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Chiara Bertogalli ecologismo condiviso

Bertogalli: “Un ecologismo condiviso per unire tutto il centrosinistra”

Un ecologismo condiviso per mettere insieme l’area del centrosinistra. Con l’obiettivo di ritrovarsi, uniti, fin dalle prossime Amministrative. E soprattutto con un rinnovamento della classe dirigente. Chiara Bertogalli è stata una delle fondatrici dei Fridays for Future di Parma, prima di impegnarsi direttamente in politica, con Possibile, di cui oggi è componente del comitato scientifico. In questa intervista a Impakter Italia rilancia l’invito a confrontarsi sui temi, mettendo la battaglia contro l’emergenza climatica in cima alla lista.

C’è tanta voglia di attivismo sul clima e sull’ambiente. Ma questa onda di partecipazione dei cittadini non si traduce in risultati elettorali. Come se lo spiega?
Abbiamo tanti cittadini che manifestano sulle tematiche ambientali, chiedendo risposte all’emergenza. Ma al momento di valutare la proposta politica, evidentemente colgono la mancanza di una progettualità da parte di chi dovrebbe raccogliere queste istanze. Non basta dire ‘siamo ecologisti’, ma occorre un’azione nelle Istituzioni per fornire una reale risposta. C’è una classe politica non si è ancora settata su un certo tipo di competenze. Il tema centrale è quello della preparazione e della capacità di interpretare le esigenze delle persone.

Fridays For Future manifestazione

Una manifestazione dei Fridays for Future Foto di Dominic Wunderlich da Pixabay

Quale progetto deve svilupparsi per dare visibilità a questa classe dirigente nuova?
Non è possibile avere un’azione politica che non tenga in considerazione il momento che stiamo vivendo. Bisogna includere figure competenti sulla visione della società attuale. Invece nelle liste vediamo per gran parte candidati che non hanno un background adeguato ad affrontare questa nuova crisi. È necessario includere persone giovani o che comunque chetiamo formate sulle politiche climatiche. Questo progetto deve unire centrosinistra per avere come priorità l’ambiente. E quindi l’emergenza climatica.

La necessità, dunque, è quella di mettere insieme le forze di centrosinistra rispetto allo scenario attuale quantomeno dispersivo?
La questione non è tanto creare un soggetto politico ecologista. È importante che ogni soggetto di centrosinistra esistente abbia come faro il contrasto all’emergenza climatica. Così, con un programma molto chiaro, si possono creare delle significative convergenze. Inoltre dobbiamo evitare questa sorta di concorrenza tra tanti soggetti che rivendicano di essere più ecologisti degli altri. Lo dico con semplicità: sembra una gara a dire “Io sono più ecologista di te”.

Tra pochi mesi ci sarà elezioni Amministrative molto importanti, che metteranno in gioco Comuni come Roma, Milano, Napoli e altri ancora. Quale sbocco può esserci per avere una forza ecologista?
Dobbiamo puntare sui contenuti, lavorando sulla visione delle città, piccole o grandi che siano. Intorno a un progetto del genere si può creare unità di intenti. A Parigi c’è un prezioso esempio: la sindaca (Anne Hidalgo, ndr) sta lavorando benissimo sulla qualità dell’aria e sul consumo delle risorse. Sono temi forti e molto sentiti dai cittadini. Ecco, ritengo che l’area di centrosinistra debba mettersi al tavolo e lavorare su un progetto rinnovato con una chiave di lettura comune.

Chiara Bertogalli intervento

Chiara Bertogalli durante un intervento in pubblico

Insomma, non sembra un modello paragonabile alla Germania e alla Francia, dove le forze ecologiste si sono affermate in diverse modalità. Può nascere una via italiana all’ecologismo?
Credo debba esserci un ecologismo condiviso. Un ecologismo che deve appartenere all’intera area di centrosinistra. Bisogna farlo diventare un tema di unità, superando il vecchio conflitto tra qualità dell’ambiente e tutela del lavoro. Sono sue aspetti che in realtà sono uniti, vanno insieme. Perché la lotta alla disuguaglianze, l’impegno sui diritti sono legati allo sforzo contro l’emergenza climatica. Questo approccio appartiene a tutte le formazioni di centrosinistra e ogni forza politica può declinare la battaglia secondo la propria sensibilità. E poi, in questo modo, si può essere interlocutori delle aziende che si stanno rivolgendo al green, cercando di produrre con minore impatto sull’ambiente.

Il discorso è stato finora in prospettiva. Sul presente, invece, qual è il giudizio sull’operato del governo?
Il Movimento 5 Stelle è nato con delle fortissime istanze sull’ambiente. Ma poi si sono perse per strada. Il ministro Costa è di un livello superiore agli altri che lo hanno preceduto, ma interviene solo su determinate tematiche. Non è sufficiente. Poi al governo c’è il Pd, in cui c’è una timidezza sul tema. Eppure negli Stati Uniti, il Partito democratico porta avanti in Green new deal. In Italia ancora non c’è stato il passo in avanti. Questo emerge sulle scelte compiute dal Ministero dei Trasporti (guidato dalla dem, Paola De Micheli).

Una manifestazione dei Fridays for future
Foto di Jasmin Sessler da Pixabay

Da ex attivista dei Fridays for Future, ora impegnata in politica, quale prospettiva ha quel movimento che ha visto nascere, e che oggi appare meno visibile a causa della pandemia?
Ho visto nascere i Fridays for Future, innescando la nascita del movimento a Parma, insieme ad altre persone. Poi ho fatto la scelta di entrare in politica con Possibile, facendo un passo indietro: è salubre che il movimento sia trasversale e indipendente. Ed è giusto che ci sia una questione di leadership generazionale. L’unico consiglio che posso dare è quello di mantenere il legame con tutto quel che rappresenta Greta Thunberg. Ha avuto un grandissimo pregio: ha dato linee chiare all’azione di protesta. Deve essere l’ispirazione per tradurre il suo impegno sul piano locale.

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