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Quanto sono “sostenibili” i nostri amici a quattro zampe?

Animali da compagnia. Anche i nostri cari amici a quattro zampe lasciano un’impronta ecologica non sostenibile al 100%, anzi! Ecco quanto impattano sull’ambiente e quali soluzioni (alcune davvero particolari) possiamo adottare.

L’insostenibilità dei nostri amici a quattro zampe

Siamo abituati a sentire dibattiti sulle problematiche legate alla sostenibilità ambientale degli animali da allevamento. Vediamo di capire qualcosa anche per quello che riguarda i nostri “amici domestici”.

“L’impatto ambientale del cibo per animali è grande, anche se nessuno sa quanto sia grande. Come noi, del resto, cani e gatti consumano carne, pesce, mais e grano, creando così pressioni sul sistema alimentare globale, insieme ad emissioni di carbonio quando il cibo viene prodotto e trasportato”. Queste sono le parole di Marc Gunther, esperto del settore e autore per il sito tematico Is sustainability Still Possible?. In effetti, quel poco che sappiamo è impressionante e ci dice che la sostenibilità alimentare non è solo una questione umana. Si tratta di un problema gravissimo e al contempo del tutto ignorato. Soprattutto tenendo conto delle stime della FAO, secondo la quale nel 2030 dovranno essere nutrite più di 9 miliardi di persone, assieme ai miliardi di animali allevati annualmente e ai nostri animali da compagnia. Ma vediamo un po’ di numeri.

Tutti i numeri di una “voragine”

Ad esempio, uno studio dell’Università della California ha stabilito che solo negli Stati Uniti almeno 163 milioni di cani e gatti coabitano regolarmente con i loro proprietari. Questa marea di amici dell’Uomo è responsabile del 25-30% dell’impatto della filiera della carni, che a sua volta produce circa 64 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Un impatto ambientale pari a quello di 13,6 milioni di automobili. In termini di consumo di calorie i numeri non sono da meno. Solo negli USA, cani ei gatti consumano circa il 25% delle calorie totali derivate dagli animali. Infine, comparando i dati vediamo che se i cani e gatti americani fossero una nazione a sé, si piazzerebbero al quinto posto per il consumo di carne, dietro a Russia, Brasile, Stati Uniti e Cina. Ma non dobbiamo pensare che sia un problema dei soli Stati Uniti. In tutto l’Occidente industrializzato i dati sono relativamente omogenei.

Quali soluzioni per i nostri animali da compagnia?

In primis c’è l’utilizzo di cibo biologico, non prodotto cioè da allevamenti intensivi. Acquistare il cibo da aziende certificate nelle quali sia bandito l’uso di antiparassitari, erbicidi e fertilizzanti chimici di sintesi; e dove ogni passaggio della filiera sia rigorosamente controllato.

Un’altra soluzione risiede negli insetti. Proprio così. La Dottoressa Barbara Tonini, medico veterinario specializzato in nutrizione del cane e del gatto, afferma che “la crescita della popolazione comporterà quindi una maggiore richiesta di cibo e soprattutto avrà un grande impatto sull’offerta mondiale di proteine. Scegliere prodotti alimentari di origine animale più sostenibili, proprio come gli insetti, e inserire nell’alimentazione quotidiana un maggior apporto di prodotti di origine vegetale come frutta, verdura, cereali e legumi, rappresenta il primo passo verso un’alimentazione più sostenibile”.

Mauro Pasquini

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