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America Latina: istruzione e Covid-19

Gli effetti della pandemia di Covid-19 hanno colpito duramente moltissimi settori. Uno degli ambiti più sconvolti dalle nuove norme di distanziamento sociale è certamente l’istruzione, dai più piccoli alle università. Abbiamo visto come nel nostro paese siano state donne e giovani a pagare il prezzo più alto in termini di discriminazione in tempo di pandemia, nonostante le lezioni siano continuate con la didattica a distanza (DAD). Un rapporto pubblicato lo scorso novembre da Unesco-Unicef-Banca Mondiale segnalava come il 90% dei paesi ad alto reddito avesse continuato la didattica tramite DAD. Nei paesi a basso reddito, invece, la percentuale si attesta intorno al 40%. Il report segnala anche che ¼ dei paesi a reddito basso o medio-basso non ha monitorato e non sta monitorando l’apprendimento degli studenti durante la chiusura totale o parziale delle scuole, in cui comunque mancano nel 50% dei casi i fondi per applicare le misure di sicurezza basilari (come gli spazi per il distanziamento sociale) e fornire dispositivi come mascherine e gel disinfettanti. Nei paesi ad alto reddito le stesse difficoltà si registrano solo nel 5% dei casi. Unicef ha realizzato un lavoro di analisi sulle condizioni della didattica durante la pandemia in una delle zone del mondo che ha più risentito delle limitazioni imposte dal Covid-19: l’America centrale e l’America Latina.

La situazione di America centrale e America Latina

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Crediti immagini: pijumbo_com via Pixabay

Dopo quasi un anno di pandemia, Unicef segnala che il 97% di bambini e ragazzi dell’America Latina e dei Caraibi (si tratta di 137 milioni di studenti) sono stati privati di normale scolarizzazione. Solo 1 studente della scuola pubblica su 2 ha avuto accesso a educazione da remoto di qualità (contro i 3 su 4 della scuola privata) e i bambini della regione hanno perso in media 4 volte più giorni di scuola degli studenti resto del mondo. Una scuola su 6 in quest’area del mondo non è servita dal servizio idrico, rendendo difficilissimo garantire un’adeguata igiene delle mani, fondamentale per il contenimento della pandemia. Studiare da casa inoltre non è uguale per tutti: alcune tra le famiglie più povere non riescono in questa zona a garantire nemmeno una scrivania su cui studiare o uno spazio della casa dove dedicarsi allo studio ai bambini (1 su 4 bambini in condizione di povertà non ha accesso a un tavolo o scrivania).

Il rischio drop-out

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Crediti immagini: chrisaram2 via Pixabay

In tutta l’America Latina e nei Caraibi, milioni di studenti più vulnerabili potrebbero non tornare più a scuola“, ha affermato Bernt Aasen, Direttore regionale dell’UNICEF per l’America Latina e i Caraibi, come si legge sul sito ufficiale. “Per quelli senza computer, senza Internet o anche senza un posto dove studiare, imparare da casa è diventata una sfida scoraggiante.”

La difficoltà nel reperire le tecnologie e addirittura gli spazi per poter studiare a casa affligge soprattutto le famiglie più povere e, tra gli studenti, gli studenti disabili, le bambine e le ragazze. Queste categorie sono perciò quelle che rischiano maggiormente di lasciare la scuola definitivamente (drop-out). Le stime di questo drop-out sono impietose: UNICEF si aspetta una fuoriuscita dai percorsi di studi per oltre 3 milioni di minori. È stato inoltre stimato che la percentuale di iscrizioni dei bambini al primo anno di scuola calerà dell’1,8%.

Unicef è impegnata a fornire supporto ai governi locali per cercare di arginare il fenomeno. A oggi, circa 42 milioni di studenti della zona centro e sud americana hanno ricevuto i supporti tecnologici necessari per poter continuare a studiare da casa, come una connessione internet; o radio e TV nei luoghi più poveri e remoti. Il ritorno a media come radio e TV è indispensabile in alcuni stati come il Perù, dove il 10% della popolazione vive in aree in cui non è possibile accedere a internet.

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