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Quanto sono importanti le multiutility per lo sviluppo sostenibile

Il ruolo delle aziende multiutility (o multi servizi) nello sviluppo sostenibile è qualcosa che ha a che fare con le scelte della politica. Anche. Prima di tutto cos’è un’azienda multiutility: è una società che è in grado di offrire alla comunità due o più servizi contemporaneamente.  Per esempio può occuparsi della gestione dei parcheggi, dell’illuminazione pubblica o del ciclo dei rifiuti, del servizio idrico integrato con il prelievo, la fornitura e la depurazione dell’acqua.

Il ruolo chiave delle multiutility per il rilancio sostenibile dei territori italiani”, è il titolo di uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con A2A presentato a Cernobbio.

La A2A è appunto una società multi servizi che si occupa di ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti mentre The European House-Ambrosetti è un gruppo professionale che supporta le aziende nella gestione integrata delle quattro dinamiche critiche dei processi di generazione di valore: vedere, progettare, realizzare e valorizzare.

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Lo studio

Le multiutility possono avere un ruolo molto importante per il rilancio in chiave sostenibile dell’Italia. Lavorando su settori come i rifiuti, la gestione delle reti idriche e l’energia, hanno a che fare con molti dei 17 Sdgs dell’Agneda ONU 2030. Bisogna mettere però tali aziende – che in larga parte sono le ex municipalizzate – nelle condizioni per svolgere al meglio il loro ruolo. Perché anche loro possono attrarre i Fondi europei per la svolta ecologica e sostenibile.

E nel nostro Pase attualmente alcune di quelle condizioni sono difficili da raggiungere. Per esempio: realizzare costruire un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni richiede una unica autorizzazione, che però a sua volta può richiedere anche otto anni di confronti, tavoli di consultazione tra i vari Enti e Ministeri competenti. Lo studio in questione prevede che già nel 2020, 13 Regioni italiane su 20 non avranno più spazio nelle discariche per i rifiuti. Da qui la necessità – secondo gli autori – di costruire velocemente altri impianti in grado di recuperare e riciclare , valorizzare gli scarti producendo energia, per esempio. I progetti ci sarebbero anche ma secondo quanto si legge nelle pagine dello studio in questo momento nel nostro Paese tra burocrazia e ricorsi vari sono ferme 35 centrali a biomasse, 26 termovalorizzatori, 27 discariche per rifiuti urbani e 20 discariche rifiuti speciali.

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La rete idrica

L’analisi mette in evidenza ambiti di miglioramento anche per il ciclo idrico. L’Italia ha una rete infrastrutturale obsoleta (60% delle infrastrutture ha più di 30 anni e il 25% più di 50 anni) e la metà dell’acqua distribuita viene dispersa. Il gap impiantistico caratterizza anche la capacità di depurare e trattare le acque reflue; l’Italia, infatti, è soggetta a 4 procedimenti di infrazione, con 2 sentenze confermate, che si stima costeranno non meno di 500 milioni di euro fino al 2024. Tali deficit scontano una carenza di investimenti nel settore idrico.

Con 40 euro per abitante all’anno (rispetto a una media europea annua di 100 euro per abitante), l’Italia si posiziona al terzultimo posto nella classifica europea per investimenti nel settore, davanti solo a Malta e Romania. Inoltre, il livello attuale della tariffa (1,87 euro/m3, la metà rispetto a quella francese e il 40% in meno rispetto a quella tedesca) non permette di coprire il gap infrastrutturale e deresponsabilizza il consumo, in un Paese già fortemente idrovoro (4° Paese in Europa per consumi di acqua pro-capite, con 220 litri al giorno per abitante).

«L’obiettivo di questo studio è proprio quello di individuare le aree di miglioramento, per potere proporre e realizzare progetti concreti» ha commentato l’Ad di A2A, Renato Mazzoncini, anticipando che il prossimo piano industriale dell’azienda sarà un piano decennale con «importanti investimenti in infrastrutture strategiche per la crescita del Paese». «Il nuovo quadro di riferimento europeo rappresenta una grande opportunità per colmare e rilanciare lo sviluppo sostenibile dei territori italiani» ha confermato Valerio De Molli, managing partner e Ceo di The European house – Ambrosetti.

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