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Ape con miele

Apicoltori in crisi, settore a rischio senza interventi

Un flagello per l’economia e per l’ambiente. Con gli apicoltori che vedono con grande preoccupazione al futuro. La cancellazione di eventi storici, come la settimana del miele di Montalcino, è un emblema della situazione attuale. Il settore apistico, in Italia, sta vivendo un annus horribilis, tanto da far scattare l’allarme nell’Aula della Camera.

Il Partito democratico, con un’interrogazione della deputata Susanna Cenni, ha chiesto al ministro Stefano Patuanelli di “ristorare il settore” colpito da una crisi devastante. I cinque milioni previsti nei mesi scorsi non sono sufficienti, secondo quanto evidenzia il Pd nell’atto presentato a Montecitorio. Il problema è innescato da insieme di cause: dall’emergenza climatica, con eventi meteo sempre più violenti, al crescente impiego di pesticidi. Una piaga per le aziende, ma anche una corsa verso il baratro (come spiega questo articolo su Impakter Italia)

Apicoltori: produzione a picco

Miele api

Foto di PollyDot da Pixabay

Le stime del 2021 sono impietose: in regioni come Emilia-Romagna e Toscana, il calo rischia di raggiungere il 95%. Un ciclone che si è abbattuto sulla produzione. E ancora: secondo le associazioni di categoria ha subito più di un “in media un alveare ha prodotto tra 500 grammi ed 1 chilogrammo contro i 20 chilogrammi degli scorsi anni”.

“Le condizioni climatiche hanno compromesso – spiega la parlamentare dem – le produzioni in primavera del tarassaco e del ciliegio, con anche la quasi totale perdita della produzione di miele di acacia”. Inoltre, “sono andate perse le fioriture di mandorli, ciliegia, asfodelo, trifoglio e agrumi azzerando le produzioni di nettare necessario per permettere alle api di colonizzarsi e svilupparsi per i raccolti successivi”, argomenta Cenni.

Interventi salva-api molto costosi

La situazione è quindi preoccupante. Il clima degli ultimi anni ha reso difficile anche la raccolta e l’immagazzinamento del nettare. Questa “dote” è servita per il nutrimento delle api. Gli allevatori sono stati infatti costretti a interventi di nutrizione artificiale degli alveari. Un’azione necessaria a salvare gli allevamenti, scongiurando la morte delle api.

Api alveare

Foto di RitaE da Pixabay

Ma questo intervento è stato molto costoso, innescando una spirale negativa tra riduzione della produzione e investimenti emergenziali per non far morire le api. I conti sono finiti in rossi. “Gli apicoltori non soffrono soltanto la mancata produzione di miele, ma dovranno provvedere al mantenimento delle api che non hanno sufficienti scorte per poter passare indenni l’inverno alle porte”, hanno spiegato le associazioni di categoria.

Un problema a trecentosessanta gradi. “Le criticità non hanno risparmiato nemmeno le api regine: le fecondazioni, sempre a causa delle condizioni atmosferiche, si sono ridotte di circa il 20 per cento”, denuncia ancora l’interrogazione della deputata del Pd. Per questo motivo è stato chiesto un piano B: dopo i cinque milioni previsti a maggio dal governo, serve uno stanziamento aggiuntivo per garantire agli apicoltori di superare la fase più acuta della crisi. Che non è solo economica, ma tira in ballo tutto il discorso sullo sviluppo sostenibile.

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