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Elezioni Amministrative

Amministrative: sindaci sostenibili ?

A vederla nell’ottica della sostenibilità, le Amministrative hanno lanciato un segnale timido, ma importante: gli elettori si sono orientati verso una proposta di centrosinistra, da Milano a Napoli, che almeno nelle intenzioni è maggiormente attenta alle politiche ambientali. Tema che è sempre nei programmi, ma mai. Basti pensare a Giuseppe Sala, riconfermatissimo all’ombra del Duomo, che ha aderito ai Verdi europei, cercando una strada diversa rispetto agli schemi tradizionali. La sua posizione green ha trainato anche Europa Verde, che a Milano ha ottenuto l’unico risultato degno di nota andando sopra il 5%. Ma più che il simbolo è il nuovo sindaco a tratteggiare un cambio di passo ecologista.

Raggi e la delusione ambientale

Lo stesso si potrebbe dire di Gaetano Manfredi a Napoli, emblema dell’alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle in questa tornata elettorale. La sua proposta unisce due forze che sostengono di voler mettere l’ambientalismo in cima all’agenza politica. I pentastellati sono nati sull’onda del furore di Beppe Grillo in materia di sostenibilità. Certo, quando poi al M5S è toccata la sfida di governo, l’impronta green si è vista poco, per non dire nulla.

L’amministrazione di Virginia Raggi a Roma non sarà tramandata ai posteri come un modello di città sostenibile, concentrata sulla rivoluzione ambientalista. Le piste ciclabili servono, ma non bastano. Non è un esercizio di qualunquismo, ma la testimonianza diretta di una metropoli senza una visione sul futuro. Dalla gestione dei rifiuti alla mobilità. Sia chiaro: le colpe sono pluriennali, non devono essere addebitate tutte alla sindaca uscente. Resta, d’altra parte, la constatazione che negli ultimi cinque anni non si è percepito nemmeno un refolo di cambiamento. Ecco, quindi, che una coalizione o un sindaco dalle intenzioni “verdi” non rappresentano per forza di cose la svolta ecologista.

Amministrative: una responsabilità a sinistra

Lo stesso discorso riguarda Matteo Lepore, incoronato primo cittadino di Bologna in una cavalcata trionfale. Il suo successo non è mai stato in discussione e lui è stato abile a evitare scivoloni tali da minare la sua immagine. Il mandato pieno che riceve, però, diventa ancora più pesante: l’agenda della sostenibilità non è più rinviabile. Lepore, come gli altri sindaci appena eletti, guideranno le loro città fino al 2026. A soli quattro anni dalla famigerata scadenza del 2030.

E poi si torna Roma, che come è stato detto, è in condizioni disastrate o giù di lì. Roberto Gualteri o Enrico Michetti raccoglieranno un’eredità complessa. Per il centrosinistra potrebbe essere una sfida cruciale, per quanto complicata, magari provando a imprimere quell’accelerazione verde. Di Michetti, in realtà, si sa poco o nulla, se non che può diventare sindaco con il minimo sforzo. E finora più che verde è stato grigio.

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