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Joe Biden presidente Usa

Biden presidente

Il finale peggiore possibile per l’immagine degli Stati Uniti. Uno spoglio interminabile, la richiesta di riconteggio, l’accusa di brogli. L’epilogo più terribile al culmine di una campagna elettorale soporifera. E ora si riaccende il dibattito sul voto postale la cui storia via abbiamo raccontato(qui per saperne di più). Lo scenario è quello di un voto che finisce addirittura alla Corte Suprema. Dalle schede elettorali alle carte bollate. Joe Biden, al netto delle dichiarazioni rassicuranti, guarda alla presidenza con comprensibile preoccupazione. Al di là della pandemia di Covid-19, si spalancano le porte di un quadro caotico. Tanto che non mancano timori per possibili scontri o una recrudescenza delle violenze da parte dei gruppi più estremisti a sostegno dei Repubblicani.

L’impatto di Biden sullo sviluppo sostenibile

Certo, in caso di conferma dell’esito elettorale, per lo sviluppo sostenibile sarebbe un cambio di passo importante, seppure senza costruirsi grosse illusione. Il ritorno di Washington negli accordi di Parigi sarebbe un evento importante. Una mossa peraltro inevitabile: l’intesa fu siglata, nel 2015, da Barack Obama, quando Biden era il numero due alla Casa Bianca. Così come la scalata di Kamala Harris alla vicepresidenza sarebbe un segnale prezioso nell’impegno per la parità di genere e i diritti afroamericani. Peraltro con un presidente di 78 anni, la numero due avrebbe uno spazio mediatico maggiore rispetto, per esempio, a Mike Pence, totalmente oscurato da Donald Trump. Per i democratici è la grande novità: la senatrice della California, 56 anni, può giocarsi le sue carte nel corso di questo mandato. Alla fine del quale Biden sarà più che ottuagenario.

Tuttavia la (probabile) vittoria di Biden alle Presidenziali Usa 2020 rappresenta un momento complicato per il Paese. Un presidente sconfitto che non accetta l’esito elettorale rappresenta un colpo all’immagine statunitense: le accuse di brogli evocano scenari che di democratico hanno poco. Trump, insomma, ha tenuto fede al suo personaggio: concentrato su se stesso, anche al costo di trascinare il Paese nel baratro. Del resto aveva promesso che non si sarebbe rassegnato alla sconfitta. E ora – forte di un consenso elettorale ben maggiore rispetto a quello accreditato dai sondaggi dei mesi scorsi – va avanti con il dispiego di un team di legali di primissimo ordine. 

Stati Uniti dilaniati

La situazione conferma un’analisi: comunque vada, il prossimo presidente degli Stati Uniti partirà con la zavorra di un’elezione complicata. Anche se, contro qualsiasi previsione attuale, dovesse essere di nuovo Trump. Gli avversari, le altre potenze, si sfregano le mani dinanzi agli Usa dilaniati, indeboliti addirittura nel loro storico punto di forza: l’espressione democratica. Si teme che la destra più estrema possa reagire con violenza. Del resto lo stato di salute di quella fascia elettorale non è così pessimo. Tanto per fare un esempio: in Georgia è stata eletta deputata, Marjorie Tayler Greene, complottista dichiarata, secondo cui Trump sta portando avanti guerra segreta contro il culto liberale globale di pedofili adoratori di Satana. Tra cui figura l’immancabile George Soros, che per questo sostiene profili come Obama e Hillary Clinton.

Gli Stati Uniti escono dunque segnati da una battaglia che non si è infiammata durante campagna elettorale, non solo per colpa della pandemia che ha impedito incontri con grandi assembramenti. Ma questa battaglia rischia di diventare incandescente nell’ora della chiusura, quella della proclamazione dell’elezione. Le prossime settimane, dunque, non saranno quelle tipiche di una transizione ordinata. I pozzi sono stata avvelenati e prima che possa esserci una bonifica occorre pazientare. Per Biden, insomma, il momento della festa sarà breve. E il mandato anomalo.

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