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Auto elettrica, ma dove ricaricarla?

Auto elettrica, ma dove ricaricarla? Andando alle colonnine sparse sul territorio  ed a seconda della propria automobile impiegare il tempo utile alla ricarica, massimo un’ora. Risposta teoricamente corretta. Ed anche quasi praticamente. Perchè quel “sparse” e quel “massimo un’ora” pur essendo la regola come dovrebbe essere non sono la realtà, anzi.

L’ European Automobile Manufacturers’ Association, l’Associazione dei europea dei costruttori di automobili per comodità detta ACEA, ha pubblicato a novembre un rapporto che suona come un vero e proprio allarme rispetto a quello che si sta dicendo e facendo per incentivare ed aumentare l’impiego di mezzi elettrici. Per esempio :”Su circa 225.000 caricatori pubblici attualmente disponibili nell’UE, solo 25.000 sono adatti alla ricarica veloce. In altre parole, solo uno su nove punti di ricarica europei è un caricatore veloce (con una capacità di più di 22kW). I restanti punti di ricarica (con una capacità di 22kW o meno) includono molte prese di corrente comuni o da giardino, a bassa capacità”.

Il primo punto è chiarissimo: ci sono pochissime se non minime possibilità di ricaricare un’auto elettrica nel Vecchio Continente, in Italia sono 24.794 in poco più di 10 mila luoghi aperti al pubblico. Ma il secondo, che per il momento è ancora più grave e nasconde un problema molto gravoso per i cittadini, che vuol dire?

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@andreas160578 da Pixabay

Ricaricare da casa?

Esatto questo è il significato del fatto che solo l’11,1 per cento delle centraline europee, il 9,4 % in Italia, non è a ricarica rapida: chi ha bisogno volendo può attaccare la spina della propria auto elettrica alla corrente della propria abitazione, ufficio. Dice il rapporto ACEA sull’argomento centraline lente:”Caricare un’auto elettrica usando una di queste 200.000 prese di corrente a bassa tecnologia può richiedere anche un’intera notte. Al contrario, l’utilizzo di un caricatore veloce ad alta capacità può ridurre questo tempo a meno di un’ora. I caricatori veloci, tuttavia, contano ancora solo una frazione (11%) della rete di infrastrutture europee”. Figuriamoci cosa vorrebbe dire farlo da casa in termini economici. Anche se anche su questo il dibattito è aperto.

Per questo,  a commento del rapporto, direttore generale dell’ACEA, Eric-Mark Huitema ha detto : “Per convincere più cittadini a passare all’elettrico, dobbiamo eliminare tutte le seccature associate alla ricarica. La gente ha bisogno di vedere un sacco di caricabatterie nel loro ambiente quotidiano, e questi punti di ricarica devono essere veloci e facili da usare – senza dover aspettare in lunghe code. La ricarica dovrebbe essere comoda e semplice come lo è oggi il rifornimento di carburante. Purtroppo, la proposta AFIR non è neanche lontanamente abbastanza ambiziosa per raggiungere questo obiettivo. Per di più, è totalmente disallineata con i nuovi obiettivi di CO2 proposti per le auto”.

L’ACEA alza la voce sulla questione mentre i governi nazionali e il Parlamento europeo stanno preparando le loro posizioni sul regolamento sulle infrastrutture per i carburanti alternativi (AFIR) proposto dalla Commissione europea a luglio. L’AFIR è una componente centrale del pacchetto climatico europeo “Fit for 55“, che include anche nuovi obiettivi di CO2 per le auto. Eppure l’allarme di ACEA, la lentezza nelle decisioni del Parlamento UE sulla questione, ci riportano ad un post che abbiamo pubblicato nel marzo di quest’anno, nel quale riportavamo le lamentele di chi vedeva una certa…”pigrizia” di Bruxelles sulla transizione dalle auto tradizionali a quelle elettriche.

 

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