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Bambini e Covid: i problemi sulla salute e sui vaccini

La guerra continua a uccidere milioni di bambini. Perché i minori che sopravvivono ai bombardamenti sono spesso costretti a rinunciare alle vaccinazioni per malattie come morbillo, poliomielite, colera, polmonite, febbre gialla e difterite. Un problema a cui si somma il Covid-19. Stando alle stime di Save The Children, infatti, quasi 30 milioni di bambini non hanno potuto portare a compimento le vaccinazioni previste. Il calo di prevenzione ha superato così il 30% in confronto agli anni precedenti.

La pandemia di Covid-19 aggrava sicuramente la situazione. L’accesso alle strutture sanitarie è sempre più complicato dall’arrivo di pazienti infettati dal Coronavirus. Save The Children ha pubblicato al riguardo il rapporto ‘Not Immune: Children in Conflict’ per denunciare come “i conflitti lunghi e duraturi” stiano rallentando “i progressi conquistati a fatica nella vaccinazione contro le malattie mortali. I tassi di vaccinazione sono precipitati in molti Paesi colpiti dalla guerra”. Entrando nel dettaglio dei Paesi: “In Siria i livelli di immunizzazione per difterite, tetano e pertosse erano superiori all’80% prima della guerra, ma sono scesi al 47% due anni fa. In Ucraina il tasso nazionale è sceso dall’80% al 19% dopo quattro anni di guerra”.

L’impatto del Covid-19 sulle altre malattie

“Il Covid-19 ha reso dolorosamente evidente che nessun Paese è immune dalla diffusione di malattie, vecchie o nuove che siano”, ha dichiarato il dottor Zaeem Haq, direttore medico globale di Save the Children. “Garantire la salute dei bambini nei conflitti non solo rappresenta uno dei loro diritti fondamentali – ha aggiunto Haq – ma è anche una parte indispensabile per la protezione della salute globale. Il mondo non deve permettere che malattie prevenibili tolgano la vita ai bambini, perché non siamo riusciti a vaccinare quei 29 milioni circa nati nelle aree di conflitto”.

‘Not Immune: Children in Conflict’ descrive nel dettaglio le epidemie mortali di malattie che negli ultimi 10 anni avrebbero potuto essere prevenute. Sarebbe bastata un’immunizzazione su ampia scala contro l’epidemia di poliomielite che nel 2016 ha colpito la Nigeria nordorientale, l’area controllata dai guerriglieri jihadisti di Boko Haram, e un anno dopo la Siria. E ancora: nell’ultimo decennio si sono verificate gravi epidemie di colera in Paesi flagellati da guerre, come Iraq, Somalia, Sud Sudan e Yemen. Tanto per rendere l’idea: in Yemen ci sono stati più di un milione di casi di colera e 2.500 decessi tra il 2016 e il 2018.

La storia di Modina in Bangladesh

A questa piaga si aggiunge la paura di essere contagiati dal Covid-19. Di fatto si “impedisce alle famiglie di accedere alle vaccinazioni, il che è particolarmente preoccupante tra le popolazioni più vulnerabili come i rifugiati”, sottolinea Save The Children. L’organizzazione internazionale racconta che “a Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove nel 2017 oltre 700mila Rohingya sono fuggiti in seguito a violenze mortali in Myanmar, la figlia di Modina di un anno aveva ricevuto le vaccinazioni di routine dalla nascita presso il centro sanitario di Save the Children”. Ma queste si sono interrotte quando si è diffusa la notizia del Coronavirus.

“Mia figlia ha iniziato ad ammalarsi dal giorno in cui abbiamo interrotto le vaccinazioni”, racconta la donna. “Non sono uscita di casa – spiega –  perché avevo paura del Coronavirus. E la mia bambina è diventata malnutrita giorno dopo giorno. Ero sempre più spaventata man mano che la vedevo ammalarsi. Poi ho capito quanto siano importanti le vaccinazioni per i bambini, quanto li tengano al riparo da malattie come la varicella, il morbillo e molte altre”.

Una vaccinazione globale, oltre il Covid

Haq ha così ribadito un elemento essenziale, che peraltro riguarda anche Paesi più sviluppati: “Mentre le risorse vengono reindirizzate per combattere il Covid-19, il mondo non può permettere ad altre terribili malattie di riemergere e di diffondersi tra le popolazioni vulnerabili, in particolare tra i bambini. Abbiamo combattuto troppo a lungo e troppo duramente per sconfiggere queste malattie”. L’obiettivo è di arrivare a una vaccinazione globale per cercare di raggiungere i bambini colpiti dai conflitti, compresi i minori rifugiati e gli sfollati interni.

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