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Batterie elettriche ricaricabili

Batterie green: la rivoluzione europea sbarca alla Camera

Le batterie contro la decarbonizzazione dei settori dei trasporti e dell’energia. Con una battaglia da condurre nell’ambito degli obiettivi del Green Deal. E che è approdata anche nel Parlamento italiano, a causa di qualche colpevole ritardo. Ma come può essere possibile che le batterie diventino alleate dell’ambiente? Semplice: diventando sostenibili, efficienti e sicure in tutto il loro ciclo di vita. L’impegno parte dal dicembre 2020, quando la Commissione europea ha chiesto di aggiornare la normativa sulle batterie sostenibili, risalente al 2006. La proposta, in linea con la legislazione dell’Ue in materia di ambiente e rifiuti, suggerisce una riduzione nelle batterie e pile dell’ impronta di carbonio, l’indicazione dell’efficienza, durabilità e etichettatura, nonché il rispetto degli obiettivi di raccolta e riciclaggio.

La strategia europea per una “energia pulita” sta quindi nello sviluppo e produzione di batterie, in particolare per il settore automobilistico. Il comparto in cui c’è una maggiore attenzione su questa materia. La diffusione dei veicoli elettrici infatti ridurrebbe le emissioni di gas a effetto serra, quindi nocive, prodotte dal trasporto su strada. Nell’Ue, l’elettrificazione di autovetture raggiungerà numeri importanti tra il 2020 e il 2030, l’intento è di arrivare a quota 30 milioni. Le batterie cambieranno così la loro destinazione dando vita a sistemi fissi di stoccaggio dell’energia e a risorse energetiche integrate nelle reti elettriche.

Batterie: gli obiettivi europei

L’obiettivo di raccolta per pile e batterie portatili, dovrebbe passare dal 45% dell’immesso sul mercato al 70% entro il 2030. In questo modo si eviteranno anche gli incendi da batterie danneggiate, garantendo ai lavoratori una maggiore sicurezza e alle strutture una concreta sostenibilità economica. I tempi di realizzazione della proposta sono stati però sconfessati dal Consiglio. Il differimento non è di poco conto. Quattro anni per ridurre l’impronta di carbonio nelle batterie e due anni per introdurre i controlli obbligatori per le violazioni ambientali e dei diritti umani e per i requisiti di prestazione e durata delle batterie. La proposta del Consiglio, in antinomia con il regolamento della Commissione, ha perciò messo in allerta 40 organizzazioni non governative per i diritti umani e l’ambiente che temono un impatto negativo sulla transizione a zero emissioni.

La questione, appunto, è approdata alla Camera. Alessia Rotta, deputata del Partito democratico, ha presentato a Montecitorio un’interrogazione al ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, per sapere se l’Italia in sede europea “è intenzionata ad avallare tali ritardi che nei fatti impediscono la realizzazione di una transizione verde a livello mondiale”. E se vuole invece favorire “una nuova industria europea delle batterie a tutela dei diritti umani e dell’ambiente sta per nascere”. Perché, sostiene Rotta, “pensare di ritardare questo evento, significherebbe impedire alle stesse di vivere una seconda vita, rinunciando a immettere materiali di valore nell’economia”.

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