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Matteo Badiali Verdi Europa Verde

Badiali: “Su nostri risultati giusto farsi domande, con Europa Verde aperti a tutti”

Un progetto di rilancio. Passando per la sigla di Europa Verde (già presente alle Europee come lista che univa Verdi e Possibile) nella consapevolezza che i risultati finora ottenuti dai Verdi sono lontanissimi da quelli degli altri partiti ecologisti europei. Per questo Matteo Badiali, co-portavoce della Federazione dei Verdi, ha rilanciato la necessità di aggregazione intorno ai contenuti. Chiedendo agli altri attori di convergere sul progetto politico.

In tutta Europa le forze ecologiste si affermano, dalla Francia alla Germania. Perché in Italia i Verdi non hanno quel consenso?
È un giusto quesito, che anche noi ci siamo posti. Il progetto politico di Europa Verde ha l’ambizione di raggiungere quei risultati che vediamo in Europa. I Verdi hanno portato avanti iniziative politiche come il conto energia, la legge sui rifiuti, sulla mobilità ciclabile. Sono patrimonio della politica attuale, ma non hanno ottenuto una corretta visibilità. Abbiamo sempre pagato una scarsa presenza sui mezzi di informazione. E questo non ha giovato al nostro risultato. Comunque alle Europee abbiamo raggiunto il 2,3%, con dei picchi molto alti in alcune regioni e più bassi in altri, dove non siamo radicati.

Europa Verde, citata come una buona esperienza alle Europee, si è fermata al 2,3%, nonostante la spinta del Global strike per il clima. Un risultato lontano dalla soglia per l’accesso all’Europarlamento e anche da quella prevista dalla legge elettorale in vigore in Italia. Qualcosa sarà mancata, oltre alla visibilità?
Parlo di un altro risultato, un anno dopo le Europee. Alle Regionali abbiamo eletto sette consiglieri. Prima ne avevamo due. È un dato tangibile. In Veneto, dove Zaia ha preso il 70%, abbiamo eletto una consigliera regionale, è stato qualcosa di eccezionale.

Davvero la responsabilità dei risultati più deludenti sarebbe solo dell’informazione?
La dinamica è anche legata al sistema di informazione in Italia, che ostacolo la visibilità dei Verdi. 

Tuttavia, lei ammette un mancato radicamento in alcune aree, nonostante ci sia una miniera d’oro rappresentata dai Fridays for Future. Qual è il problema?
Ci sono anche realtà come Extinction Rebellion che sono i nostri riferimenti. Dobbiamo pensare alla fascia dei giovani, ma anche alla necessità di risposte per le famiglie, per le donne. Cerchiamo così di accogliere nuove persone per ricostruire la nostra presenza sul territorio. L’obiettivo, con Europa Verde, è quello di generare una forza politica, di matrice verde, che possa raggiungere le soglie di sbarramento che finora ci hanno impedito di essere presenti nel sistema istituzionale nazionale. 

Giornata Internazionale della Biodiversità

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Ci sono altre altre forze che si richiamano all’ecologismo in Italia, oggi rappresentate in Parlamento e non solo. Pensate a una forma di interlocuzione per evitare l’attuale dispersione?
L’obiettivo è quello di costruire ponti, come dice Langer, verso quelli che si riconoscono in un soggetto ecologista. Il Partito verde europeo è la grande mamma a cui rifarsi politicamente. Perché ricordo che noi Verdi siamo il riferimento dei Verdi europei. E in Italia, dentro e fuori il Parlamento, ci sono tante persone che si distinguono nelle battaglie ambientali e che sono alla ricerca di una casa. Spero che il nostro progetto risulti accattivante: vogliamo ascoltare e far lievitare il progetto di Europa Verde.

Quindi l’idea è l’inclusione. In prospettiva elettorale, arrivando alle prossime Amministrative, c’è da aspettarsi una casa comune ecologista?
Cerchiamo di includere tutti quelli che aderiscono all’azione politica ecologista. Poi in ogni realtà territoriale cercheremo di capire se essere forza di governo o meno. Abbiamo dei contenuti su cui chiediamo di convergere. L’obiettivo è di essere incisivi e determinanti.

Spostandoci sul piano nazionale, qual è il giudizio sull’operato del governo, in cui peraltro ci sono possibili interlocutori?
Questo governo è stato molto al di sotto delle aspettative. I proclami del Movimento 5 Stelle si sono sciolti come un gelato al sole. Si è discusso del Green new deal, ma senza sapere di cosa si parlasse. Ci si aspettava molto di più su tanti settori: dall’energia all’economia circolare. Amministrare è molto più difficile che fare campagna elettorale. Il fallimento del Movimento ha preso definitiva forma con l’accettazione del Tap in Salento.

Matteo Badiali, co-portavoce della Federazione dei Verdi

Insomma, oltre le parole del governo c’è poco. Come Verdi quale spinta volete dare sul Recovery Fund?
C’è un 37% di risorse per il Green new deal. Credo che vada sfruttato un altro elemento: c’è il Mes che può servire per sviluppare politiche di investimento e non per essere utilizzato da tappabuchi. Il Movimento 5 Stelle è scettico su questa prospettiva, ma noi siamo convinti che il Mes produca un immediato giovamento. Per il resto in Ue, i Verdi europei hanno presentato le proprie linee guida. Il Recovery Fund in generale deve dare un nuovo piano occupazionale su più versanti.

Ci sono state molte punzecchiature al Movimento 5 Stelle, molto meno al Pd. È una questione di interlocuzione in ottica di futura alleanza?
I 5 Stelle hanno sempre sbandierato l’ambiente come fiore all’occhiello. È chiaro che sono i maggiori competitor su questo terreno. Ma non ha mantenuto gli impegni. Il Pd invece non ha mai avuto una vocazione marcatamente ecologista.

Ma il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha spesso ribadito di voler puntare sulla green economy. Esclude la possibilità di un dialogo?
Con tutte le forze politiche che si riconoscono nell’uguaglianza sociale, nei diritti, è sempre aperto un canale preferenziale di dialogo. Ma bisogna comprendere quali sono i contenuti progettuali. Europa Verde ha storicamente sviluppato alleanze con partiti di centrosinistra, di cui il Pd è un punto di riferimento. In alcuni casi i nostri temi sono stati sempre disattesi, in altri ci sono state delle sinergie.

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