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Biden ha vinto. Ecco i conteggi e i voti postali decisivi

Biden ha vinto, tra conteggi e voti postali contestati dallo sconfitto Donald Trump. Una donna, Kamala Harris, per la prima volta nella storia americana, vice Presidente. Ecco nel dettaglio cosa è accaduto in quegli stati che hanno fatto la differenza.

Biden ha vinto. Come previsto, decisivo il voto postale

Joe Biden è il 46esimo Presidente USA, il più votato della storia americana. L’ex vice di Obama ha sconfitto l’attuale inquilino della Casa Bianca, il tycoon Donald Trump, riportando così un democratico alla guida della prima potenza mondiale. Cruciale il voto postale, motivo di aspre polemiche da parte dello sconfitto Trump, che non ne vuole sapere di accettare il responso del voto e ora minaccia tuoni e fulmini: “ho vinto io”, “battaglia legale”, “ora parola alla Corte”. Sono gli slogan che il tycoon ripete come mantra da diverse ore.

Il voto postale dunque è la bestia nera di Trump. Ma contro la resistenza ad oltranza minacciata dall’ex presentatore di reality show non c’è solo l’opposizione degli avversari, bensì anche la cautela di molti dei suoi collaboratori, alcuni dei quali stanno già abbandonando la nave. Perfino la figlia Ivanka, sua prediletta, sembra lo stia dissuadendo dal dare inizio a una battaglia che lo vede già sempre più solo.

Donald Trump

Ma ecco dove e come Biden ha vinto. Vediamo come il voto postale o absentee ballot, antica procedura risalente alla Guerra civile, ha influito sul risultato in quegli stati che hanno tenuto col fiato sospeso gli Americani e il resto del mondo, durante questo tesissimo finale di corsa per la carica più importante del mondo.

Pennsylvania

A metà pomeriggio di ieri viene assegnata la Pennsylvania a Biden e subito scatta il tam-tam mediatico in tutto il mondo: “Biden ha vinto”. La Pennsylvania vale 20 grandi elettori. Biden schizza da 253 a 273, superando di 3 unità la cifra di 270 che vale la presidenza. E’ finita. Trump ha perso. In questo stato il peso del voto postale è stato particolarmente impattante. Venerdì sera Biden aveva un vantaggio di 28833 voti su Trump. Restavano da conteggiare ben 102541 voti “in assenza” provenienti da Philadelphia e dalla contea di Allegheny, aree già favorevoli ai democratici anche quattro anni fa, nella sfortunata campagna di Hillary Clinton.

Le schede, inviate per posta, devono arrivare entro mezzanotte di venerdì per essere valide. Così è stato. Ma non è difficile pensare che questo sarà uno degli aspetti che saranno impugnati dagli avvocati di Trump, in caso di battaglia legale. La Pennsylvania è inoltre un terreno caldo che rende particolarmente simbolico il fatto che sia stata proprio l’assegnazione di quest’ultima a far esplodere la festa democratica. Nel 2016 infatti aveva prevalso Trump. Anche se, a differenza di tanti altri stati, lo stato orientale si tinse di rosso solo per un 1,8% (48.8 Trump, 47.6 Clinton). Dunque, l’assegnazione decisiva del 2020 avviene per un sorpasso democratico sui repubblicani di più di 38mila voti, in cui è stato decisivo il voto postale. 

Georgia

La Georgia vale 16 grandi elettori. Anche qui, alla sera del venerdì, Biden è in vantaggio. Si tratta però di un vantaggio di appena 7248 voti (2461455 Biden, 2454207 Trump). Ma anche con un vantaggio così ridotto la suspence non manca. Infatti, Brad Raffensberger, Segretario di Stato della Georgia, fa sapere che sono in arrivo circa 8mila voti di militari d’istanza ad Atlanta e Savannah.

Anche in questo caso vale la regola delle schede che devono arrivare in giornata. E anche in questo caso la procedura funziona perfettamente. Nonostante la provenienza di questi voti, Biden al momento si mantiene il vantaggio di quasi 8mila voti. Anche in questo caso si tratta di uno stato repubblicano che diventa democratico. Qui lo scarto Trump-Clinton nel 2016 era del 5,7%. Per questo stato è previsto un riconteggio.

Arizona

Più largo invece il vantaggio di Biden in Arizona: 1.604.067 voti contro 1.574.206 di Trump. Alla sera del venerdì, anche gli 11 grandi elettori dello stato sudorientale sembrano decisamente alla portata dello sfidante democratico. Ma le autorità fanno sapere che mancano da conteggiare ancora 200mila voti. Situazione ribaltabile? Può essere. Anche perché nel 2016 l’Arizona fu conquistata da Trump con ben 4.1 punti percentuali di vantaggio. Invece, anche qui, quale segno della nuova era, Joe Biden sconfigge Trump, ottenendo un vantaggio di 21188 voti e mettendo fine a ben settant’anni di “regno” repubblicano.

Nevada

Vincere in Nevada significa aggiudicarsi 6 grandi elettori. Nel 2016 questo stato fu favorevole ai democratici, dando alla Clinton un consenso maggiore di 2,4% a quello concesso a Trump. Biden conferma l’egemonia democratica nello stato occidentale con un vantaggio di 22567 voti. Sono attesi decine di migliaia di voti posta, molti dei quali provenienti dalla contea di Clark. In questo, le ragionevoli aspettative dei democratici vengono dipinte come sospette da Trump, che approfitta del dato non preciso sul numero esatto di voti “in assenza” da conteggiare. Tuttavia. al momento non risultano irregolarità. Alla fine il Nevada è assegnato ai democratici, con uno scarto di 1.99%.

Foto in copertina: Casa Bianca

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