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Ambiente non rispettato industria inquinamento

Una pandemia invisibile colpisce l’Europa

Tanto da resta ancora da fare in Europa e ancora di più in Italia sull’ambiente. Le ricerche evidenziano, tra tante cose, un serio rischio per la salute: in tutto il Continente, 400mila decessi prematuri all’anno sono legati all’inquinamento. Una vera pandemia invisibile. Mentre, riducendo la questione solo all’Italia, emerge che l’aumento delle temperature è più alto nella Penisola, con +1,71°, rispetto alla media globale, che si ferma sotto il grado (+0,98°). E, come se non bastasse, leggendo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), si registra “un picco per la temperatura dei mari italiani nel 2018, con un aumento di 1,08 gradi, rispetto al periodo 1961-1990”.

Ambiente: non bastano le intenzioni

Insomma, l’enunciazione di buoni intenti è condizione necessaria ma non sufficiente per il conseguimento del risultati. Nella Giornata mondiale dell’Ambiente, il focus si sposta sulla concretezza degli atti compiuti in materia di ecologia. In questo il punto di riferimento resta il Rapporto “Lo stato dell’Ambiente in Europa nel 2020” (Soer 2020) dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Il punto di partenza è chiaro: “Sebbene le politiche europee sull’ambiente e il clima abbiano contribuito a migliorare la situazione ambientale negli ultimi decenni, i progressi compiuti dall’Europa non sono sufficienti e le prospettive per l’ambiente nei prossimi dieci anni sono tutt’altro che rosee”, si legge fin dalle prime righe.

Earth Day clima ambiente politica

Foto di ejaugsburg da Pixabay

Ci sono elementi pratici che lo confermano questo ragionamento. Secondo un documento elaborato dal centro studi del Senato, “la pressione sull’ambiente associata al consumo finale in Europa è più alta della media mondiale; recenti ricerche suggeriscono che l’Unione Europea costituisca un ‘importatore netto di impatti ambientali’”. Il motivo? Molti dei prodotti acquistati nel commercio internazionale sono realizzati in aree con bassi costi di produzione e quindi regolamentazioni ambientali deficitarie. Nei fatti i prezzi del commercio internazionale dei prodotti incorporano raramente i costi della sostenibilità ambientale. 

Alcuni passi in avanti

Qualche passo in avanti c’è sulle le emissioni di gas serra, diminuite del 22% tra il 1990 al 2017. Il merito è delle politiche di riduzione delle emissioni. D’altra parte la quota di energia rinnovabili è cresciuta al 17,5% nel 2017. “Le emissioni inquinanti di aria e acqua si sono ridotte con un totale di estrazione di acqua diminuita del 19% tra il 1990 e il 2015”, spiega il dossier. Nel Soer 2020 vengono indicati dei successi raggiunti, ci sono il buon livello e l’alta qualità in Europa delle acque potabili, “pur persistendo profili problematici in alcune aree soprattutto in relazione agli agenti chimici e al trattamento delle acque”.

Ma, appunto, non c’è solo da sorridere, come evidenziato fin dalle prime righe del documento: “Le emissioni dannose da trasporti e agricoltura sono aumentate e il quadro al 2030 suggerisce che non saranno raggiunti nel 2030 né nel 2050 i target di clima ed energia”. Inoltre a causa della mancata integrazione degli aspetti ambientali nelle politiche di settore si registrano impatti sulla biodiversità e sull’inquinamento di aria, acqua e suolo.

Inquinamento fabbrica ambiente clima

Foto di Pixource da Pixabay

In tutto questo, il tempo stringe, come ammettono anche le massime autorità: “Abbiamo uno stretto margine di opportunità nel prossimo decennio per potenziare le misure finalizzate a proteggere la natura, attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici e ridurre drasticamente il nostro consumo di risorse naturali”, spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea. “Dalla nostra valutazione emerge che i cambiamenti incrementali hanno prodotto dei progressi in alcuni settori, che tuttavia sono di gran lunga insufficienti per raggiungere i nostri obiettivi a lungo termine”, aggiunge il numero uno dell’agenzia.

La situazione ambientale in Italia

E a che punto siamo, invece, in Italia? In questo caso il riferimento principale è l’Annuario dell’Ispra. Sulla qualità dell’aria, il bacino padano rappresenta una delle aree dove l’inquinamento atmosferico è più rilevante. L’impatto del cambiamento climatico è significativo, come anticipato: il caldo è più forte sul territorio italiano. Un’altra emergenza riguarda i fiumi, di cui solo il 48% è considerato in buone condizioni, e i laghi, di cui solo il 20% è definito in “buono stato”.

Eppure, sottolinea l’Ispra, “l’Italia, con 60mila specie animali e 12mila vegetali, è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità e con livelli elevatissimi di endemismo (specie esclusive del nostro territorio)”. Questo tesoro è tuttavia a forte rischio: “In ordine alla fauna, tra i vertebrati i pesci d’acqua dolce sono più minacciati (48%), gli anfibi (36%), i mammiferi (23%). Tra le piante più tutelate dalle norme Ue, il 42% è a rischio. Le minacce più gravi vengono dal costante aumento delle specie esotiche introdotte in Italia – più di 3.300 nell’ultimo secolo – dal degrado, dall’inquinamento e dalla frammentazione del territorio”. Dunque, l’Italia nei prossimi mesi è chiamata a uno sforzo: tutelare un tesoro naturale.