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Anche le vacanze ostacolano lo sviluppo sostenibile?

Andy Newman è un giornalista americano del New York Times. Ed è un americano di quelli molto sensibili alla questione dell’ambiente e più nello specifico dello sviluppo sostenibile del nostro mondo.

L’occasione di una vacanza in Florida nello scorso mese di febbraio con la sua famiglia gli ha messo in moto la voglia di fare una serie di ricerche più approfondite rispetto a quello che già sapeva in merito alla questione del clima e del surriscaldamento e di quanto ognuno di noi ogni giorno potrebbe fare qualcosa per contribuire a questo riscaldamento.

Cosa è venuto fuori

 Newman dice che secondo gli studi più recenti di climatologi e filosofi anche una vacanza può essere dannosa per i cambiamenti climatici. “È difficile pensare al cambiamento climatico in relazione al nostro comportamento – scrive nel suo articolo sul New York Times – Quando io e la mia famiglia abbiamo fatto la nostra vacanza a Miami un calcolatore di carbonio online mi ha detto che i nostri tre posti sull’aereo hanno generato l’equivalente di 2,4 tonnellate di anidride carbonica.

Poi un altro quarto di tonnellata per le 600 miglia di guida che abbiamo per andare a fare snorkeling e la piscina riscaldata presso il funky trailer-park di Airbnb, e si arriva ad un totale di emissioni che potrebbero contribuire a sciogliere circa 90 metri quadrati di ghiaccio artico, una zona delle dimensioni di un camioncino.

Quando ho fatto quel calcolo, mi sono immaginato in piedi su uno strato di ghiaccio grande come un camioncino che si è rotto e mi ha fatto precipitare in acque gelide. Un orso polare mi ha guardato con affetto”.

Dunque si è chiesto Newman qual è l’impatto di ogni nostra vacanza sul prossimo? Gli accademici hanno tentato di calcolare anche questo. Filosofi, non climatologi. Ma comunque.

Nel 2005, un professore di Dartmouth, Walter Sinnott-Armstrong, ha scritto in un articolo di giornale dal titolo provocatorio “It’s Not My Fault: Global Warming and Individual Moral Obligations” (Non è colpa mia il riscaldamento globale e gli obblighi individuali morali) che nessuno ha l’obbligo morale di astenersi dal farsi un giro sul suo S.U.V. domenica pomeriggio se avesse voglia di farlo.

“Nessuna tempesta, inondazione, siccità o ondate di calore può essere ricondotta al mio atto individuale di guidare”, ha scritto. Al contrario, se mi asterrò dal guidare per divertimento in questa domenica, non c’è nessuno che sarà aiutato in minima parte”. Altri filosofi hanno messo in discussione il suo ragionamento.

Il professor John Nolt dell’Università del Tennessee si è cimentato con la misurazione dei danni causati dalle emissioni medie di un americano nel corso della sua vita. L’americano medio genera circa 16 tonnellate metriche di anidride carbonica in un un anno, più del triplo della media globale degli altri esseri umani.

Il carbonio rimane nell’atmosfera per secoli, ed un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha rilevato nel 2007 che il cambiamento climatico “potrebbe avere effetti negativi su centinaia di milioni di persone a causa dell’aumento delle inondazioni costiere, della riduzione dell’approvvigionamento idrico, dell’aumento della malnutrizione e dell’impatto sulla salute” nei prossimi 100 anni. Da questo  il professor Nolt è giunto ad una netta conclusione: “L’americano medio causa attraverso le sue emissioni di gas serra gravi sofferenze e/o la morte di due persone future”.

Poi Avram Hiller della Portland State University ha usato l’approccio del professor Nolt per ricavare l’impatto dell’ipotetico giro di 25 miglia del professor Sinnott-Armstrong: “Nel rapporto tra le attività causali di una vita e gli effetti dannosi di una vita, provoca l’equivalente di un quarto del danno grave di una giornata”, ha scritto. “In altre parole, andare in macchina la domenica ha l’effetto di rovinare il pomeriggio di qualcuno.”

A questo punto Newman si è chiesto : “Una vacanza in Florida per tre persone ha rovinato un mese di qualcuno?”.

Allora come spostarsi per una vacanza?

Forse una crociera? Dopo tutto, ci sono più oceani di quanti non ce siano mai stati. Neanche questo va bene secondo Bryan Comer, un ricercatore dell’International Council on Clean Transportation, un gruppo di ricerca senza scopo di lucro, che ha scritto anche le navi da crociera più efficienti emettono da 3 a 4 volte più anidride carbonica per miglio-passeggero di un jet.

Mentre la maggior parte delle navi da crociera funzionano con olio combustibile pesante altamente inquinante, molte hanno iniziato ad usare “scrubber” ( un’apparecchiatura che consente di abbattere la concentrazione di sostanze presenti in una corrente gassosa, solitamente polveri e microinquinanti acidi. Queste apparecchiature trovano ampia applicazione negli impianti di depurazione fumi di svariati impianti chimici) per rimuovere gli ossidi di zolfo tossici dai loro scarichi. Ma gli scrubber invece scaricano queste e altre sostanze inquinanti nell’oceano, e sono stati vietati da sette paesi e diversi stati degli Stati Uniti.

Insomma niente più vacanze?

Certo che no. Le decisioni personali da sole non fermeranno il riscaldamento globale – che richiederà cambiamenti politici da parte dei governi su scala mondiale. Il turismo crea milioni di posti di lavoro in luoghi affamati per lo sviluppo economico. Nel nostro piccolo possiamo solo fare quelle piccolo cose che possono compensare le emissioni di carbonio, il riscaldamento del pianeta, tutto ciò che è necessario per bilanciare gli effetti dei nostri voli o delle nostre crociere. Che possano aiutare a tenere a galla quell’orso polare che guardava Andy Newman.

 

 

 

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