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Argentina: la marcia per i desaparecidos

Argentina in marcia per ricordare i desaparecidos e i morti della feroce dittatura del generale Videla (1925-2013, in foto al centro) Una tragedia negata per troppo tempo dall’Occidente, soprattutto dall’Italia.

I desaparecidos d’Argentina

Oggi l’Argentina ricorda i 40mila morti, di cui 30mila scomparsi dopo atroci torture, le centinaia di minori sottratti alle famiglie e la repressione violenta di ogni forma di opposizione. Questa è stata la dittatura che il 24 marzo 1976 si è impossessata del Paese fino al 1983, ad opera del generale Jorge Rafael Videla e degli altri due cospiratori, i generali Emilio Eduardo Massera e Leopoldo Galtieri.

L’indifferenza dell’Occidente

Sette anni di atrocità passati quasi inosservati da parte di una comunità internazionale, Occidente in primis, “interessatamente” disinteressata. Una ferita aperta a cui con lungo ritardo oggi si inizia a dare una risposta, non solo sul piano storico ma anche su quello giuridico. Questo è quello che chiedono le persone che marciano in Argentina e più in generale in tutta l’America latina. Le notizie di omicidi politici e rapimenti di oppositori e dissidenti, già circolanti nei primi mesi della dittatura, sono state disconosciute dai media internazionali, oppure sapientemente edulcorate. Le poche eccezioni quasi nulla hanno potuto nel mare dell’indifferenza generale. La coltre di “tolleranza” che copriva le violenze del regime di Videla era della stessa natura di quella che tre anni prima aveva “benedetto” il golpe di Pinochet in Cile. Si trattava ovviamente degli interessi americani e più in generale occidentali, assieme all’anticomunismo che caratterizzava la geopolitca dei Paesi del Blocco atlantico.

Il Cile di Pinochet e l’Argentina di Videla

Ma se le due dittature si originarono nello stesso clima favorevole e con il medesimo carico di ferocia, molto diversa fu la strategia comunicativa fra il Cile di Pinochet e l’Argentina di Videla. In Cile non fu mai nascosta la mano violenta del governo. Lo stadio come grande campo di concentramento dove rinchiudere oppositori e dissidenti o presunti tali, così come le fucilazioni di massa furono un marchio di fabbrica della filosofia di Pinochet. La supremazia della giunta militare doveva essere plasticamente visibile a tutti e per tutti fungere da monito.

La ferocia “normale” di Videla

Videla adottò una strategia diametralmente opposta. Il dittatore argentino sapeva che la benevolenza degli USA garantiva impunità a Pinochet, ma non amicizia verso il Cile. Videla decise di nascondere la natura dittatoriale del suo potere. Egli favorì una facciata di normalità quotidiana. Nel copione erano previste file davanti ai cinema, resse nei ristoranti e folla liberamente circolante per le strade anche nelle ore notturne. Mentre gli omicidi e i rapimenti venivano effettuati quasi esclusivamente mediante raid notturni realizzati da militari in borghese. I mondiali di calcio del 1978, giocati in Argentina, vinti dall’Argentina, furono una coincidenza particolarmente propizia per la salvaguardia mediatica del regime.

Il silenzio dell’Italia

In Italia, il silenzio fu particolarmente assordante. Ilgoverno Andreotti adottò la linea cruda della real politik. Fu deciso cioè di non disturbare Videla allo scopo di non turbare gli immensi interessi economici, pubblici e privati, dell’Italia in Argentina. Questo approccio fece indignare tanto la numerosa comunità italiana in Argentina quanto gli esuli argentini presenti in Italia. Ma quell’indignazione non trovò alcuna sponda nelle istituzioni. Era ancora tempo di Guerra fredda.

Mauro Pasquini

 

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