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Arquà Petrarca, il piccolo borgo “buen retiro” del poeta.

Arquà Petrarca. Impakter Italia vi accompagna per i Colli Euganei, nel padovano, tra bellezze architettoniche e siti Unesco, dove Francesco Petrarca scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

Arquà Petrarca, il Veneto dei piccoli borghi.

Nel suo nome c’è la sua stessa morfologia. Ma non solo. C’è anche la letteratura italiana, in una delle forme più illustri di sempre. La prima parte del nome, “Arquà”, deriva infatti dall’arco formato dalle colline che abbracciano il borgo, diminuendo progressivamente di altezza fino a diventare pianura. E siccome le origini del borgo affondano addirittura nella preistoria, non c’è da sorprendersi se questa particolare morfologia del territorio sia stata già notata e utilizzata come denominazione. Già in epoca romana, infatti, il borgo assunse il nome di Arquatum, poi mutato in Arquade.

Foto: G.F.S

Il sommo poeta e il suo “buen retiro”.

Nella seconda parte del nome, dicevamo, c’è una vetta della letteratura italiana: l’aretino Francesco Petrarca. Il sommo letterato ha infatti legato strettamente la propria vicenda umana alla storia del piccolo borgo veneto. Nei primi anni Sessanta del XIV secolo Petrarca è in fuga dalla peste. L’approdo sarà la corte di Venezia. Sembra però che in quel periodo il poeta avesse contratto la scabbia. Come cura gli vennero prescritti dei bagni termali. La scelta ricadde necessariamente su Abano, l’odierna Abano Terme. Ristabilitosi, nel 1369 gli furono cedute delle terre nella località di Arquà. Petrarca ne rimase folgorato, tanto da scegliere questo luogo stabilirsi definitivamente. Morì nella notte del 18 luglio del 1374. Come aveva disposto lui stesso, fu venne sepolto nella chiesa parrocchiale. Sei anni più tardi sarà però deposto nell’arca che si trova sul sagrato della Pieve di Santa Maria Assunta ad Arquà, realizzata per volontà del genero Francescuolo da Brossano.

Il borgo

Il visitatore può vedere dove ha vissuto il poeta. La casa, donatagli nel 1369 dal Signore di Padova Francesco il Vecchio da Carrara, è infatti aperta al pubblico. Nel borgo vi si trova poi il bellissimo oratorio di SS Trinita, del quale si hanno le prime notizie già nel 1861, ma che con certezza è risale a un periodo antecedente. Si tratta di un edificio di impianto romanico ad un’unica navata con travature scoperte e tetto a capanna. Vi è poi la chiesa di Santa Maria Assunta, citata per la prima volta già nel 1026.

Foto: Alessandro Vecchi

Qui vi fu celebrato il funerale del poeta, il 24 luglio 1374. La struttura presenta un’unica navata con tre altari ed un tetto con travatura a vista. Di grande interesse è anche l’arca, citata sopra, che contiene le spoglie di Petrarca. Si tratta di una realizzazione in marmo rosso che riprende lo stile dei sarcofagi romani. Ma ad Arquà anche la natura parla di storia.

Foto: RanZag

Nello specchio d’acqua chiamato Laghetto della Costa, sono stati trovati numerosissimi reperti ch reperti che testimoniano l’esistenza e la longevità di insediamenti umani risalenti a un periodo che va dall’ultima parte dell’età del rame agli inizi dell’età del Bronzo. Dal 2011 è un sito UNESCO. Infine, il meraviglioso giardino di Valsanzibio, realizzato tra il tra il 1665 e il 1696. Qui, dove bellezza naturalistica, genio architettonico e scienza idraulica hanno dato vita a uno dei giardini d’epoca più belli ed estesi a livello mondiale.

Foto in copertina: Alessandro Vecchi

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