteste contro Amazon

Black friday “insostenibile”. Amazon sotto il mirino delle proteste in diverse parti del mondo. Gli attivisti di diversi movimenti hanno organizzato proteste congiunte per difendere i diritti dei lavoratori e la tutela dell’ambiente. Ieri, gli attivisti di Extinction Rebellion hanno bloccato i centri di distribuzione di Amazon in tutto il Regno Unito. Compresi i siti di Dunfermline, Doncaster, Darlington, Newcastle upon Tyne e Manchester. Lo scopo era interrompere le reti di distribuzione durante il Black Friday. Più di 60 manifestanti sono stati arrestati e alcuni blocchi sono stati sgomberati nel pomeriggio.

Gli attivisti hanno affermato di essere consapevoli di aver “sconvolto parecchie persone oggi”. Ma si sono detti costretti a intraprendere queste azioni “non violente” ma eclatanti, poiché provando “con i soliti metodi nulla sta cambiando”. I manifestanti hanno evidenziato “il danno che (Amazon, n.d.r.) sta facendo all’ambiente” e “ai diritti dei lavoratori, ai quali viene negato di protestare nella maggior parte dei siti”. Nel mirino delle proteste, il trattamento riservato da Amazon ai lavoratori. Vengono denunciate condizioni di lavoro pessime, obiettivi di produttività irrealistici e il rifiuto dell’azienda a interagire in modo collaborativo coi sindacati.

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La strategia: fermare il Black Friday “insostenibile”

Scopo principale delle proteste: interrompere le reti di distribuzione durante il Black Friday. Il Black Friday è il periodo più intensamente trafficato dell’anno per Amazon. Questo perché le offerte pubblicizzate e i prezzi ribassati incoraggiano gli acquirenti a effettuare ordini enormi. Lo scorso anno è stato il più redditizio nella storia dell’azienda, poiché la pandemia di coronavirus ha costretto le persone a fare più acquisti online. È quindi strategico per chi protesta concentrare le loro azioni in queste giornate particolari per l’e-commerce.

“Fai pagare ad Amazon”

I manifestanti di Extinction Rebellion nel Regno Unito non sono i soli ad esprimere il loro dissenso. Una coalizione internazionale di sindacati, gruppi per l’uguaglianza e ambientalisti chiamata “Make Amazon Pay” ha organizzato giornate di protesta che hanno interessato Stati Uniti, Paesi Bassi e Germania. Proprio come l’Extinction Rebellion Movement del Regno Unito, anche “Make Amazon Pay” chiede ad Amazon di apportare modifiche tra cui un aumento delle retribuzioni, la fine della sorveglianza dei dipendenti e il rispetto delle prerogative sindacali. Secondo la testata USA Today, gli scioperi hanno avuto luogo in tutto il mondo in “fabbriche, magazzini, data center, uffici aziendali e raffinerie di petrolio”.

“Crescita infinita. Pianeta esaurito”: il danno ambientale

Il Rapporto sulla sostenibilità di Amazon nel 2020 ha rivelato un aumento del 15% della sua impronta di carbonio. Trattasi del risultato della crescita dell’azienda durante la pandemia, quando la vendita online ha beneficiato di una marcata diminuzione degli acquisti fatti di persona. Come recitano i cartelli di Extinction Rebellion nel Regno Unito, la “crescita infinita” di Amazon sta davvero portando a un “pianeta esaurito”.

Questo aumento arriva solo un anno dopo che la società ha co-fondato il Climate Pledge, un impegno per raggiungere lo zero netto in tutta la propria attività entro il 2040. Alcuni di questi impegni includono l’azzeramento netto di tutte le spedizioni di Amazon, alimentando tutte le operazioni con energia rinnovabile al 100% e investendo 100 milioni di dollari in progetti di riforestazione e soluzioni climatiche. Lampante è quindi il contrasto tra gli impegni assunti e le azioni realmente poste in essere.

In effetti, la realtà dell’impatto di Amazon sull’ambiente è molto diversa da ciò che l’azienda promette di fare. Nell’indice di sostenibilità di Impakter, Amazon è classificato con una “C”. Ossia: mediocre. La ragione? Come spiegato nella valutazione dell’Indice Impakter: “nonostante l’impegno di Amazon nella creazione di un business sostenibile, continuano a impegnarsi in partnership con più compagnie petrolifere e del gas”.

Traduzione parziale dell‘originale presente su Impakter.com, scritto da Henrietta McFarlane.

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