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Biden Harris

Biden-Harris una presidenza dopo l’insostenibile Trump

Una presidenza iniziata con l’eccentricità e conclusa con la violenza che aleggia sul Paese. In mezzo quattro anni in cui ha svettato la cancellazione di tutte le politiche di sviluppo sostenibile che, pure tra mille difficoltà, Barack Obama aveva avviato. Su tutte l’addio agli Accordi di Parigi, il pilastro per il contrasto all’emergenza climatica. Ma l’elenco è lungo, basti pensare alle trivellazioni di aree incontaminate. Donald Trump si congeda dalla Casa Bianca a modo suo, senza mai aver davvero ammesso la sconfitta e con le violenze che incombono sull’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden.

Il leader repubblicano, nonostante l’offuscamento delle ultime settimane (soprattutto dopo gli scontri del 6 gennaio), ha già il pensiero rivolto al 2024: vuole correre di nuovo alle Presidenziali per riprendere il filo interrotto con la bruciante sconfitta. Il bilancio del suo operato è tutto all’insegna della mancata sostenibilità: l’esatto contrario dell’Agenda Onu 2030. Oltre al negazionismo climatico, la presidenza di Trump non ha certo brillato sul piano della cooperazione internazionale. Del resto lo slogan America First non ha mai lasciato intendere chissà quale apertura. Né sull’economia interna c’è stato uno sforzo sul contrasto alle disuguaglianze e alla riduzione della povertà. Anzi.

Biden segna la fine di un’anomalia

Donald Trump

Donald Trump (foto di Gage Skidmore tratta da Wikipedia)

Il suo approccio alla pandemia di Covid-19 è affiorato tutto il “darwinismo economico” di Trump: ce la fa solo chi ha a disposizione la ricchezza, i più poveri sono le vere vittime del Coronavirus. Un esempio è la sua guarigione: ha potuto beneficiare gli anticorpi monoclonali, inaccessibili alla stragrande maggioranza della popolazione per il loro costo. Insomma, Trump è stato sicuramente un freno agli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite, come testimonia – tra le altre cose – la sua battaglia contro l’Organizzazione mondiale della sanità. 

Insomma, con il passaggio di consegne viene davvero archiviata un’anomalia. A Biden spetta un compito titanico: ridurre la percentuale di popolazione, oggi alquanto ampia nel segno del verbo trumpiano, che non lo riconosce legittimo vincitore. Un elemento nuovo nel dibattito. Il suo mandato è quindi complicato, anche se ha già dato un’impronta green (come racconta questo articolo di Impakter Italia), dimostrando di avere un progetto chiaro di governo. Ma ci sono altre riflessioni da fare: il nuovo presidente difficilmente potrà avere l’orizzonte di una presidenza lunga otto anni. Ci sono ragioni anagrafiche – ha 78 anni – a frenarlo. Per questo la sua presidenza può rappresentare una rampa di lancio per la vice, Kamala Harris, che ha a sua volta una grande opportunità: costruire il successo per la futura nomination democratica. Una donna afroamericana candidata alla Casa Bianca sarebbe un passaggio epocale.

In attesa della svolta al femminile

Così gli anni di Biden alla Casa Bianca portano la grande possibilità di una svolta al femminile, di una numero due destinata alla leadership. Una dinamica opposta a quella degli ultimi anni con Trump che non ha lasciato nemmeno le briciole al suo vice, Mike Pence. E di donne al potere nemmeno a parlarne.

Al di là delle prospettive, inizia comunque un percorso che riporta gli Stati Uniti all’interno di un binario tradizionale, anche di maggiore affidabilità rispetto ai partner europei. Un esempio: in politica estera, su cui Biden vanta una grande esperienza, è immaginabile un ritorno in scena di Washington in confronto alla presidenza uscente. Questo non significa un sicuro impegno per la pace, come insegna la storia. E basti pensare alle contraddizioni di Obama, Nobel per la Pace impegnato su fronti di guerra. Ma è un passo in avanti verso una normalizzazione necessaria in tempi così straordinari.

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