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Api miele

Api e miele italiani salvi grazie all’Università di Bologna: BEE-REER

Oggi, mercoledì 20 maggio viene celebrata la Giornata Mondiale delle Api 2020. Dell’importanza delle api e della necessità di salvarle dalla distruzione, Impakter Italia ha fatto un suo cavallo di battaglia. A maggior ragione adesso che una ricerca dell’Alma Mater Università di Bologna, BEE-REER, con cui abbiamo una lunga storia di collaborazione ha scoperto grazie ad un nuovo sistema di analisi. Bastano poche gocce di miele per capire quali e quanti insetti abitano il territorio in cui quel miele è stato prodotto. Questo equivale a uno strumento che può rivelarsi molto utile, sia per monitorare la biodiversità degli ecosistemi che per identificare possibili frodi alimentari.

I ricercatori Unibo protagonisti dello [email protected]

Il team

Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, coordinato dal professor Luca Fontanesi. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports con il titolo “Entomological signatures in honey: an environmental DNA metabarcoding approach can disclose information on plant-sucking insects in agricultural and forest landscapes“. Gli autori sono Valerio Joe Utzeri, Giuseppina Schiavo, Anisa Ribani, Silvia Tinarelli, Francesca Bertolini, Samuele Bovo e Luca Fontanesi. Il lavoro fa parte di un più ampio spettro di attività del gruppo di ricerca nel settore della genomica applicata all’apicoltura e alle specie di interesse zootecnico da cui è anche nata GRIFFA, giovane start up specializzata in Food Genomics.

License to use Creative Commons Zero – CC0

Lo studio

La ricerca si è concentrata sull’analisi del DNA ambientale, una traccia genetica lasciata dagli insetti e trasportata nel miele dal lavoro delle api. “Il DNA ambientale – spiega Valerio Joe Utzeri, coautore della ricerca – deriva da alcuni insetti che si nutrono della linfa delle piante, ad esempio gli afidi e altri appartenenti all’ordine dei Rincoti”. Questi insetti, particolarmente importanti per gli ecosistemi agrari e forestali, producono melata. Si tratta di una secrezione zuccherina molto apprezzata dalle api, che viene utilizzata nel processo di produzione del miele.

Con le tecniche di next generation sequencing applicate al DNA ambientale, i ricercatori sono così riusciti a identificare – indirettamente ma in modo molto preciso – le diverse specie di insetti presenti nel territorio in cui le api hanno lavorato: un’area che può estendersi fino ad un raggio di dieci chilometri.

Il nostro studio – spiega la ricercatrice Anisa Ribani – ha messo in evidenza come da pochi grammi di miele sia possibile recuperare informazioni dettagliate sulle popolazioni di insetti presenti negli ambienti agrari e forestali”. Un sistema che permette di monitorare la biodiversità ambientale e tenere così sotto controllo la presenza di organismi dannosi per le piante. Inoltre, il controllo del DNA ambientale consente di autenticare l’area di provenienza del miele analizzato, scongiurando così possibili frodi alimentari. “Con questo strumento – conferma Giuseppina Schiavo, altra ricercatrice coinvolta nello studio – possiamo ottenere informazioni quantitative sulle infestazioni degli insetti nell’ambiente e ricostruire la struttura genetica delle loro popolazioni”.

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Il coordinatore del progetto

Le api hanno un ruolo fondamentale per preservare l’equilibrio dei nostri ecosistemi; per questo, la loro salvaguardia, attraverso l’apicoltura, è oggi una priorità mondiale”, spiega Luca Fontanesi, professore dell’Università di Bologna . “Ci soono gravi problemi per i quali servono risposte rapide ed efficaci: gli effetti del cambiamento climatico sulla biologia delle api e sul mantenimento della biodiversità, la diffusione nell’ambiente di agenti inquinanti, tra cui diversi fitofarmaci, e anche il preoccupante aumento delle contraffazioni e delle frodi nel mercato internazionale del miele”.

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