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Crisi climatica impatto bambini

Greta Thunberg: i neonati di oggi vittime della crisi climatica

I bambini nella tempesta, metaforica. Ma che ben presto diventerà reale, a causa degli eventi meteo estremi, come ondate di calore e violenti piogge. Perché la crisi climatica farà sentire il suo impatto principalmente sulle nuove generazioni: i neonati di oggi e quelli di ieri. Lo sa bene Greta Thunberg che ha rilanciato l’allarme, accusando la classe dirigente di fare solo “bla bla bla”. L’ultimo rapporto di Save the children sottolinea una situazione, confermando la necessità di intervenire con misure contro il surriscaldamento globale. Nello specifico, “i bambini nati nel 2020 saranno esposti alle ondate di calore eccessivo in media sette volte di più rispetto ai loro nonni, con punte di 18 volte in più se si considera ad esempio il solo Afghanistan”. 

Quindi, “i neonati di oggi saranno anche colpiti 2,6 volte in più dalla siccità, 2,8 volte in più dalle inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più dalla perdita dei raccolti agricoli, con punte di 10 volte in più come in Mali, e dal doppio degli incendi devastanti”.  Una situazione preoccupante, che rivela la pesantezza delle disuguaglianze. “Anche se l’86% delle emissioni globali di CO2 è responsabilità dei paesi più ricchi, i bambini che vivono in quelli a basso e medio reddito e nelle comunità più svantaggiate saranno colpiti prima e più pesantemente”, spiegano i ricercatori.

                     

Uno sforzo contro la crisi climatica

Non si può attendere ancora, quindi. La questione è nota, come è stato ribadito da tutti gli studi e da evidenze empiriche: basti pensare alle terribili alluvioni che hanno colpito la Germania o allo scioglimento dei ghiacciai. “Senza un’azione immediata, consegneremo un futuro mortale ai nostri figli”, ha affermato Inger Ashing, Ceo di Save the Children International. “Dobbiamo – ha aggiunto – eliminare la nostra dipendenza dai combustibili fossili, creare reti di sicurezza finanziaria per l’adattamento ai cambiamenti climatici e sostenere le comunità più colpite. Possiamo ribaltare la situazione, ma dobbiamo ascoltare i bambini e passare all’azione per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi e dare molta più speranza ai bambini che non sono ancora nati”.

Il problema è più sentito nelle aree con forti disuguaglianze. Nei Paesi più poveri i bambini sono “i più esposti alle malattie trasmesse dall’acqua, alla fame e alla malnutrizione, e vivono in alcuni casi in abitazioni precarie o più fragili e vulnerabili in caso di inondazioni, cicloni e altri eventi climatici estremi”. Per i più vulnerabili, infatti, gli “impatti del cambiamento climatico possono interrompere l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, come nel caso delle bambine penalizzate dalle disuguaglianze di genere, delle popolazioni sfollate o rifugiate, dei bambini disabili e delle popolazioni indigene”, sottolinea lo studio condotto da Save the Children.

Indondazioni allagamenti clima

Fonte: Save The Children

Nessuno è al sicuro

Ci sono esempi concreti che raccontano cosa stia accadendo, anche rispetto alla disparità di genere. In Pakistan, rivela il rapporto, “dopo le inondazioni del 2010 aggravate dal cambiamento climatico, il 24% delle bambine al sesto anno di studi ha abbandonato la scuola rispetto al 6% dei bambini”. Il raffronto con i Paesi più ricchi è impietoso: “Se è improbabile che i bambini del Nord America e dell’Europa Occidentale soffrano di un aumento nella perdita dei raccolti, quelli dell’Africa subsahariana dovranno affrontare 2,6 volte più perdite nei raccolti rispetto ai loro coetanei, e i bambini del Medio Oriente e del Nord Africa fino a 4,4 volte di più”. 

“La crisi climatica è di fatto una crisi dei diritti dei bambini, e l’azione sul cambiamento climatico non è solo un obbligo morale, ma anche un obbligo legale per i governi di agire nel migliore interesse dei bambini”, ha scandito ancora Inger Ashing. “Le recenti ondate di calore negli Stati Uniti e in Canada – ha aggiunto il numero uno dell’Ong – gli incendi in Australia, le inondazioni in Europa e in Cina, le molteplici siccità che stanno causando crisi alimentari in luoghi come l’Afghanistan, il Madagascar e la Somalia, hanno chiaramente dimostrato che nessun luogo è sicuro”.

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