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fotovoltaico termodinamico

Ancora un’occasione persa: il solare termodinamico

Questa storia contiene due aspetti che noi italiani abbiamo imparato a conoscere molto bene sulla nostra pelle: l’eccellenza mondiale della quale siamo molto spesso capaci in diverse settori. Per esempio nel campo dell sviluppo sostenibile e di contro, la fanghiglia politica che riesce a non farci sfruttare tali eccellenze.

Parliamo in questo caso di un applicazione tecnologica nella quale siamo i più bravi: il solare termodinamico. Permette di convertire i raggi solari in energia come il fotovoltaico, ma in più offre la possibilità di stoccarla senza bisogno di batterie. Si utilizzano grandi specchi parabolici che raccolgono e concentrano il calore del sole e producono  vapore e quindi elettricità. Una energia rinnovabile, sostenibile.

Fotovoltaico termodinamico perso nella burocrazia

Era nata Anest un’associazione di settore per portare avanti i progetti che specie in Sardegna avrebbero dovuto contribuire a chiudere le non più sostenibili centrali a carbone. Stati Uniti, Cina, Sudafrica, Israele, Marocco, Kuwait, Spagna usano moltissimo queste centrali da 50 MegaWatt l’una. Noi ne abbiamo solo alcune da 5MW che servono più che altro come sperimentazione e non per usi commerciali.

Tutto era pronto in Sardegna per costruire quattro centrali da 50MW l’una. E poi sarebbe stata la volta della Sicilia e poi chissà… Ma le solite pastoie burocratiche italiane, i soliti comitati locali (che in questo caso hanno protestato per l’utilizzo di terreni destinati altrimenti ad agricoltura e pastorizia e per il fatto che il paesaggio sarebbe stato rovinato), le solite bandierine politiche da piantare a discapito di qualcosa di buono per la collettività, hanno fatto fallire i progetti che guarda caso, sono stati comprati dalla Cina.

Specchi ustori di Giulio Parigi del 1600 presso lo stanzino delle matematiche, Galleria degli Uffizi a Firenze

Che è diventata speciale nel mondo, grazie alla formula creata dal professor Carlo Rubbia, – genio  italiano – il fisico che nel 1984 vinse il Nobel, e che nello specifico ha ideato la tecnologia a sali fusi – invece di quella comunemente usata con l’olio – che grazie agli sviluppi portati avanti dall’Enea è un sistema pulito. Il solare termodinamico è l’evoluzione degli antichi specchi ustori di quel genio che era Archimede.

I sali e la sostenibilità del fotovoltaico termodinamico

I sali fusi invece dell’olio – l’idea di Rubbia – come fluido per veicolare, attraverso dei tubi, il calore del sole verso una caldaia con un impianto per immagazzinare l’energia, rendono questa tecnologia pulita al cento per cento pulita e più efficiente: l’olio diatermico raggiunge temperature più basse che non consentono di stoccare energia, mentre i sali arrivano fino a 550 gradi, garantendo una resa elevata e la possibilità di avere sistemi di accumulo a prezzi contenuti. I sali inoltre sono gli stessi usati come fertilizzanti in agricoltura e in caso di rottura di un tubo non provocano impatti negativi sull’ambiente, mentre l’olio è tossico. Una centrale con la tecnologia italiana, da 50 MW, avrebbe dato a 1.500 persone per la realizzazione in 2-3 anni e ad altre 120 per un periodo fino a 30 anni per la gestione e l’utilizzo.

Così le aziende titolari dei brevetti forse ci guadagneranno trasferendo nel grande paese asiatico le loro competenze e l’Italia si ritrova per l’ennesima volta con un’idea di sviluppo sostenibile, di produzione di energia pulita e rinnovabile “regalata” ad altri per la nostra insipienza

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